I LUPI E GLI AGNELLI – 12 Agosto 2019

         Nei primi anni sessanta la parola bullo era ancora di là da venire.
         C’erano i prepotenti e le vittime dei prepotenti, e i primi provavano una gioiosa eccitazione nell’accanirsi contro i più deboli, come succede da che mondo è mondo. Tutta la mia infanzia è stata un’angosciosa fuga dalla violenza dei forti, degli astuti, dei sadici.
         Se una fatina un giorno fosse apparsa ai piedi del mio letto, le avrei chiesto un unico dono, quello di poter scomparire, di diventare trasparente. Nessuno avrebbe potuto afferrare l’aria, nessuno avrebbe potuto sbatterla da una parte e dall’altra.
         La mitezza, la profondità dell’animo attirano le attenzioni perverse di chi di quelle qualità è privo.
         Il mondo dei forti desidera cancellare il sospetto che esista un modo diverso di porsi in relazione con l’altro.
         Ai giorni nostri – grazie ai milioni, miliardi di ore di spazzatura visiva calata dalla TV e da Internet nelle teste e nei cuori dei bambini – il problema è diventato di straordinaria gravità.
         I modelli da imitare vanno dal camorrista di successo, al serial killer, al maniaco sessuale.
         Guai ad avere un figlio sensibile, mite, amante dello studio. Il branco farà di tutto per ridurlo alla sua bassezza.
         Avere dentro un’inquietudine, un’apertura verso ciò che è misterioso, grande e bello, oppure vivere soltanto con il basso orizzonte della propria cintola.
         L’eterna lotta, ma sempre più impari perché alla maggior parte degli agnelli ormai è stato sottratto l’unico vero conforto, quello dell’Agnello.        

(Susanna Tamaro, “Un cuore pensante“)

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