SULLE ORME DI SANTA GIACINTA

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Qualcosa su Santa Giacinta Marescotti…

Quando si è belle, ricche e per di più di nobile nascita, si pensa di poter avere tutto. La pensava così anche Clarice, la figlia dei principi Marescotti di Vignanello: fin da piccola sognava una vita agiata e un buon matrimonio, ma non erano questi i piani che il Signore aveva per lei. Il padre la spedì a Viterbo nel monastero di San Bernardino ma Clarice non si perse d’animo: prese il nome di Giacinta e continuò a vestirsi con abiti raffinati, ad abitare in un appartamento ben arredato dove molti amici venivano a farle visita e a farsi servire da due novizie. Giacinta visse così per 15 anni. Poi si ammalò gravemente. E capì. Era nella sofferenza della malattia che il Signore la aspettava, paziente. “O Dio, ti supplico, dai un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza!”, pregava. I successivi 24 anni della sua vita furono anni di dedizione al prossimo, specialmente ai poveri e agli ammalati. Grazie all’aiuto finanziario degli amici di un tempo, dalla clausura riuscì a organizzare l’operato di due istituti assistenziali: i Sacconi (così chiamati per il sacco che indossavano i confratelli durante il loro servizio) infermieri che davano aiuto ai malati, e gli Oblati di Maria, che portavano conforto alle persone anziane e abbandonate. Lei stessa donava tutto quel che riceveva ai poveri e il suo esempio fece ritornare alla fede anche molti che si erano allontanati. Giacinta morì il 30 gennaio 1640 e subito fu venerata dalla gente tra i Santi, in particolare tra quelli che erano stati grandi peccatori, poi convertiti dalla grazia. Sarà Papa Pio VII a canonizzarla nel 1807.