L’amore che libera l’uomo-SANTISSIMA TRINITA’/A

 

7 giugno 2020 – Santissima Trinità

Questa domenica celebriamo la Ss. Trinità, che rappresenta la comunione intima tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Se non accogliamo Gesù, il Figlio, come manifestazione dell’Amore Trinitario,siamo condannatialla solitudine e al fallimento nella nostra vita. Se lo Spirito Santo, che ci insegna a condividere l’amore disinteressato, fraterno e smisurato (agape caritas) di Dio per l’umanità, non viene ad abitare in noi, non nasciamo alla luce. Se non colmiamo il vuoto che c’è nel nostro cuore con quello che veramente desidera, l’Amore del Padre, non avremo la Vita Eterna.

 

Dal libro dell’Esodo (34,4b-6.8-9)

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando:«Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse:«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Questa pagina dell’Esodo si colloca dopo il peccato di idolatria che gli Israeliti avevano commesso adorando il vitello d’oro: l’Alleanza era stata rotta, i loro occhi non erano più in grado di riconoscere il loro vero Signore. Allontanarsi da Dio è allontanarsi dalla nostra vera identità. Ma se noi ci allontaniamo da Lui, Lui non si allontana da noi. Noi siamo suoi, creati a Sua immagine. Dio ha creato il mondo per trasmettere il Suo amore infinito, perché Lui stesso, Uno e Trino, è relazione; anche Lui, come noi, non è fatto per la solitudine ma per la comunione, per la condivisione dell’Amore. Perché Dio, anche se onnipotente, non è un’isola, come non lo è l’uomo: ha bisogno di noi e del nostro amore come noi abbiamo bisogno di Lui e del Suo Amore.

 

Dalla Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (13,11-13)

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Personalità carismatiche cristiane, convertitesi dal giudaismo, stavano influenzando il cammino di fede dei Corinzi e mettevano in cattiva luce Paolo e il suo operato. Per difendersi, Paolo scrive questa lettera, dove risponde alle accuse e ribadisce che l’evangelizzazione non consiste nell’usare le Parole del Vangelo per scopi personali, ma per riconciliare l’uomo a Dio. Per questo, quando chiude la lettera, invita i Corinzi a vivere da fratelli ed a condividere l’amore e la pace che Dio dona loro. È l’Amore che muove le tre persone della Trinità: per amore Dio ha mandato il suo Figlio Unigenito che, per amore, ha dato la Sua vita per noi ed è ritornato al Padre perché potessimo ricevere lo Spirito Santo che ci rende figli della luce, portatori di Verità e ci fa essere parte della comunione trinitaria.Perciò il saluto di Paolo è rivolto anche a noi, e il suo invito a vivere da fratelli gli uni con gli altri è sempre attuale: il primo passo è proprio quello di condividere con gli altri la stessa comunione che è in seno alla Trinità e che vive dentro di noi.   

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Giovanni è l’unico evangelista che ci presenta la figura di Nicodèmo, fariseo e capo dei Giudei. È un personaggio che, anche se appartenente all’elitedel Sinedrio, sente dentro di sè, nel cuore, l’impulso di approfondire la conoscenza di Gesù con un primo ed unico incontro personale, che va oltre il sentirsi colpito dalle parole e dai gesti di quel “Rabbì”. Non ci saranno altri incontri privati, ma Nicodèmo capirà col tempo ciò che in quella notte ha lontanamente intuito. E quello che era stato “concepito” di notte, perché ancora prigioniero dei falsi idoli del mondo (potere e gloria), verrà alla luce e “nascerà” dopo una “gestazione” travagliata. Nicodèmo, come noi, è diviso in due: luce e tenebra; cerca la Verità ma ha paura di ciò che accadrà se la accoglie; teme la vera libertà e le responsabilità che porta; non è ancorapronto adaccogliere l’Amore infinito e misericordioso di Dioche libera l’uomo dalla sua prigione. Ma Gesù non ha fretta, sa aspettare, sa che ci vuole tempo per capire e interiorizzare l’Amore che lo lega al Padre; che bisogna lottare con l’uomo vecchio per rivestirci dell’uomo nuovo; che i nostri primi passi verso l’Amore Trinitario, che è comunione con Dio e con gli altri, sono incerti e fatti nelle nostre tenebre, ma con la guida dello Spirito Santo, si dirigono sempre più sicuri verso la Sua luce.

 

COMMENTO PATRISTICO                Dalle «Lettere» di Sant’Atanasio, vescovo

La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e di realtà create, ma è tutta potenza creatrice e forza operativa. Una è la sua natura, identica a se stessa. Uno è il principio attivo e una l’operazione.

Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo e, in questo modo, è mantenuta intatta l’unità della santa Trinità. Perciò nella Chiesa viene annunziato un solo Dio che è al di sopra di ogni cosa, agisce per tutto ed è in tutte le cose. È al di sopra di ogni cosa ovviamente come Padre, come principio e origine. Agisce per tutto, certo per mezzo del Verbo. Infine opera in tutte le cose nello Spirito Santo.

 

COMMENTO FRANCESCANO

Francesco e Chiara tenevano in così alto conto l’Amore di Dio per l’umanità al punto che il primo non si riteneva amico di Cristo, se non amava le anime che egli ha amato(FF758), mentre la seconda invitava Agnese di Boemia a porre il suo cuore nella figura della divina sostanza e trasformarsi tutta, attraverso la contemplazione, nell’immagine della divinità, per sentire la dolcezza nascosta che gustavano coloro che amano Dio (FF2888-2889).

Chiara ci invita a contemplare e gustare l’Amore che muove le persone della Trinità; Francesco ci dice che se non amiamo gli altri come Cristo ci ha amato, non siamo Suoi e ci poniamo lontani dall’Amore che ci salva.  

 

PREGHIERA CONCLUSIVA

 Noi siamo sempre pellegrini in cerca di quell’Amore che riempie il cuore e che solo in Te, Santissima Trinità, possiamo trovare. Guida i nostri passi incerti nel cammino che porta alla Tua fonte eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.