LETTERA DI MACARIO AI SUOI FIGLI – 5 luglio 2017

Macario, padre del deserto, in uno scritto descrive la battaglia disperata dell’asceta in lotta con le proprie tentazioni e con il diavolo. Situazione che lo porta, in ogni istante, a essere quasi sul punto di mollare la presa e di cadere. D’altronde ha l’impressione di essere già caduto, confessa il testo; e poi ecco che, d’un tratto, lo sorprende la grazia, si potrebbe dire che ‘gli cade addosso’ al di là di ogni speranza. Si sente liberato, ma solo per un breve istante. Perché ecco che tutto questo ricomincia, e così più volte. Allora nasce nel cuore dell’asceta un interrogativo: a che serve un itinerario così tormentato? E Macario risponde: affinché il monaco impari che è la grazia del Signore che è all’opera in lui, e che è così che potrà divenire umile, con il cuore frantumato e la mitezza.
Questo significa che ci vuole tempo, anzitutto per scoprire e accogliere la nostra cecità, e poi per lasciarsi illuminare dalla luce del Padre (da ‘Cantare la vita’ Andrè Louf, monaco).