LECTIO DIVINA – 7 Luglio 2019 – XIV Domenica T.O. / C

 

 

Is 66,10-14; Sal 65(66); Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20

 

 

Abbiamo letto, la scorsa domenica, che Gesù ha imboccato, con ferma decisione, la strada per Gerusalemme. Nel vangelo di oggi (Luca 10,1-9) viene descritta la vocazione della Chiesa e di ogni discepolo: “il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi” e li istruì su come comportarsi. Andare davanti al Signore, preparare la sua venuta, non fare proseliti ma consentire al Signore di raggiungere ogni uomo. La Chiesa non è una realtà autoreferenziale ma nasce da una precisa volontà del Signore e deve fare costantemente riferimento a Lui. Preghiera, essenzialità e pace saranno il distintivo, non un annuncio ma un modo di essere.

 

 

Testo e commento alle letture

 

Dal libro del profeta Isaia (Is 66,10-14)

 

Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto. Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria. Perché così dice il Signore: «Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti. Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba. La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».

 

La consolazione di cui parla Isaia, riferendosi a Gerusalemme, a Israele, è una consolazione del cuore, della mente, di tutto ciò che è espressione di autentica comunione con il Signore. Tale consolazione allontana da noi la guerra, l’odio, il risentimento e porta la pace, la gioia, la misericordia di Dio nel cuore di chi è disposto a dialogare con Lui nell’amore e nella compassione.

Nessuna vera madre al mondo abbandona i suoi figli alle sorti più tristi della vita, ma si attiva in tutti i modi, perché essi vengano salvaguardati e difesi da ogni male e protetti da qualsiasi pericolo.

Dio è infinitamente più grande del cuore di ogni mamma, ecco perché il profeta Isaia afferma, riportando le parole del Signore: “Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati”.

Le carezze di Dio sono le carezze di un vero Padre e di una vera Madre. A volte possono anche lasciare il segno di una prova che va accettata, nella logica della croce e della passione del Figlio Suo. Quante carezze di Dio, che non sappiamo leggere e discernere nel modo più giusto?

 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 6,14-18)

 

Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

San Paolo Apostolo nel brano della sua lettera ai Galati è molto esplicito e chiaro nell’esprimere la sua idea, il suo pensiero e la sua sincera aspettativa rispetto al mistero di Cristo.

Il vanto di ogni cristiano è la croce di Gesù. Non è la vergogna, ma la vera gloria ed esaltazione, in quanto su quella croce è salito il Salvatore del mondo, di cui noi siamo discepoli.

Il cristiano senza la croce di Gesù non è un vero cristiano. Sarà una brava persona, ma non sarà il vero seguace del Divino Maestro, che insegna all’umanità l’amore e il perdono dalla cattedra della Croce.

Non è la cattedra di una università teologica, filosofica, scientifica, è la cattedra dell’amore di Dio che parla a noi mediante il sangue di Cristo, sparso sulla croce per noi, in remissione dei nostri peccati.

 

 

Testo e commento al Vangelo

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-12.17-20)

 

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città». I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

 

E’ significativo che Gesù invii i 72 missionari del Regno di Dio, a due a due. E li manda poveri di tutto, tranne che della relazione tra loro. Infatti, sembra proprio che Gesù voglia far sperimentare loro che la forza al messaggio non è nei mezzi materiali, ma nella relazione tra loro. La ricchezza di colui che porta il messaggio di Gesù è proprio chi ha accanto a lui a portare lo stesso annuncio.

Se ci sono tanti luoghi dove portare il messaggio di Gesù, perché mai “sprecare” risorse, facendo delle coppie? Non basterebbe un evangelizzatore che da solo va e porta il messaggio, invece di metterti a due a due? In questo modo si dimezzano i luoghi di evangelizzazione!

Ma non si può annunciare l’amore senza che sia prima di tutto una testimonianza di vita! I due che partono per la missione, sanno che la prima predicazione che faranno sarà con la loro stessa vita e da come loro costruiranno il loro rapporto che “comunica” molto più delle loro stesse parole.

E il primo insegnamento che danno è proprio quello che “da soli non si fa nulla”, e che c’è sempre bisogno di qualcuno accanto che mi completi. Infatti solo Gesù ha la pienezza della Verità, i suoi discepoli no.

E’ dunque la comunità (anche quella piccola di due persone soltanto) che porta il messaggio di Gesù nel mondo, con lo stile di comunione e di supporto reciproco.

I 72 discepoli quando portano la pace di Dio, sono chiamati a scoprire dove questa pace è già arrivata anche prima e indipendentemente da loro (…prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi).

Scrive Ermes Ronchi: “Partono, forti di una parola: “Dio è vicino”; vanno, senza pane né sandali né denaro, senza nulla di superfluo. Senza cose. Semplicemente uomini. Ed è un viaggio verso l’uomo essenziale, liberato da tutto il superfluo…. Sarai tanto più vicino a Dio, quanto più sprofonderai nel tuo essere uomo… L’unica preoccupazione dell’annunciatore è di essere infinitamente piccolo. Allora il suo annunzio sarà infinitamente grande”.

 

 

Commento Patristico

 

Beato Paolo VI scriveva nella sua esortazione Evangelii nuntiandi: “Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella santa Messa, che è il memoriale della sua morte e resurrezione. Invitata ad evangelizzare, a sua volta invia gli evangelizzatori. Mette nella loro bocca la Parola che salva, spiega loro il messaggio di cui lei è depositaria: dà loro il mandato che lei stessa ha ricevuto. Ma non a predicare le proprie persone, le loro idee personali, bensì un Vangelo di cui né essa, né essi sono padroni”.

 

 

Commento Francescano

 

Fin dall’inizio della sua vita pubblica Gesù, per diffondere il suo messaggio di salvezza, chiama alcuni, perché siano «pescatori di uomini» e li invia in missione per parlare in Suo nome e con la Sua autorità.

Già in sé il «mandato» rivela l’opera arcana di Dio che strappa l’eletto alla vita di ogni giorno, per metterlo al punto d’incontro tra Dio e il mondo degli uomini.

E ciò si rileva in Francesco, il quale, per una forza misteriosa, che trama nel suo intimo, è strappato alla vanità del mondo e nel silenzio, in risposta alla preghiera invocante, sente la voce di Dio che gli indica cosa è chiamato a fare: «Va’, Francesco, ripara la mia casa, che, come vedi, minaccia rovina».

A questo primo segno del cielo, segue la lettura del Vangelo in Santa Maria degli Angeli, alla Porziuncola. «E si lancia con gran fervore di spirito e allegrezza di mente a predicare a tutti penitenza, con parlare semplice e con cuore magnifico».

Francesco riceve una missione che discende dal «mandato» di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» Perciò egli, dopo essere stato da Cristo chiamato all’Apostolato, considera tutto il mondo come il campo nel quale seminare la Parola di Dio.

Quando poi, con i suoi primi compagni, dà inizio alla vita apostolica, traccia per terra una croce con i quattro bracci rivolti verso le quattro parti del mondo: è un simbolo della vocazione missionaria per la sua piccola schiera di apostoli.

 

 

Orazione Finale

 

Ci mandi, Signore, «a due a due». Perché due sono i comandamenti dell’amore e perché ci aiutiamo l’uno l’altro a non cadere. Come «il fratello aiutato dal fratello». Ci mandi «nelle case», perché là si realizzi il tuo Vangelo. Nelle nostre case. Nelle nostre famiglie. Ci mandi, Signore, «a due a due». Perché il mondo possa capire che la forza e la bellezza del tuo annuncio non è nelle nostre cose. Ma nella qualità delle nostre relazioni.

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