LUI MI HA PRESA PER MANO – V DOMENICA T.O./B

 

6 febbraio 2021 – V DOMENICA T.O./B

 

La suocera di Simone era a letto con la febbre, Gesù si accostò e la prese per mano e subito la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli”. La liturgia della quinta domenica del tempo ordinario ci ricorda che la malattia e la sofferenza fanno parte della vita di ogni uomo, sono proprio il segno della nostra fragilità e debolezza umana. Il Crocifisso abbraccia e trasfigura tutte le nostre sofferenze e ci guarisce attraverso la sua compassione. Il suo chinarsi sulle nostre malattie e debolezze ci restituisce un Dio che ama, che piange, un Dio vicino che soffre accanto a ogni sua creatura. La misericordia di Dio ci rende fratelli, solidali, responsabili delle debolezze, sofferenze e difficoltà di ogni nostro fratello e sorella.

 

 

Dal libro di Giobbe (Gb 7, 1-4. 6-7)

Non ha forse un duro lavoro l’uomo sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario? Come lo schiavo sospira l’ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me son toccati mesi d’illusione e notti di dolore mi sono state assegnate. Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?». Si allungano le ombre e sono stanco di rigirarmi fino all’alba. I miei giorni sono stati più veloci d’una spola, sono finiti senza speranza. Ricordati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene.

 

 

Dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 9,16-19.22-23)

Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Quale è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare gratuitamente il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

 

Nel vangelo di questa domenica Gesù entra nella vita quotidiana, entra nella casa di Pietro, nelle relazioni semplici, nelle dimensioni umane di ogni uomo. Gesù si fa prossimo della suocera di Pietro che era a letto con la febbre e la prende per mano, lei fa esperienza di guarigione, di liberazione. È la parola di Gesù che guarisce e rigenera vita in noi, che crea la fraternità.

 Il linguaggio delle nostre relazioni, i nostri affetti, la nostra capacità di compassione annunciano o smentiscono il nostro essere cristiani. Infatti, una volta guarita, la suocera di Pietro incomincia a servire, vive la sua diaconia. In lei ci ritroviamo tutti noi perché, essendo paralizzati dalle nostre malattie non sappiamo più vivere nella gioia, nel servizio, nella donazione verso gli altri. Questa donna ci mostra che il servizio è il migliore modo per vivere la sequela di Gesù. La cura verso l’altro e il servizio ci aiutano a renderci fratelli dei più deboli e bisognosi vivendo con coerenza e fedeltà il Vangelo per farci carico del peso dei fratelli e sostenerci a vicenda nel comune cammino umano, come ci ricorda Papa Francesco: Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite. Oggi siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere fratelli, di essere altri buoni samaritani che prendono su di sè il dolore dei fallimenti (Fratelli Tutti, n.77).

Oggi nel Vangelo Gesù è l’annunziatore della Buona Notizia che va di villaggio in villaggio guarendo tutti i malati e scacciando “molti demoni”. Anche noi siamo portatori, annunziamo la salvezza di Dio per ogni uomo non solo con la preghiera e con la parola ma con la nostra testimonianza di vita, per scacciare il male affinché il bene non venga mai nascosto, ma possa fiorire e penetrare ogni persona e ogni situazione. Ogni credente è chiamato a uscire dalla propria sofferenza, dal proprio dolore, dalla logica della pretesa per camminare verso la logica del dono, dell’inutilità apparente del servire, costruire, custodire, ascoltare. Nonostante le tribolazioni e gli affanni della vita, ogni giorno diventa occasione per spendersi per i valori più belli, per rinascere, per ricostruire e fasciare le ferite dei nostri fratelli. Tutti abbiamo una responsabilità riguardo a quel ferito che è il popolo stesso e tutti i popoli della terra. Prendiamoci cura della fragilità di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni anziano, con quell’atteggiamento solidale e attento, l’atteggiamento di prossimità del buon samaritano (Fratelli Tutti, n.79).

“Gesù si ritirò in un luogo deserto e là pregava”. L’identità di Gesù viene ridonata e confermata alla suocera di Pietro esclusivamente dal rapporto intimo con Dio Padre. Nella preghiera troviamo veramente la nostra identità, la preghiera è il grembo che ci fa diventare cristiani, figli di Dio, fratelli; questa orienta le nostre scelte, il nostro modo di vivere, il nostro pensiero, le nostre attese. Nella preghiera viviamo la comunione con tutti i fratelli, ci rendiamo solidali con tutte le sofferenze umane, perchè la preghiera è l’atteggiamento in cui la compassione impotente che proviamo di fronte alla sofferenze dell’uomo e della creazione permette a Dio di esprimere la sua compassione onnipotente (P. Mauro Giuseppe Lepori, O. Cist).

 

 

Commento francescano

Il Crocifisso amato ricambia l’amante e colei che tanto è infiammata d’amore per il mistero della Croce, è per virtù della Croce resa luminosa da segni e miracoli. Quando infatti traccia il segno della vivificante Croce sui malati, allontana prodigiosamente da loro le malattie.

Una delle sorelle, di nome Benvenuta, aveva sofferto per quasi dodici anni la piaga di una fistola sotto un braccio, dalla quale scolava pus per cinque lesioni. Avendone compassione, la vergine di Dio Chiara le applicò quel suo particolare unguento, che era il segno della salvezza. E subito, al segno della croce, riebbe sanità perfetta da quella vecchia ulcerazione. Un’altra tra le sorelle, di nome Amata, era a letto affetta da idropisia da tredici mesi e per giunta aveva febbre, tosse e male da un lato. Su di lei Donna Chiara, mossa da pietà, ricorre a quel nobile sistema della sua arte medica. La segna con la croce nel nome del suo Cristo e subito le ridona piena salute.  V’era, in monastero, un gran numero di sorelle malate, affette da diversi malanni. Chiara va da loro, come soleva, con la sua medicina usuale e, fatto cinque volte il segno della croce, risana all’istante cinque sorelle dai loro mali. Da questi fatti appare chiaro che nel petto della vergine era piantato l’albero della croce che, mentre col suo frutto rinnova interiormente l’anima, con le sue foglie offre la medicina esteriore (Leggenda di Santa Chiara vergine, FF 3218- 3226).

La leggenda di Santa Chiara d’Assisi ci racconta i diversi miracoli che ella compiva attraverso il segno della croce. Chiara, con amore di madre e mossa dalla compassione, impartiva il segno della croce a coloro che erano afflitti e soffrivano di diverse malattie. La sua medicina era così semplice e potente. Essendo lei amante di Gesù Crocifisso, ricavava da lui la forza per essere dono, consolazione, premura materna per tutti.

Come Chiara, tanti uomini e donne nel mondo scacciano il male e l’ingiustizia attraverso gesti concreti di bene, di pace, comunione. Un esempio nei giorni d’oggi è stata Agitu Ideo Gudetta (recentemente assassinata in Trentino), la “regina delle capre felici”, una donna etiope che, nel 2012, aveva creato un allevamento di capre e un caseificio. Donna dal bel sorriso, aperta alla vita, con grande intensità di sogni, ha saputo creare spazi di amicizia, d’integrazione e comunione con ogni uomo e con il creato. Con i sui piccoli gesti e la sua quotidianità ha saputo sognare e costruire il bene dentro e intorno a lei. Come ci ricorda Papa Francesco, i grandi sogni sono capaci di seminare fraternità e pace. Chi non sogna non potrà capire la forza della vita.

 

 

Orazione finale

Signore Gesù, ti presentiamo tutte le sofferenze umane: guarisci le nostre malattie, rendici capaci di servire i fratelli perché tu ci hai mostrato che solo chi sa perdere, chi dona, chi serve, si realizza come uomo e vive nella pienezza dell’amore. Amen.