19 Gennaio 2020 – II Domenica T. O. / A

 

 

     Is 49,3.5-6; Sal 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

 

 

 

           

Nelle letture di questa domenica ci viene fatta una promessa di cui vediamo il compimento.

Ma quando Dio fa una promessa, ce la “plasma” «dal seno materno», come dice Isaia, e da quel momento diventiamo dei cercatori perché, finché non ne “vediamo” la realizzazione, non c’è pace nel nostro cuore.

Al suo compimento diventiamo testimoni e affidatari di una missione, in quanto la «luce» che si è accesa dentro di noi non è nostra, ma deve essere donata agli altri.

           

 

Testo e commento alle Letture

 

Dal libro del profeta Isaia  (Is 49,3.5-6)

 

 3Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,

 sul quale manifesterò la mia gloria».

   5Ora ha parlato il Signore,

 che mi ha plasmato suo servo dal seno materno

 per ricondurre a lui Giacobbe

 e a lui riunire Israele

 – poiché ero stato onorato dal Signore

 e Dio era stato la mia forza

   6e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo

 per restaurare le tribù di Giacobbe

 e ricondurre i superstiti d’Israele.

 Io ti renderò luce delle nazioni,

 perché porti la mia salvezza

 fino all’estremità della terra».

 

Scelte sbagliate fatte nel passato hanno messo di nuovo il popolo di Israele in condizione di schiavitù presso i babilonesi, ma è venuto il momento della consolazione, e il profeta Isaia annuncia agli israeliti che il tempo della prova sta per finire e che torneranno in patria.

Il profeta, da servo fedele, si fa portavoce della volontà di Dio; e per grazia divina, diventa portatore di luce, salvezza e consolazione.

Parole confortanti per chi è nella sofferenza, che non dovremmo mai dimenticare in quei momenti: Dio ci può mettere alla prova, ma viene sempre l’attimo in cui si vedono le prime luci dell’alba dopo le tenebre della notte.

 

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 1,1-3)

 

1 Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene, 2alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che da ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!  

                   

Mentre si trova ad Efeso nel 57 d. C., Paolo viene interpellato su alcune gravi questioni che interessano e dividono la comunità di Corinto e in questa lettera offre a noi e loro importanti indicazioni pastorali che riguardano la religione, la morale e la vita liturgica.

Nel saluto si nota che, pur rivolgendosi ai Corinzi, Paolo include anche tutti coloro che «in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo», cioè comprende chiunque abbia ricevuto il Battesimo.

Nell’invocare su di loro la Grazia e la Pace di Dio, ricorda che il sacramento ricevuto li ha santificati rendendoli servi a cui è stata affidata una missione: essere cristiani coerenti, testimoni della salvezza che solo Gesù può donare, come ogni mattina preghiamo nel Cantico di Zaccaria: «E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei peccati».

Il messaggio di Paolo è molto attuale perché, nella nostra società, c’è una divisione tra chi vive secondo le sue regole e chi, invece, nel quotidiano incarna il Battesimo che ha ricevuto.

È questa la nostra missione: testimoniare con la nostra vita la salvezza che ci è stata donata, esserne i profeti nella vita di tutti i giorni, dovunque ed in ogni momento, essere quella luce che illumina le tenebre.

 

           

Testo e commento al Vangelo     

 

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 1,29-34)

 

In quel tempo, 29Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie  il peccato dal mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere coma una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse:Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

                 

Gesù, l’Agnello di Dio, va incontro a Giovanni, che finalmente “guarda” ciò che non conosce, ne fa esperienza e può testimoniare coscientemente la realtà salvifica che da ultimo profeta, stava preparando.

Difatti, dopo Giovanni, non ci saranno altri profeti, perché Dio stesso si è incarnato, per essere offerto come un agnello, per la redenzione dal peccato di non conoscere la Misericordia di Dio.

L’evangelista non cita esplicitamente il Battesimo, ma tramite la testimonianza di Giovanni, evidenzia il momento che trasforma l’atto battesimale dato con l’acqua da semplice purificazione a salvezza, santificazioneed elezione a figli di Dio per opera dello Spirito Santo.

Anche noi, se abbiamo fatto veramente esperienza del Battesimo che abbiamo ricevuto, siamo chiamati a diventare «altrettanti soli, cioè forza vitale per gli uomini» (S. Gregorio Nazianzeno).

             

 

Commento patristico

 

«Cristo nel battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.

Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell’acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo.

Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne, santifica nello Spirito e nell’acqua.

Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa»  (S. Gregorio Nazanzieno, Discorso 39).

 

 

Commento francescano

 

«Mentre dimorava in una cella a Siena, una notte chiamò a sé i compagni che dormivano:Ho invocato il Signore – spiegò loro – perché si degnasse di indicarmi quando sono suo servo e quando no: perché non vorrei essere altro che suo servo. E il Signore, nella sua immensa benevolenza e degnazione, mi ha risposto ora: Riconosciti mio vero servo quando pensi, dici e agisci santamente. Per questo vi ho chiamati, fratelli, perché voglio arrossire davanti a voi, se a volte avrò mancato in queste tre cose”» (Vita Seconda di Tommaso da Celano 159: FF 743).

 

 

Orazione finale

 

Figlio di Dio, Agnello senza colpa, che ti sei immerso nel Giordano per renderci puri dal peccato, ti chiediamo la grazia di fare veramente esperienza del nostro Battesimo, per essere dei testimoni coerenti della vita cristiana che ci dona. Amen.