Camminare sulle acque delle nostre paure-XIX DOMENICA DI T.O./A

 

 

9 agosto 2020 – XIX Domenica del T.O./A

La paura è nemica della fede, e la fede è l’unico antidoto alla paura: questo è, in estrema sintesi, il messaggio delle letture di questa domenica, XIX domenica del Tempo ordinario.  Avere paura è naturale e anche utile, per salvaguardare se stessi e gli altri in caso di pericolo. Gesù non condanna la paura: ci invita, però, a non lasciarci sommergere, soffocare o paralizzare da essa; a non nutrirla di pensieri che la rendano padrona della nostra vita, delle nostre scelte; a non lottare, quando siamo nella tempesta, come eroi che contano sulle sole proprie forze. La paura ci fa scordare che Dio è con noi sempre, che la nostra mano è nella Sua: alleniamoci, come Pietro, a vincere il dubbio dell’assenza di Dio nei momenti difficili; impariamo, fidandoci della Sua presenza, a “camminare sulle acque” delle nostre paure.

 

 

Dal Primo libro dei Re (19,9a.11-13a)

9aIn quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: 11 «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

 

Dalla Lettera ai Romani di san Paolo apostolo (9,1-5)

1Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: 2ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. 3Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. 4Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto e le promesse; 5a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)

22[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. 24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma» e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». 28Pietro allora gli disse: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

Ognuno di noi ha vissuto o sta vivendo le proprie “tempeste”: le onde della vita si agitano, perdiamo il controllo degli eventi, persone e situazioni si mettono di traverso rispetto al corso normale della vita, a ciò che ci attendevamo, alla pace e alla felicità alle quali tutti aspiriamo. La paura che tutto sia perduto e il dubbio che Dio davvero esista e sia coinvolto nella nostra vita sono più forti quando ci sentiamo colpiti da un’ingiustizia grave, inaspettata, sproporzionata… Ascoltando tante storie di sofferenza, di malattia, pensando alla paura e al dolore di questi mesi di pandemia, la reazione istintiva, naturale, può essere quella di sentire Dio lontano, “chiuso” nel Suo cielo, come Gesù che, all’inizio del Vangelo di oggi, si ritira solo in preghiera, lasciando che ai discepoli, sulla barca a molte miglia dalla riva, manchi letteralmente la terra sotto i piedi. Nei momenti di panico il Signore si trasforma in un fantasma, in un’entità lontana, irreale, uno spettro che aggiunge la paura di una punizione divina alla naturale paura della tempesta. Qualche capitolo prima (v. Mt 10, 28) Gesù dice: “non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo”. Quando l’anima è “allenata” alla preghiera, alla fiducia e confidenza in Dio, alla consegna di tutta la vita nelle sue mani (famiglia, lavoro, amore, figli, amicizie…), non anneghiamo più nelle nostre paure.La “brezza leggera” della presenza di Dio diventa via via più forte in noi di qualsiasi vento contrario; la presa della mano di Gesù ci tiene a galla, a dispetto di qualunque schiaffo della vita. Il Signore, come san Paolo nella lettera ai Romani, si fa sempre “anàtema” per noi, pur di salvarci: l’anàtema è colui che si espone tanto per amore nostro da metterci la faccia e addirittura perderla, come il Figlio di Dio crocifisso da comune delinquente per assorbire tutto il male dell’uomo e darci in cambio lo Spirito di Dio, il vero nutrimento della vita interiore.

 

 

Commento patristico

In una delle sue omelie San Gregorio di Nissa afferma che solo la purezza del cuore ci permette di vedere Dio, non l’intelligenza che, non riuscendo a coglierlo, scivola e sdrucciola come su una roccia a picco sul mare, che si inabissa nelle profondità di concetti così profondi da non poter essere afferrati dalla nostra mente. «Il Signore però solleva e sostiene i cuori che vacillano, come ha agito con Pietro, che stava per annegare. Egli lo rimise nuovamente in piedi sull`acqua come su un pavimento solido e resistente. Se trovandoci pencolanti sull`abisso di queste speculazioni si accosterà anche a noi la mano del Verbo, si poserà sull`intelligenza e ci farà vedere il vero significato delle cose, saremo allora liberi dal timore e seguiremo la sua via. Ma purché il nostro cuore sia puro. Dice, infatti: “Beati coloro che hanno un cuore puro, perché essi vedranno Dio”».

(San Gregorio di Nissa, vescovo, Om. 6, sulle beatitudini; PG 44, 1263-1266)

 

 

Commento francescano

“Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?” (Gv 6,60): di fronte agli insegnamenti del Vangelo anche noi, come i discepoli, abbiamo paura di non farcela, di non essere all’altezza. Molti dei frati che si unirono all’esperienza di Francesco da tutta Europa, ebbero “paura” della prima Regola che egli scrisse, giudicandola troppo rigida, fuori dagli schemi delle Regole monastiche già conosciute (cfr. CAss 18, FF 1564). La novità di Francesco faceva paura tanto da essere considerata follia: «dicevano infatti: “È fuori di sé”» (Mc 3,21). Nel 1221, al cosiddetto “Capitolo delle stuoie”, presenti cinquemila frati, Francesco stesso e il cardinale (forse Ugolino, futuro papa Gregorio IX), il Santo disse, rispondendo ai frati dotti che chiedevano una Regola più mite: “Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà… Il Signore mi ha detto che io dovevo essere come un novello pazzoin questo mondo, e non ci ha voluto condurre per altra via che quella di questa scienza”. Pronunciò queste parole prendendo per mano il cardinale, come Gesù fece con Pietro nella tempesta del lago di Tiberiade: sicuro di essere tenuto a sua volta per mano dal Signore, affrontò la tempesta interna all’Ordine non come un supereroe, ma come uomo innamorato di Cristo e dei suoi fratelli. Riscrisse la Regola, un po’ meno severa, la cosiddetta “Regola bollata”, per andare incontro alle richieste dei fratelli; poco dopo ricevette anche il “sigillo” della Passione di Cristo, con l’impressione delle stigmate.

 

 

Orazione finale

Ti rendiamo grazie, Signore, per la tua presenza in mezzo a noi, perchè ti fai vicino a ciascuno attraverso la Parola, l’Eucaristia, i Sacramenti, i sacerdoti, le persone che ci vogliono bene e che ci sono sempre accanto: accresci la nostra fiducia in te, alimenta la luce della fede che abbiamo ricevuto nel Battesimo. Tu sei Dio e vivi regni nei secoli dei secoli. Amen.