L’AMORE RENDE SIMILI – 20 Ottobre 2019

         Il dono di aver incontrato Cristo si manifesta nella vita di Francesco d’Assisi come un amore eccessivo, senza misura nei confronti di Cristo. C’è un aspetto interessantissimo dell’amore che è questo: alla fine si assomiglia sempre a ciò che si ama; capita sempre così nella vita, cioè tu ami talmente qualcosa che a un certo punto assomigli a quel qualcosa. Io credo che in massimo grado in San Francesco questo sia accaduto per essere definito un alter Christus, “un altro Cristo”. Penso che in lui questo amore è diventato piena conformazione; ha talmente amato Cristo, da rimanere pienamente se stesso e somigliare tremendamente a lui proprio rimanendo profondamente sé stesso. Cioè una persona, incontrando la singolarità di Francesco, aveva l’impressione di incontrare la singolarità di Cristo. Quanto sarebbe bello se nel mondo di oggi, la gente, incontrando noi facesse la stessa esperienza, cioè ci incontrasse non come un popolo uniformato che si assomiglia perché tutti facciamo le stesse cose, ma perché incontrando la singolarità della nostra vita, l’unicità della nostra vita, abbiano profondamente l’impressione di incontrare Cristo. Questo amore non era qualcosa di chiuso semplicemente nei sentimenti, nelle emozioni, nella parte inferiore di Francesco. Penso che Francesco, a un certo punto l’abbia manifestato con delle cose molto concrete.

 (Luigi M. Epicoco)

CON SEMPLICITÀ INCONTRO A CRISTO – 19 Ottobre 2019    

        Non basta mettersi dentro una esperienza ecclesiale per essere anche certi che  l’esperienza ecclesiale ci farà incontrare Cristo. Noi ci mettiamo in un’esperienza ecclesiale, perché il Signore ha preso l’iniziativa di darci una situazione dove può accadere questo dono, ma per la maggior parte della nostra vita dobbiamo avere l’umiltà di domandarlo. Ci sono delle persone, ad esempio, che passano tutta la loro vita pregando in questo modo: Signore, io non so pregare, insegnami a pregare. E tutta la loro vita è questo, è un domandare al Signore di imparare a pregare. E non c’è niente di male perché questa è la genialata che ci suggerisce l’umiltà. L’umiltà invece di farci perdere tempo a dire: “Ah, io sto male perché non ho quello di cui ho bisogno”, ci fa domandare, come i bambini. Noi facciamo i filosofi, i bambini invece vanno direttamente alla domanda; noi davanti alle cose che incontriamo nella nostra vita, che ci turbano, che ci mettono in crisi, cominciamo a fare ragionamenti, analisi logica e grammaticale di quello che è successo. Un bambino invece va direttamente a domandare quello di cui ha bisogno. Noi adulti interpretiamo la mancanza di amore che viviamo nel cuore; un bambino invece va e dice: “Dammi un abbraccio, dammi un bacio”. Questa “semplicità” – ho aggiunto un’altra parola alla parola umiltà – è quello che molto spesso a noi manca: umiltà e semplicità.

         (Luigi M. Epicoco)

IL VANGELO PARLA PROPRIO A ME – 18 Ottobre 2019

         Se ci teniamo soltanto la nostra inquietudine alla fine ci deprimiamo, se leggiamo il Vangelo non collegandolo a quello che sta accadendo dentro la nostra vita possiamo diventare anche degli esperti biblisti, ma non è questo che cambia la nostra vita; la nostra vita cambia quando capiamo che il Vangelo sta rivolgendo la sua parola direttamente a quello che io sto vivendo in questo istante della mia storia. Questa è la rivoluzione del Vangelo! Capire che il Vangelo ci è sempre contemporaneo! Non è leggere la storia di qualcun altro, non è rimanere fuori dalla storia, non è essere telespettatori ma rendersi conto che è un dono tutto speciale che tutto quello che hai raccontato nel Vangelo mi riguarda, mi dà del tu; che quello che è raccontato nel Vangelo è come se fosse stato scritto espressamente per me. Molto spesso mi capita, nella predicazione o incontrando le persone, di sentire qualcuno che ripete: “Sembra che quello che stai dicendo l’hai detto proprio per me”. Tipico del Vangelo. Il Vangelo fa così, cioè il Vangelo quando ci rivolge la parola, fa dire: “Ma possibile che sta parlando così chiaramente alla mia vita?”. Sì!

(Luigi M. Epicoco)

DIO SFRUTTA TUTTO PER IL NOSTRO BENE – 17 Ottobre 2019

         Ci sono episodi della vita molto concreti (l’incontro con una malattia come l’incontro con il tradimento in una relazione, nel fallimento nel lavoro, nella propria famiglia) che ci ridimensionano e ci costringono a fare i conti con noi stessi. Francesco d’Assisi impara l’umiltà incontrando un pezzo della cronaca della sua vita. Mi piace pensare che Dio, per parlarci, usi tante cose, usi il nostro cuore, usi la nostra intelligenza, ma usa anche la nostra storia. Non è colui che fa accadere degli eventi in modo tale che noi capiamo qualcosa della vita! No, perché questo è fatalismo, pensare che Dio sia colui che fa succedere, delle cose soprattutto delle cose brutte, perché vuole educarci, questa è una visione pagana che dobbiamo dimenticare. Dio è uno che sfrutta tutto, anche una situazione negativa, non la vuole lui ma lui la riempie di significato. Credo che questa sia una bellissima notizia per ciascuno di noi, significa dire che per quanto a volte la vita ci venga contro, per quanto tante volte incontriamo contraddizioni, ci fa vivere tutto a testa alta e con profonda dignità sapere che siamo figli di un Dio che sa sfruttare anche le cose più negative per fare qualcosa per noi.

(Luigi M. Epicoco)

RISPONDERE ALLE INQUIETUDINI – 16 Ottobre 2019

         Abbiamo due modi per prendere sul serio la nostra inquietudine: i peccati e la vita spirituale. Voi direte: no! Invece i peccati sì! Molto spesso i nostri peccati li compiamo spinti dalle nostre inquietudini: ad esempio, vogliamo sentirci amati e molto spesso le più grandi stupidaggini della nostra vita le facciamo spinti dall’inquietudine di voler essere amati, ma allo stesso tempo la nostra vita spirituale si costruisce sul prendere sul serio la nostra inquietudine; quindi noi abbiamo un modo positivo e un modo negativo di prendere sul serio la nostra inquietudine. Anche S. Francesco d’Assisi aveva questo modo positivo e negativo: gli amici, le feste, le compagnie, le notti brave, erano un modo per prendere sul serio queste inquietudini; un modo sbagliato, un modo che non lo conduceva lontano. Ma poi, è la vita stessa che mette Francesco nelle condizioni di capire davvero qual è la posizione giusta: quando lo fanno prigioniero, quando vive in carcere, quando si accorge che deve stare costretto in un posto, Francesco proprio in quel momento di fragilità – che viene dalla sua storia, non viene dalla sua bravura – è la vita che lo mette nelle condizioni di accorgersi di chi è davvero, cioè è la vita che lo ridimensiona.

         (Luigi M. Epicoco)

BISOGNO DI TROVARE IL PROPRIO POSTO – 15 Ottobre 2019

         Una persona umile è una persona che ha fatto pace con il proprio bisogno. Capisci davvero che sei nell’umiltà quando ti rendi conto che hai bisogno, hai bisogno di qualcuno che ti salvi, hai bisogno di qualcuno che dia significato alla tua vita, hai bisogno di qualcuno che ti ami, hai bisogno di qualcuno che irrompa nella tua solitudine. Soltanto quando noi facciamo pace con questo bisogno, ci predisponiamo a vivere la stessa esperienza che ha vissuto S. Francesco d’Assisi.
         Cosa ha fatto Francesco? Questo giovane ha vissuto un’inquietudine. È l’inquietudine di voler trovare il posto nel mondo, di voler trovare il posto giusto, di voler trovare un posto dove tu non ti senta sbagliato, dove tu ti senti realizzato; anche Francesco è passato attraverso il grande immaginario, quello di essere Cavaliere, quello di essere il figlio di Pietro di Bernardone, che comunque aveva un’impresa alle spalle, che aveva un lavoro, che avevano dei soldi che gli garantivano una posizione. Francesco ha attraversato tutto l’immaginario di una persona che – quando deve pensarsi nel mondo – immagina di sé qualcosa.

(Luigi M. Epicoco)

LA VERA UMILTÀ – 14 Ottobre 2019

         È impossibile dire qualcosa che abbia a che fare con la proposta di S. Francesco d’Assisi senza partire da quella grande parola a volte anche abusata che è la parola “umiltà”. Umiltà non è tanto svalutarsi o avere di sé una concezione sinistra o eccessivamente negativa; non è parlare male di noi stessi. Quando confondiamo l’umiltà con il parlare male di noi stessi o lo sminuirci, non abbiamo capito effettivamente cos’è l’umiltà. Una persona vive l’umiltà quando gli accade qualcosa nella propria vita che lo ridimensiona, che lo colloca di nuovo nella dimensione giusta; una persona veramente umile è una persona che ha di sé una considerazione realistica quindi né aumentata – che dovrebbe essere il nostro narcisismo -, né diminuita – che dovrebbe essere la nostra frustrazione -. Una persona umile non è né un narcisista né un frustrato! E’ una persona che ha di sé una concezione profondamente reale, e questo perché incontrando i propri limiti, incontrando esperienze della vita, incontrando l’amore di Dio, tutte queste esperienze lo hanno ridimensionato cioè lo hanno collocato in maniera reale all’interno dell’esistenza.

(Luigi M. Epicoco)

 

IL SIGNORE CHIAMA ANCHE TE – 13 Ottobre 2019

       Nessuno è escluso dalla missione della Chiesa. Sì, in questo mese il Signore chiama anche te. Chiama te, padre e madre di famiglia; te, giovane che sogni grandi cose; te, che lavori in una fabbrica, in un negozio, in una banca, in un ristorante; te, che sei senza lavoro; te, che sei in un letto di ospedale… Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre. Coraggio, il Signore si aspetta tanto da te. Si aspetta anche che qualcuno abbia il coraggio di partire, di andare là dove più mancano speranza e dignità, là dove troppa gente vive ancora senza la gioia del Vangelo. “Ma devo andare da solo?”. No, questo non va. Se noi abbiamo in mente di fare la missione con organizzazioni imprenditoriali, con piani di lavoro, non va. Il protagonista della missione è lo Spirito Santo. È il protagonista della missione. Tu vai con lo Spirito Santo. Va’, il Signore non ti lascerà solo; testimoniando, scoprirai che lo Spirito Santo è arrivato prima di te per prepararti la strada. Coraggio, fratelli e sorelle; coraggio, Madre Chiesa: ritrova la tua fecondità nella gioia della missione!

         (Papa Francesco, Omelia per l’inizio del Mese missionario 2019)

DALL’OMISSIONE ALLA MISSIONE – 12 Ottobre 2019    

         Entriamo nell’ottobre missionario. Questo è anche il mese del Rosario: quanto preghiamo per la diffusione del Vangelo, per convertirci dall’omissione alla missione? Usciamo dai nostri gusci, siamo capaci di lasciare le nostre comodità per il Vangelo? Facciamo di ogni giorno un dono per superare la frattura tra Vangelo e vita? Per favore, non viviamo una fede “da sacrestia”.

         (Papa Francesco, Omelia per l’inizio del Mese missionario 2019)