GUARDARE IL PROPRIO MALE SENZA VERGOGNA – XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/B

 

1 agosto 2021 – XVIII Domenica del T.O./B

Il 2 agosto celebriamo il Perdono di Assisi, un’occasione che la Chiesa ci offre per dare spazio e tempo al “cibo che dura per la vita eterna” (v. Vangelo di questa domenica), quello che nutre e plasma la nostra anima. Mentre scriviamo, ad Assisi si vive il triduo in preparazione a questo momento che, se vissuto nella semplicità ma con intensità, ci permette di guardare dentro di noi. Il 29 luglio mons. Baturi ha offerto la prima riflessione del triduo: Ve ne offriamo la sintesi, tratta dal nuovo sito perdonodiassisi.org, che vi invitiamo a visitare soprattutto in queste giornate, come contributo per meditare, riflettere, pregare.

L’arcivescovo di Cagliari, ospite a Santa Maria degli Angeli, ha indicato quali sono gli atteggiamenti giusti che ci permettono di incontrare il Signore che perdona. In primo luogo, è necessario desiderare una nuova dilatazione del cuore, perché chi desidera il perdono desidera un nuovo futuro. Se la gioia nasce dall’incontro gratuito, oggi siamo chiamati a gioire per l’incontro con la persona di Francesco perché è la sua purezza che suscita il nostro desiderio di rinnovamento. “Voglio mandarvi tutti in Paradiso” è il desiderio più grande di Francesco e noi siamo attratti da questa grandezza. Noi siamo fatti per il tutto, per ciò che è infinitamente grande. Quando Francesco diceva “Voglio portarvi in paradiso” voleva dire “Voglio che raggiungiate ciò per cui siete nati”. Noi siamo nati per questo infinito e il peccato ci deturpa perché ci costringe a ciò che è piccolo. Il primo passo della conversione è desiderare ciò che davvero può saziare il nostro animo: solo Dio. Il buon ladrone e l’adultera hanno sperimentato che solo l’incontro con Gesù ha riaperto la speranza del paradiso e la possibilità di compiere il bene. Gesù apre una possibilità buona per il futuro, riapre la speranza perché il suo volto misericordioso riaccende il desiderio di un bene ineffabile. Lo sguardo di Gesù legge nel profondo dell’uomo e lì riconosce l’immagine di suo Padre. In questi giorni, dobbiamo allora lasciarci guardare da Cristo senza nasconderci, permettendogli di entrare anche in quegli angoli che vorremmo lasciare oscuri. Solo il suo sguardo può guardare il male e poi indurci non alla vergogna ma all’amore, rimettendoci in cammino verso un pellegrinaggio senza sosta verso la vita eterna”.

 

Dal libro dell’Esodo (Es 16, 2-4. 12-15)

In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: “Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine”.  Allora il Signore disse a Mosè: “Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio””. La sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c’era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: “Che cos’è?”, perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: “È il pane che il Signore vi ha dato in cibo”.

 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 4, 17. 20-24)

Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri. Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 24-35)

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?”. Gesù rispose loro: “In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”. Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. Gesù rispose loro: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Allora gli dissero: “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose loro: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

 

 

Commento Francescano

San Francesco scrisse per il suo Ordine una lettera che concluse con una preghiera che celebra l’Onnipotenza di Dioe la ferma volontà del Frate Minore di seguire, con l’aiuto del Signore, le sue orme ed assumere consapevolmente la Sua Volontà senza fare di Lui un ‘idolo’ capace di rendere facile il cammino della vita. Il Frate Minore è chiamato non a fare dell’esperienza di Dio una conoscenza egoistica, bensì a “volere sempre ciò che a te [Dio] piace”. In altre parole, la sua richiesta è guidata da una sorta di saggezza oblativa, nella misura in cui non chiede la capacità di discernere, ma la capacità di assumere generosamente il volere (volontà) di Dio (p. Bernardo Molina, ofmcapp).

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

 

Orazione conclusiva

Signore Gesù, dacci la forza di riconoscerti presente nei nostri fratelli per condividere insieme il Tuo Corpo fonte di Vita e di Verità. Tu sei Dio e vivi e regni nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.