LECTIO DIVINA 2 LUGLIO 2017

Lectio Divina- 2 luglio 2017
XIII settimana del tempo ordinario/ A
(2 Re 4,8-11.14-16 ; Rm 6,3-4.8-11 ; Mt 10,37-42)

La presenza di Dio nella nostra vita modifica le relazioni umane, Egli rivendica una precedenza assoluta su tutti e su tutto, anche sugli affetti più cari, non viene risparmiata neanche la propria vita terrena che la si può ritrovare solo in Gesù, nell’avvenimento della sua risurrezione. Le relazioni coerenti alla  missione sono quella del profeta che lo annuncia, del giusto che accoglie, del discepolo che lo segue. L’amore gratuito e valori come accoglienza, solidarietà, condivisione ci introducono alla vita nuova 

 

Commento alle letture

Nella prima lettura (2 Re 4,8-11.14-16), il profeta Eliseo incontra una ricca signora della città di Sunem, nel nord della Palestina. Questa donna riceve l’uomo di Dio nella sua casa, gli offre il cibo e prepara per lui una stanza per riposare. Per la sua grande generosità viene ricompensata con la nascita di un figlio. Dio non dimentica mai i piccoli gesti d’amore verso i suoi profeti, verso ogni uomo. Coloro che accolgono con benevolenza l’altro, soprattutto se debole e diverso, saranno ricompensati da Dio.

Nella seconda lettura (Rm 6,3-4.8-11), San Paolo ricorda ai cristiani di Roma che con il battesimo ci uniamo alla persona di Cristo e all’avvenimento della sua morte-risurrezione. L’immersione nell’acqua (è propriamente il significato del termine “battesimo”) simboleggia il morire e essere sepolto con Cristo rispetto a tutta la realtà del peccato e da cui si viene liberati.  Possiamo così camminare in una nuova vita, nella via di Gesù, la via della fiducia e dell’amore e poi donare anche noi la vita ad ogni nostro fratello.

Commento al vangelo

Nel Vangelo (Mt 10,37-42) Gesù chiede un’adesione radicale e totale a Lui e una disponibilità a seguirlo sulla strada della croce: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. ‘Prendere la propria croce’: questa frase si riferisce certamente alla morte di Gesù  e all’usanza romana della crocifissione: il condannato riceveva sulle spalle il legno trasversale (patibulum) e si avviava al luogo dell’esecuzione tra gli insulti e i disprezzi della gente. Ogni discepolo è chiamato ad appartenere a Gesù, condividendo il suo destino e la sua vita. Occorre legarsi a Lui con un amore che supera anche quello che si porta ai familiari più stretti. Non sei più tuo né di nessuno, ma solo di Cristo.

Il discepolo è invitato da Gesù ad essere testimone, è chiamato a vivere nella responsabilità ogni scelta della sua vita, è chiamato ad interrogarsi se ogni passo fatto è in conformità al pensiero e al sentire di Cristo. Come cristiani siamo chiamati per amore di Cristo a rinunciare, a sacrificare qualche cosa di noi ma non è una rinuncia fine a se stessa: Cristo vive in noi, dalle nostre vite nasce l’amore e la buona notizia della sua misericordia.

Ogni giorno siamo chiamati a prendere la nostra croce. Croce è anche la lotta contro il male che abita dentro di noi, contro tutto quello che non porta vero amore, pace. E’ lottare contro tutto quello che in noi crea divisione, sterilità, banalità, ipocrisia, non perdono, non accoglienza. “Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà”.  Tante volte anche noi siamo ‘attaccati’ alla nostra vita e vogliamo difenderla ma in realtà comportandoci in questo modo la perdiamo. Chi rimane fedele a Gesù e al Vangelo, vive in pienezza la sua umanità ed è non solo figlio di Dio ma  fratello, padre, madre di ogni uomo. Queste parole di Gesù ci ricordano la legge fondamentale della vita cristiana e di ogni vita autentica: il donarsi, che è l’anima dell’amore e questo comporta il saper perdere, il dimenticare noi stessi, il non mettersi al centro e dare spazio all’altro. 

Commento francescano

San Francesco, nella Ammonizione VI,  ci invita  a guardare con attenzione il buon pastore, Cristo, che per amore nostro sostenne la morte in croce: “Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore  sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e persecuzione, nella vergogna e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e per questo hanno ricevuto dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il raccontarle e predicarle”.

La croce è il segno e l’evento con il quale il Signore si è preso cura di noi. In Lui si trova il modello di ogni relazione vera: non si tratta di gloriarsi davanti agli altri ma di prendersene cura, come un pastore che muore per le sue pecore.

Preghiera

 

Signore Gesù, l’amore è la chiave che apre ogni porta, ogni incontro, ogni relazione. L’amore è il dono gratuito che troviamo all’inizio di ogni vita. Concedici un amore che non sia solo sentimento ma fatto di tanti piccoli gesti concreti che dicano agli altri la nostra benevolenza e prossimità verso di loro.  Così sia