COME IL FULMINE IN UN PAESAGGIO – II DOMENICA DI QUARESIMA/B

 

 

28 febbraio 2021 – II DOMENICA DI QUARESIMA/B

Il monaco che un tempo si accingeva ad apprendere l’arte di scrivere le icone, iniziava dalla Trasfigurazione per comprendere da subito che è la luce di Dio, manifestazione dello Spirito Santo, che dà colore e luminosità alla realtà umana. Chiunque abbia vissuto pochi istanti di comunione profonda con il Signore, può immedesimarsi con i tre discepoli del Vangelo e comprenderne l’estasi, il timore, il desiderio di fermare il tempo, il segno indelebile che un’esperienza di questo genere imprime nella propria vita cambiandola dentro e fuori. È la storia di tante chiamate non solo alla vita religiosa, ma anche al matrimonio, ad una professione, ad un servizio di volontariato…Quella luce indimenticabile, una volta intravista, è la bussola che continua a orientare i momenti di discesa e d’ombra.

 

 

Dal libro della Genesi (22,1-2.9a.10-13.15-18)

1 Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse: «Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». 2 E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò». 9 Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l’altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio, e lo mise sull’altare, sopra la legna. 10 Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio. 11 Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e disse: «Abraamo, Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». 12 E l’angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo». 13 Abraamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, impigliato per le corna in un cespuglio. Abraamo andò, prese il montone e l’offerse in olocausto invece di suo figlio. 15 L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abraamo una seconda volta, e disse: 16 «Io giuro per me stesso, dice il Signore, che, siccome tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo, 17 io ti colmerò di benedizioni e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; e la tua discendenza s’impadronirà delle città dei suoi nemici. 18 Tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, perché tu hai ubbidito alla mia voce».

 

 

Dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,31-39)

31 Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? 32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36 Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello».

37 Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, 39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)

2 Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro 3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4 E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. 5 Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». 6 Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. 7 Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». 8 E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. 9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. 10 Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

 

 

“Come il Fulmine in un Paesaggio / Esibisce Lembi di Luoghi – / Neppure sospettati – non fosse per il Lampo – / E lo Schiocco – e la Subitaneità”. Sono versi della poetessa Emily Dickinson che, riferendosi nella poesia ai momenti di sofferenza e di calamità, esprimono bene la forza che certi eventi e incontri imprimono nell’anima.

La “metamorfosi” – questo il termine utilizzato in greco per indicare la trasfigurazione – della natura umana di Cristo sul Tabor è fonte di una “metamorfosi” nella vita di chi ne è testimone. Lo stesso termine è utilizzato da San Paolo quando dice: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Rm 12,2) e:E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” (2Cor 3,18).

Il Padre ci raggiunge attraverso la luce che dà chiarezza all’anima e attraverso il suono, la voce che dal profondo ci invita ad ascoltare il Figlio per divenire figli; l’infinito che erompe nel finito suscita timore, spavento, a volte addirittura orrore alla vista delle zone d’ombra, di oscurità, che una grande luce mette in risalto. La reazione di Pietro, il “facciamo tre tende”, è il tentativo della mente umana di ridurre il divino alla nostra misura, di contenere ciò che, superandoci, ci sovrasta e ci schiaccia; ma è anche l’espressione del desiderio di fermare ciò che è bello, ciò che ci riempie di vita in modo mai provato prima. L’innamorato vorrebbe sempre stare in disparte con l’amata, poterla vedere e toccare in ogni istante della giornata, parlare con lei faccia a faccia a tutte le ore…

La discesa dal Tabor è necessaria per fare esperienza del Calvario, che è strettamente legato al Monte della Trasfigurazione: la memoria della luce della presenza divina ridisegna i contorni delle avversità e delle sofferenze e approfondisce lo spazio dell’anima perché lo Spirito possa parlare e farsi ascoltare.

 

 

Commento francescano

Riportiamo due momenti di “trasfigurazione” nella vita di Francesco: l’inizio della sua conversione di vita, a seguito dell’ascolto della Parola di Dio, e la preghiera solitaria. L’ascolto della Parola produsse in lui un cambiamento di vita radicale, assai visibile anche esteriormente e animato dal desiderio di comunicare ad altri la bellezza intravista. Nel secondo episodio viene invece messa in rilievo la discrezione del Santo riguardo a ciò che, a seguito di un’intensa preghiera, avveniva in lui: questa prudenza non era dettata né da superbia nè dalla paura del giudizio altrui, ma dalla consapevolezza che i doni di Dio vanno condivisi al momento opportuno per essere compresi fino in fondo e non andare sprecati dalla fretta e dai facili entusiasmi.

 

“Un giorno, durante la celebrazione della Messa, si leggeva quel brano del Vangelo, nel quale i discepoli vengono inviati a predicare e viene dettata ad essi la norma della vita evangelica: non possedete oro né argento né rame nelle vostre cinture, non borsa da viaggio né due tuniche, né sandali, né bastone: subito, a tali parole, lo investì e rivestì lo Spirito di Cristo con tale potenza che lo trasformò in quella norma di vita, non solo in rapporto al modo di conoscere e di sentire, ma anche in rapporto al modo di vivere e di vestire. Finalmente, tutto acceso dalla forza fiammeggiante dello Spirito di Cristo, cominciò, come un altro Elia, a farsi appassionato predicatore della verità; cominciò ad avviare alcuni alla giustizia perfetta; cominciò ad avviare tutti gli altri a penitenza. Non erano, i suoi, discorsi vani o degni di riso: erano pieni della forza dello Spirito Santo; erano tali che penetravano nel profondo del cuore: suscitavano perciò, forte stupore negli ascoltatori e piegavano, con la loro forza e la loro efficacia, la mente degli ostinati” (Leggenda minore II, i-ii, FF 1339-1340).

 

“E l’uomo di Dio, restandosene tutto solo e in pace, riempiva i boschi di gemiti, cospargeva la terra di lacrime, si percuoteva il petto e, quasi avesse trovato un più intimo santuario, discorreva col suo Signore. Là, mentre pregava di notte, fu visto con le mani stese in forma di croce, sollevato da terra con tutto il corpo e circondato da una nuvoletta luminosa: luce meravigliosa diffusa intorno al suo corpo, che meravigliosamente testimoniava la luce risplendente nel suo Spirito. Là, inoltre, come testimoniano prove sicure, gli venivano svelati i misteri nascosti della sapienza divina, che egli, però, non divulgava all’esterno, se non nella misura in cui ve lo sforzava la carità di Cristo e lo esigeva l’utilità del prossimo. Diceva, a questo proposito: “Può succedere che, per un lieve compenso, si perda un tesoro senza prezzo e che si provochi il Donatore a non dare più tanto facilmente una seconda volta” (Leggenda maggiore X, 4; FF 1180).

 

 

Orazione finale

Ti ringraziamo, Padre, per la luce del Vangelo alla quale possiamo sempre attingere. Mantienici aperti e disponibili all’ascolto della voce di Tuo Figlio, che risuona nell’anima abitata dallo Spirito. Rafforzaci in questo tempo difficile, tieni viva in noi la memoria della Tua presenza perché possiamo manifestarla a chi, sotto il peso della sofferenza, può sentirsi smarrito. Per Cristo nostro Signore. Amen