MISSIONARI, COSTRUTTORI DI PONTI TRA MONDI DIVERSI

 

“Agli occhi di tanti giovani africani, asiatici o sudamericani, privi di chiavi di lettura adeguate a causa della carenza di istruzione, «occidentale» significa pressoché solo consumismo, edonismo, abitudini sessuali disinibite, individualismo sfrenato (…) c’è del vero in questo. (…) I missionari, che in patria sono i più radicali contestatori dello stile di vita poco o nulla evangelico diffuso oggi nel Nord del mondo profondamente secolarizzato, diventano nel Sud del mondo il «salvagente » dell’immagine dell’Occidente, proprio perché in loro le popolazioni dell’Africa, dell’Asia o dell’America latina vedono uomini di Dio aperti all’incontro disinteressato con l’altro. Agli occhi del felupe della Guinea Bissau o dell’india guatemalca il missionario straniero è un occidentale… poco occidentale. Tanto innamorato della gente in mezzo alla quale vive e con la quale condivide gioie e dolori da essere, non di rado, pronto a sfidare la morte. (…) L’Occidente secolarizzato dovrebbe fare mea culpa e guardare al missionario non solo come a una preziosa fonte di informazioni alternative o al custode di una rara competenza in termini di antropologia e di culture altre, bensì come a un autentico pontifex – costruttore di ponti – tra mondi diversi”.

(Gerolamo Fazzini, Lo scandalo del martirio. Inchiesta sui testimoni della fede del terzo millennio, ed. Ancora, Milano 2006, pp. 103-104).