TUTTI LA CERCANO, MA DOVE SI TROVA? – VI DOMENICA DI PASQUA/B

 

9 maggio 2021 – VI DOMENICA DI PASQUA/B

In questa sesta domenica di Pasqua risuona la parola di Gesù ai suoi “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. In questo tempo difficile che l’umanità intera sta vivendo è terapeutico per ciascuno di noi tornare a questa parola di speranza. Tornare ad affidarci a Colui che per amore nostro ci indica la Via da percorrere e ricordare che il desiderio di Dio su di noi è che sperimentiamo la gioia piena.

 

 

Dagli Atti degli Apostoli (10, 25-27. 34-35. 44-48)

Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».
Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.
Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

 

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4, 7-10)

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

 

Dal vangelo secondo Giovanni (15, 9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

Nel Vangelo di oggi Gesù annuncia ai discepoli il “comandamento dei comandamenti”: questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. Ci mostra quindi la Via attraverso la quale è possibile rimanere in Lui. Rimanere saldi nell’amore di Dio è possibile solo amando gli altri. Ciascuno di noi è chiamato ad amare. Sì, ma come?

La vocazione può assumere le forme più svariate e Dio ha pensato per ciascuno una forma diversa. Tutta la nostra vita è lo spiegarsi di questa forma. Tutta la vita è un cammino verso lo svelamento dell’amoroso disegno di Dio su di noi. A un certo punto -o anche più volte nella vita- ci capita di intuire questo, desideriamo metterci -o rimetterci- in cammino, vogliamo seguire Gesù, ma non sappiamo bene come discernere se la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.

Oggi Gesù risponde anche a questo timore: la cartina al tornasole del nostro discepolato è la gioia. Il Signore ci vuole felici, non di una gioia momentanea o superficiale, ma perfetta, piena e totale: la gioia che viene dalla pace del Cuore.

Scrive Paolo che la carità è paziente, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si adira (1Cor 13, 4). Ebbene, non-ostante tutto il cristiano resta un gioioso perché è uno che desidera incarnare la mitezza del Maestro Gesù. Il cristiano non è esente da sofferenza, delusione e stanchezza, ma è un gioioso, perché rimane in Dio. Chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui (1Gv 4, 16): questa è la gioia piena.

La vocazione all’amore è, dunque, una chiamata alla gioia.

 

 

Commento francescano

San Francesco aveva capito bene che cosa significhi vivere ed amare camminando sui passi di Cristo, unito a Gesù fino al punto di provare le stesse sofferenze interiori ed esteriori del Dio fatto Uomo. Era capace di trasformare in preghiera un’offesa ricevuta, una calunnia subìta, senza maledire mai l’altro, anzi pregando per lui e insegnando ai suoi discepoli a fare lo stesso.

Dice il Signore: “Amate i vostri nemici [e fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano]”. Infatti, veramente ama il suo nemico colui che non si duole per l’ingiuria che quegli gli fa, ma brucia nel suo intimo, per l’amore di Dio, a motivo del peccato dell’anima di lui. E gli dimostri con le opere il suo amore (FF158, Ammonizione IX).

 

 

Orazione finale

Insegnaci, Signore, ad andare oltre noi stessi, ad amare non con i nostri pensieri, secondo le nostre comodità, ma ad amare secondo il tuo esempio in qualsiasi circostanza della vita e ciascun fratello che tu metti sulla nostra strada. Tu sei Dio e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen