Camminare insieme-XIV DOMENICA DEL T.O./A

5 luglio 2020 – XIV Domenica del T.O./A

 

Forse è passato un po’ nel dimenticatoio il significato letterale della parola “Vangelo”, che vuol dire “buona notizia” (dal greco εὐαγγέλιον – evanghélion –, tradotto in latino con evangelium). Eppure il Signore ogni Domenica(o meglio ogni giorno se rimaniamo “onlinecon la Liturgia quotidiana”) ci dà buone notizie. E non si tratta mai di fake news.  Così anche oggi è promesso il «ristoro» a coloro che sono «stanchi e oppressi» o, meglio, a tutti coloro che mettendosi alla scuola di Gesù «mite e umile di cuore» scoprono come possa diventare «dolce» il «peso» pur impegnativo della Legge dell’amore.

 

Dal libro del profeta Zaccaria                                                                             Zc9,9-10

 Così dice il Signore:

9«Esulta grandemente, figlia di Sion,

giubila, figlia di Gerusalemme!

Ecco, a te viene il tuo re.

Egli è giusto e vittorioso,

umile, cavalca un asino,

un puledro figlio d’asina.

10Farà sparire i carri da Èfraim

e i cavalli da Gerusalemme,

l’arco di guerra sarà spezzato,

            annunzierà la pace alle genti,

il suo dominio sarà da mare a mare

e dal fiume ai confini della terra».


            La parte del libro del profeta Zaccaria che ci viene offerta nella prima lettura appartiene a quei capitoli (9-14) attribuiti ad un autore diverso rispetto al Primo Zaccaria e vissuto anche in un periodo successivo, cioè verso il IV secolo a. C., circa due secoli dopo. Alla pagina presentataci qui, come ad altre del Secondo Zaccaria, attingerà la fede cristiana: Gesù sarà riconosciuto come il vero re «giusto e vittorioso, umile» che cavalcherà un asino nell’ingresso trionfale della Domenica delle Palme. I versetti 9-10 del nono capitolo sono un testo poetico, quasi un canto di speranza a passo di danza: il popolo del Signore è destinato alla pace che lui stesso inaugurerà. Il desiderio di giustizia è insito nel cuore dell’uomo. Purtroppo però, la giustizia, la si può intendere in maniere alquanto diverse tra loro. Così ogni forma di razzismo, ad esempio, è male; tuttavia non si possono prendere come scusa teorie antirazziste per aggiungere male a male… La morte di Caino non sarà mai il giusto prezzo per l’uccisione di Abele. Il nostro “re“, il Signore, è giusto e vittorioso, è umile, e farà sparire i carrie ogni arco di guerra, annunzierà la paceche ciascuno di noi è chiamato, anche se con fatica, a costruire.

 

 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                                          Rm8,9.11-13

             Fratelli, 9voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 11E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. 12Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; 13poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.

            Quella ai Romani dovrebbe essere una delle lettere attribuite a ragione alla penna di Paolo di Tarso, almeno nell’insieme. Qui l’Apostolo presenta se stesso, ma soprattutto il cuore del suo insegnamento sulla fede, con un pizzico di polemica in risposta a questioni che erano sorte tra cristiani provenienti dal giudaismo ed altri dal paganesimo. Il capitolo 8 sottolinea come non può esserci più condanna alcuna per chi è in Cristo Gesù, ormai libero dalla legge del peccato. Lo Spirito, che abita in noi, ci fa comprendere quali opere sono in armonia con il battesimo ricevuto in dono e quali alimenterebbero solo il nostro egoismo, lasciandoci dentro vuoto e non-senso. Il binomio opposto vita/morte non è mai scontato e ogni essere umano continua a chiedersi cosa gli dà vita e cosa gli dà morte. Noi crediamo chesolo in Gesù Cristoanche l’uomo e la donna del nostro tempo possa trovare le rispostedi cui è alla ricerca: nel suo Vangelo, buona notizia per l’umanità,dal quale scoprire il suo stesso stile, cioè il suo modo di intendere e rapportarsi con la realtà; ein una relazione con lui che cresca col tempo attraverso la preghiera, lasciando sempre più spazio allo Spirito nel proprio intimo.

 

 

Dal vangelo secondo Matteo                                                                          Mt 11, 25-30

            25In quel tempo, Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. 28Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.30Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».


             Facciamo fatica a comprendere come si possa sperimentare il ristoro, prendendo il giogo su di sé. Infatti, pensando al giogoci viene immediatamente alla mente uno strumento di oppressione, costrizione e fatica, ma è chiaro che il Signore ci sta rivelando qualcos’altro. Consideriamo allora questo oggetto, che viene applicato ad un animale per guidarlo nel campo, legandolo ad un altro animale. Se si è sotto lo stesso giogo, bisogna andare nella medesima direzione, camminare di pari passo, compiere lo stesso lavoro. Allora accettare il giogo di Gesù significa: camminare insieme con Lui; condividere con Lui la direzione, la destinazione, la gioia e la fatica; scegliere la via della libertà e della pienezza; lasciarsi condurre da Lui.  È quel cambiamento di mentalità che ribalta i parametri che ci verrebbe istintivo utilizzare, per la nostra utilità ed il nostro interesse, nella ferialità delle nostre giornate. Disobbedire a quello che ci viene egoisticamente comodo, per fare spazio a chi ci scomoda. Perché,discepoli del Signore Gesù, si diventa. C’è da imparare(cfr. v. 28). Solo i piccolisi lasciano regalare la possibilità di affrontare diversamente “il campo”, cioè di vivere in modo nuovo la stessa vita di tutti i giorni. Solo i piccoliinfatti si lasciano guidare. Sembra che le parole di Gesù riportate nel Vangelo odierno siano sgorgate da un suo sguardo sugli uomini e le donne che da un po’ di tempo lo seguivano: pescatori e tanti altri che nella società del tempo non dovevano essere molto considerati, piccoli insomma. E solo i piccoli accettano di “ri-nascere dall’alto” – come propose un giorno lui stesso a Nicodemo, che era, nella mentalità del tempo, un “grande”, cioè dottore della Legge e membro del sinedrio (cfr. Gv 3,1-8) -. Diventare “piccoli” non significa rinnegare o disprezzare l’intelligenza umana, i talenti di cui ciascuno è provvisto e che ha magari potuto perfezionare con lo studio e la pratica professionale: significa riconoscere che vengono da un Padre celeste, che non ce li siamo procurati da noi, e offrirli in dono per il bene dell’umanità. Questo è il giogo leggero dell’amore, che ammorbidisce le durezze del cuore.

 

 

Commento patristico

Dalle Omelie di san Giovanni Crisostomo, vescovo                                           Om. 1,5

            Imitiamo il Signore! E come potrò, dirai, essere simile al Signore? Se vuoi, lo puoi: se tu non potessi imitarlo, perché avrebbe detto: «Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore» (Mt 11, 29)?

 

 

Commento francescano

Dai Fioretti di san Francesco                                                                            X: FF 1838

            Uno dì tornando santo Francesco dalla selva e dalla orazione, e sendo allo uscire della selva, frate Masseo volle provare sì com’egli fusse umile, e fecieglisi incontro, e quasi proverbiando disse: «Perché a te, perché a te, perché a te?». Santo Francesco risponde: «Che è quello che tu vuoi dire?». Disse frate Masseo: «Dico, perché a te tutto il mondo viene dirieto, e ogni persona pare che desideri di vederti e d’udirti e d’obbidirti? Tu non se’ bello uomo del corpo, tu non se’ di grande scienza, tu non se’ nobile; onde dunque a te che tutto il mondo ti venga dietro?».  Udendo questo santo Francesco, tutto rallegrato in ispirito rizzando la faccia al cielo, per grande spazio istette colla mente levata in Dio; e poi ritornando in sé, s’inginocchiò e rendette laude e grazia a Dio; e poi con grande fervore di spirito si rivolse a frate Masseo e disse: «Vuoi sapere perché a me? Vuoi sapere perché a me? Vuoi sapere perché a me tutto ‘l mondo mi venga dietro? Questo io ho da quelli occhi dello altissimo Iddio, li quali in ogni luogo contemplano i buoni e li rei: imperciò che quelli occhi santissimi non hanno veduto fra li peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me; e però a fare quell’operazione maravigliosa, la quale egli intende di fare, non ha trovato più vile creatura sopra la terra; e perciò ha eletto me per confondere la nobiltà e la grandigia e la fortezza e bellezza e sapienza del mondo, acciò che si conosca ch’ogni virtù e ogni bene è da lui, e non dalla creatura».

 

 

Orazione finale            

               O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.