INFINITAMENTE PICCOLO, INFINITAMENTE INDISPENSABILE – XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/B

 

13 giugno 2021 – XI Domenica del T.O./B

 

Le due parabole contenute nel Vangelo di questa XI Domenica del tempo ordinario ci suggeriscono tre elementi fondanti che dovrebbero meglio orientare tutta la nostra esistenza e ridurre le nostre angosce:

1) è necessario “seminare” altrimenti il frutto non verrà mai fuori: non ha importanza se col grano crescerà anche molta erba infestante e nociva, è più pericoloso non seminare, quindi non camminare, vivendo col terrore di sbagliare e quindi di essere imperfetti; è meglio “camminare”, “seminare”, pur non possedendo mai la perfezione

2) la Grazia divina non costa nulla, è gratis ed è per tutti ma certamente non è sotto il nostro ossessivo controllo, la vita non dipende da noi e dalle nostre forze, come quasi spesso ingenuamente crediamo: il seme cresce ma in maniera assolutamente indipendente dal contadino

3) è il dettaglio a fare la differenza: infatti, solo da qualcosa di immensamente piccolo, come il granellino di senapa, può nascere un albero immensamente grande che fa da appoggio anche agli altri uccelli. Solo da gesti e azioni veramente umili e apparentemente insignificanti, ma pieni di fede, verranno fuori i più grandi atti di amore. Quante donne con una viva fede e quanti uomini con una speranza certa hanno salvato le loro famiglie!

 

 

Dal libro del profeta Ezechiele (17,22-24)
 
Così dice il Signore Dio: «Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò».
 
 
 
Dalla seconda Lettera ai Corinzi di san Paolo apostolo (5,6-10)
 
Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione – siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
 
 
 
Dal Vangelo secondo Marco (4,26-34)
 
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
 
 
 

“Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli non lo sa”: questo significa che l’unico atteggiamento corretto che noi possiamo assumere è quello di imitare il contadino e quindi gettare il seme. Spesso andiamo in crisi poichè viviamo nell’assoluta certezza che siamo noi con la sola nostra forza di volontà (che presto però si eclisserà) a muovere la nostra storia, ma questa è una convinzione totalmente errata, oltre che presuntuosa e riduttiva. È fondamentale seminare, senza preoccuparsi se quello che nascerà sarà perfetto o meno: è meglio seminare e nella raccolta sradicare le erbe, che non seminare per paura di sbagliare o dell’imperfezione, e alla fine ritrovarsi a mani vuote, non raccogliere assolutamente nulla. Non è deleterio e nocivo sbagliare: lo è non provare, non rischiare, non osare.

Smettiamo di vivere col terrore di diffidare di tutti, solo per paura di dare fiducia a qualcuno, con l’angoscia di fare delle scelte solo per paura di perdere qualcosa.

“Il seme germoglia e cresce, come egli non lo sa”: queste semplici e lapidarie parole di Gesù ci liberano dal pensare al nostro cammino di fede come ad un perfetto meccanismo mosso da regole tecniche, illudendoci di poterne conoscere tutto il funzionamento e lo svolgimento. In realtà la Grazia divina non dipende dalla nostra consapevolezza, dalla nostra performance, dalla nostra capacità o stanchezza, ma agisce “nonostante noi”. Un primo esempio concreto è la Santa Messa in cui tutta la Passione, morte e Resurrezione di Gesù avviene lì sull’altare, indipendentemente dalla nostra partecipazione a volte “abitudinaria” o del tutto “assente” o dalla bella omelia del sacerdote. Un secondo esempio è la Confessione che è valida solo se il Sacerdote dona l’Assoluzione, non come se si trattasse di un test psicologico che applichiamo ai nostri peccati. Un altro bell’esempio ci viene dal nostro papa Francesco che, sostando un’ora ogni giorno davanti al Tabernacolo, non ha alcun problema a dire che spesso è colto dal sonno.

L’ultimo messaggio che Gesù vuole trasmetterci attraverso la parabola del granellino riguarda i “dettagli”: da un seme così piccolo e così inutile a livello superficiale, verrà fuori un albero così grande da fare ombra anche agli uccelli. Tradotto nella nostra esperienza di fede, ci dice che attraverso il coraggio e la fedeltà a Lui nel quotidiano – dedicando anche solo dieci minuti alla lettura del Vangelo, recitando anche solo una preghiera, perseverando nel voler sostare col Signore anche solo due minuti – la Grazia cambierà nella sostanza la nostra vita, senza saperlo e senza accorgercene, con il passare del tempo, tanto che la nostra fede diverrà un albero così forte e grande da salvare non solo noi, ma da divenire punto di riferimento e di appoggio anche per gli altri.

 

 

Commento francescano
In Santa Chiara il Signore ha seminato un seme che poi, alla luce di San Francesco, Alter Christus, è divenuta una “pianticella” che ancora oggi continua a dare frutti. Di suo, Chiara ci ha messo la perseveranza finale, ed è ciò che chiede di fare a chiunque voglia seguire i suoi passi (FF 2850). E questa grazia, che ci può essere donata, deve sostenere la nostra volontà, la nostra forza e costanza nelle battaglie e nei travagli che incontreremo, specialmente quando a venirci contro saranno i nostri demoni interiori; facendo un passo dopo l’altro, senza saltarne nessuno, dal primo all’ultimo. Qualora ci sentissimo incapaci di tutto ciò, con grande prova di fede e d’amore, chiediamo questi doni! E insieme ad essi ci verrà donato Gesù che, vivendo in povertà, casto nel cuore e nel corpo, umile e obbediente in perfetta carità, ci aiuta con la Sua presenza a ottenere il premio più ambito: la corona del frutto del Regno dei Cieli.
 
 
 
Orazione finale
Signore Gesù, la docilità che permette di essere accoglienti non ci appartiene, poniamo sempre delle resistenze alla presenza del seme del Regno di Dio in noi. Ma per godere del suo frutto ci è necessaria: aiutaci Tu, con la Tua presenza dentro di noi, ad ottenere questa meravigliosa sconfitta, che in realtà, è la sola vittoria che ci permette di godere di quella gioia piena e sempiterna, che riempie e scalda il cuore. Amen.