IL CORAGGIO DI DIRLO – XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/B

 

12 Settembre 2021 – XXIV DOMENICA DEL T.O./B

Nel Vangelo di questa XXIV Domenica del tempo ordinario è presente la professione di fede di Pietro “Tu sei il Cristo”, l’unico che alla domanda di Gesù “Chi dite che io sia?” ha il coraggio di dirlo apertamente; anche Tommaso pronuncerà una forte professione di fede – “Mio Signore e mio Dio” – ma solo dopo la Croce e la Risurrezione di Gesù e quando sarà in possesso delle “prove” che affermano e attestano la sua fede.

 

 

Dal Libro del profeta Isaia (50,5-9)

Signore Dio mi ha aperto l’orecchio

E io non ho opposto resistenza,

non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,

 le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;

 non ho sottratto la faccia

 agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,

per questo non resto svergognato,

per questo rendo la mia faccia dura come pietra,

sapendo di non restare confuso.

È vicino chi mi rende giustizia:

chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.

 Chi mi accusa? Si avvicini a me.

Ecco, il Signore Dio mi assiste:

chi mi dichiarerà colpevole?.

 

 

Dalla Lettera di San Giacomo apostolo (2,14-18)

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma  non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede”.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli versoi villaggi intorno a Cesarea di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: “La gente, chi dice che io sia”. Ed egli risposero: “Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti. Ed egli domandava loro: “Ma voi , chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: “Va’ dietro a me Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

L’intenzione di Gesù, attraverso la sua domanda, non è quella di effettuare un interrogatorio ai suoi nè tanto meno verificare il grado di stima della gente nei suoi confronti: Egli vuole solo “tirar fuori” ai suoi discepoli la verità di quello che essi pensano di Lui. Tutti tacciono ma Pietro risponde correttamente! Non basta, però, questa vera e solenne professione di fede per essere cristiani e per essere sicuri di seguirLo: quando Gesù comincia a esporre tutto quello che avrebbe dovuto patire, proprio Pietro cerca di fermarlo, chiamandolo in disparte e così, alla professione più autentica da parte di Pietro, seguono le parole forse più dure di Gesù nel Vangelo “Va dietro a me satana!”. Pietro, cercando di proteggere Gesù, pensa di volergli bene ma non è così, perchè essere discepoli è pensare, dire e agire come il Maestro, ma Pietro non è ancora pronto per questo. Ecco perchè è diabolico: perchè è incarnato ancora nella mentalità mondana, “che misura, dosa e fa risparmiare” anche sull’amore, opposta alla mentalità divina che ama fino alle estreme conseguenze, senza confini, misure o controlli.

Se è facile rispondere alla domanda “la gente chi dice che io sia?” alla domanda “ma voi chi dite che io sia?” segue invece un totale silenzio da parte dei discepoli, escluso Pietro. Essere cristiani, però, non consiste nel formulare risposte giuste: Gesù comincia a esporre il racconto della sua imminente e prossima passione, che appare insopportabile anche a noi, che pensiamo spesso a Dio come a colui che ci libera e ci salva da tutte le nostri croci, contraddizioni e ferite. Il Signore lo fa, ma solo aiutandoci a passare attraverso di esse, senza aggirarle ed evitarle. “Và dietro a me satana” si sente rispondere Pietro: essere cristiani significa vivere assimilando concretamente la logica e il pensiero di Gesù, che sono opposti a quelli del mondo, mettendoci alla Sua sequela giorno per giorno.

 

Commento francescano (FF 1224)

Perciò, dopo aver pregato molto devotamente, prese dall’altare il sacro libro dei vangeli e lo fece aprire, nel nome della santa Trinità, dal suo compagno, uomo davvero a Dio devoto e santo. Aperto il libro per tre volte, sempre si imbatté nella passione del Signore: allora l’uomo pieno di Dio comprese che, come aveva imitato Cristo nelle azioni della sua vita, così doveva essere a lui conforme nelle sofferenze e nei dolori della passione, prima di passare da questo mondo.

Francesco amò Gesù Cristo più di ogni altra persona di questo mondo. “La vita di Francesco fu un inno alla ferialità evangelica, un invito a vivere la quotidianità della vita accettando le lotte e le sfide che essa pone” (Felice Accrocca, “Francesco un uomo nuovo”). A tutti Francesco ricorda che l’esistenza cristiana deve essere giocata fino in fondo e richiede da noi un serio processo di conversione. Francesco ha impresso nel suo cuore il mistero della passione di Gesù, ha conformato tutta la sua esistenza a Gesù vivendo interiormente e concretamente ogni aspetto della passione. Francesco si è affidato totalmente al progetto di Dio, rinunciando ad ogni tipo di appropriazione e riconsegnando ogni cosa a Dio.

 

 

Orazione finale

Aiutaci, Signore, a riconoscere la tua croce come dono d’amore, che ci consente di portare frutto in abbondanza ed essere testimoni con la nostra storia di vita della tua risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.