I SANTI…IN ATTESA COME LA TERRA DELL’ACQUA


Se responsabilità è soprattutto realismo, rifiuto di illusori sogni di onnipotenza, il vero peccato si configura come pretesa di «essere come Dio»: come volontà prometeica, come volere dispotico, come intolleranza, come «certezza» di avere la verità dalla propria parte, come oppressione e sfruttamento. Il peccato inteso come «rifiuto del limite» può attecchire soprattutto entro gli spazi religiosi e può nascondersi sotto le vesti della pietà più pia, della perfezione più ricercata e del sacramento più celebrato. «Essere buoni», «diventare santi», «non commettere peccati», può essere la versione più mostruosa di un infantilismo non superato, del proprio cuore malato di onnipotenza. La vera pietà, al contrario, porta all’autoaccettazione, alla meraviglia e alla gioia «eucaristica» per un Dio diverso da noi di fronte al quale si resta in attesa come la terra dell’acqua che l’irriga, come il cielo delle stelle che lo illuminano.
Carmine Di Sante