GESÙ FRATELLO FINO ALL’ESTREMO – 25 Gennaio 2020

        

Mi ha amato fino all’estremo, all’estremo di me,
all’estremo di lui.
Mi ha amato gratuitamente, graziosamente.

E mi sarebbe piaciuto
che lo facesse in maniera
più discreta, meno solenne.
Mi ha amato
come io non so amare
:

con una tale semplicità,
oblio di sé,
servizio umile e non gratificante, senza nessun amor proprio.
Mi ha amato
con l’autorità
benevola ma irremovibile
di un padre
e anche con la tenerezza
indulgente molto poco rassicurata
di una madre.

 

(Christian De Chergé)

 

 

particolare del “Cristo deposto” – chiesa del monastero

CONIUGATE AL PLURALE – 22 Gennaio 2020

         Le beatitudini? Sono una scommessa…
         Una scommessa sulla comunione, contro ogni forma di intransigenza, contro l’«ognuno per sé» o la radicalizzazione dei partiti.
      Le beatitudini sono innanzi tutto il vangelo del vivere insieme. Si coniugano al plurale e mescolano tutte le categorie di persone. È impossibile essere felici di quella felicità lì da cavalieri solitari, che si credono i soli puri, i soli poveri, i soli artigiani di pace. Tutto si gioca nella complementarietà dei talenti di ognuno. È inutile pretendere di voler compiere tutte le beatitudini. Mancherà sempre l’altro alla mia felicità, se non gli faccio posto in ciò che egli ha di unico agli occhi di Dio.

(Christian De Chergé)

SOTTO LA RUBRICA “FELICITÀ”! – 21 Gennaio 2020

         Le beatitudini? Sono una scommessa…
       Una scommessa sulla felicità, contro la sfida della paura. Le situazioni in esse evocate sono di violenza e di paura. Proprio le nostre, in realtà: povertà, persecuzione, lutto, fame e sete di giustizia, prigione, tortura. E tutte queste cose minacciose vengono messe sotto la rubrica: felicità! Gioia! Chi ha scommesso su questa felicità non nega la paura: essa esiste! Ma la disarma. Sono davvero le beatitudini della non violenza e del coraggio. Non è facile rinunciare alla violenza della paura quando si è di fronte alla violenza dell’aggressione e dell’ingiustizia. Non è facile trattare con senso dell’umorismo i propri fantasmi, perché la felicità in cui si crede passa attraverso la vittoria disarmata della croce, cioè attraverso la vittoria della vita su tutte le forme di morte.

(Christian De Chergé)

ECCE! – 20 Gennaio 2020

         Il Verbo si è fatto carne, si è fatto uomo, pienezza dell’uomo. In lui, è stata annullata la distanza tra dire e fare. Dio, che ha detto l’uomo, alla fine lo ha anche fatto, lo ha agito – il che è diverso dall’averlo creato. Dire e fare è divino. Solo Dio compie entrambi. E lo Spirito, che è Dio in noi, ci donerà di dire e di fare! È proprio in questo modo che Dio ci è Padre. È colui che dice e che fa. Essere fratelli significa ritrovare la stessa eco del Figlio. Lui è chiamato Ecce! Eccomi! Oppure Compiacimento: Fiat! Sia!

(Christian De Chergé)

 

 

IL SACRAMENTO CHE SOSTIENE – 19 Gennaio 2020

         Per i discepoli di Cristo, questo cammino [della riconciliazione] è sostenuto anche dal sacramento della Riconciliazione, donato dal Signore per la remissione dei peccati dei battezzati. Questo sacramento della Chiesa, che rinnova le persone e le comunità, chiede di deporre ogni violenza nei pensieri, nelle parole e nelle opere, sia verso il prossimo sia verso il creato.
         La grazia di Dio Padre si dà come amore senza condizioni. Ricevuto il suo perdono, in Cristo, possiamo metterci in cammino per offrirlo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Giorno dopo giorno, lo Spirito Santo ci suggerisce atteggiamenti e parole affinché diventiamo artigiani di giustizia e di pace.
         Che Maria, Madre del Principe della pace e Madre di tutti i popoli della terra, ci accompagni e ci sostenga nel cammino di riconciliazione, passo dopo passo.
mm      E che ogni persona, venendo in questo mondo, possa conoscere un’esistenza di pace.

 (dal Messaggio per la Giornata mondiale della pace di Papa Francesco)

SI OTTIENE TANTO QUANTO SI SPERA – 18 Gennaio 2020

         Il cammino della riconciliazione richiede pazienza e fiducia. Non si ottiene la pace se non la si spera.
      Si tratta prima di tutto di credere nella possibilità della pace, di credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno di pace. In questo, ci può ispirare l’amore di Dio per ciascuno di noi, amore liberante, illimitato, gratuito, instancabile.
         La paura è spesso fonte di conflitto. È importante, quindi, andare oltre i nostri timori umani. La cultura dell’incontro tra fratelli e sorelle rompe con la cultura della minaccia. Rende ogni incontro una possibilità e un dono dell’amore generoso di Dio. Ci guida ad oltrepassare i limiti dei nostri orizzonti ristretti, per puntare sempre a vivere la fraternità universale, come figli dell’unico Padre celeste.

 (dal Messaggio per la Giornata mondiale della pace di Papa Francesco)