MASCHILE, FEMMINILE – 15 Agosto 2019

          Fra i tanti doni che il Cielo mi ha fatto c’è stato anche quello di nascere in un’epoca ancora dominata dal buon senso.
         Fossi nata adesso gli sparvieri del gender mi avrebbero sequestrato, sottoposto a interrogatori, avviata verso un percorso di definizione precisa del mio stato interiore: se sei a disagio nei tuoi panni, te ne devi rapidamente liberare e indossare quelli a te più consoni.
         Detestavo cordialmente tutto ciò che ricordava la femminilità, ma questo non vuol dire che amassi le esaltazioni della mascolinità. Giocavo alla guerra e a calcio obtorto collo, perché in famiglia – e nel palazzo dove vivevo – ero circondata da maschi, ma la violenza delle pistolette e delle pallonate in faccia mi faceva altrettanto orrore dei pizzi.
         La diversità che rivendicavo era legata a cose modeste. Poter indossare i pantaloni, avere i capelli corti – venir pettinata era una sadica tortura – aspirare a mestieri allora proibiti alle donne.
         Amavo le cose neutre: pattinare, pedalare, giocare  a nascondino, raccogliere sassi.
         Tra i sentimenti il mio prediletto era la gentilezza. Tra le condizioni la penombra, il silenzio, stare lì quieta ad osservare il mondo.          

(Susanna Tamaro, “Un cuore pensante“)

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