L’IMPOSSIBILE DI DIO E IL POSSIBILE DELL’UOMO – II DOMENICA DI AVVENTO/C

 

5 dicembre 2021 – II Domenica di Avvento/C

 

In questa seconda Domenica di Avvento compare la figura del Precursore, di San Giovanni Battista, che ci invita a prendere due impegni durante questa “attesa”: il primo è quello di individuare, chiamando per nome, nella nostra vita e nel nostro cuore, ogni burrone, ogni dosso, ogni strada accidentata, ogni deserto (dal latino de-serere, slegarsi), ogni ferita che non ci permette davvero di essere felici, che non ci fa davvero incontrare Gesù: come dice Isaia, infatti, “ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato, le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie spianate”; il secondo è l’invito a consentire a Dio di salvarci senza più scappare – convinti di riuscire a fare sempre tutto da soli – dal Suo desiderio di salvezza per ogni uomo: “ogni uomo” dice Isaia “vedrà la salvezza di Dio”.

 

Dal libro del profeta Baruc (5,1-9)

Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione,
rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre.
Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio,
metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno,
perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo.
Sarai chiamata da Dio per sempre:
«Pace di giustizia» e «Gloria di pietà».

Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura
e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti,
dal tramonto del sole fino al suo sorgere,
alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio.
Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici;
ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.
Poiché Dio ha deciso di spianare
ogni alta montagna e le rupi perenni,
di colmare le valli livellando il terreno,
perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.
Anche le selve e ogni albero odoroso
hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio.
Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria,
con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.

 


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (1,4-6,8-11)

Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

 

 

Dal vangelo secondo Luca (3, 1-6)
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

 

Abbassare ogni muro e tecnica difensiva, diminuire la voce della nostra arroganza e supponenza, visualizzare ogni pericolo, ferita, dosso, burrone, che vanno tutti ridimensionati, ricollocati e riposizionati, poichè ci tengono lontani e ci separano da Colui che vuole solo la nostra felicità piena, facendo traboccare di vero senso ogni cosa della nostra vita: ecco cosa ci vuole ricordare oggi San Giovanni Battista. Avvento, venuta, attesa, ma di chi? come stiamo vivendo questa attesa? Due opportunità potrebbero essere queste: “lavorare” ogni giorno per costruire la strada della felicità, guardando in particolare ai dossi, ai burroni, e alle strade accidentate; questo “lavoro”, questa attesa, saranno stati vani se non li tramuteremo da astratti in concreti e se non permetteremo davvero a Dio di guarirci ORA nell’intimo dal nostro passato, dal nostro vissuto e dal dolore, riscoprendo chi siamo davvero e non chi siamo sulla base di ciò che facciamo. Una fede autentica conduce, infatti, a questo tipo di guarigione e di liberazione profonda e non a una valutazione precisa e dettagliata del reale. È curioso come il Vangelo inizi con un elenco di personaggi illustri di quel tempo, per dire che in questo istante, con tutta la nostra storia e le circostanze esterne in cui siamo immersi, può succedere qualcosa che può cambiare la nostra esistenza per sempre, se permettiamo a Dio di farlo. In effetti la vita di ciascuno di noi non è frutto di un caso, è una storia formata da molti dettagli, da molte piccole cose apparentemente insignificanti, dettagli, storie dove Dio ci chiede il permesso di entrare, di poterci stare, di poter dimorare. Se a Dio nulla è impossibile, tocca a noi fare tutto il nostro possibile. Se Dio si incarna nell’essere umano, si fa uomo, tocca a noi permettere di farci “levigare, modellare, plasmare, con scalpello e martello” dallo Spirito Santo per non impedire questa incarnazione, questa immedesimazione e conformazione divino-umana.

 

 

Commento francescano

(FF 1163) In pegno di una singolare devozione di lui , a cominciare dalla festa dell’Epifania per quaranta giorni continui, cioè per tutto il tempo in cui Cristo rimase nascosto nel deserto, si ritirava nella solitudine e, recluso nella cella, riducendo cibo e bevanda al minimo possibile, si dedicava senza interruzioni ai digiuni, alle preghiere e alle lodi di Dio.

Il deserto per Francesco è una condizione privilegiata per entrare in relazione con Dio,  per stare in ascolto del proprio cuore e delle innumerevoli oscillazioni che lo contraddistinguono. Francesco desidera rivivere l’esperienza di Gesù nel deserto pregando, digiunando e lodando Dio. La solitudine , per il santo d’Assisi diventa luogo d’intimità con Dio e spazio per far fecondare la Parola.

 

 

Orazione finale

Padre santo prepara i nostri cuori , per poterti accogliere nella nostra vita con semplicità. Donaci la sapienza di saperti riconoscere in ogni circostanza.  Per Cristo Nostro Signore. Amen.