I cerchi concentrici dell’Amore-XVIII DOMENICA DI T.O./A

 

 

2 agosto 2020 – XVIII Domenica del T.O./A

Festa del Perdono di Assisi

È strano vivere la giornata del Perdono di Assisi senza la Marcia Francescana, annullata a motivo dei rischi di contagio. Quello di quest’anno si trasforma allora in un cammino del cuore con un percorsosoloapparentementebreve, che apre alla condivisione, al servizio reciproco, all’incontro con l’altro: un cammino che ci avvicina, superando le fatiche, i dolori e gli inciampi sulla strada della vita. Con la pandemia si è tornati all’essenziale ed al desiderio del cuore di arrivare a vivere “Per lo tuo Amore” – questo il titolo della Marcia 2020, che coinvolgerà comunque i giovani attraverso i social – quello giusto, quello che Dio ha per ognuno di noi! Nel Vangelo di oggi Gesù opera un prodigio in risposta ad una fame concreta e reale nelle folle che lo seguono, uomini e donne che sono in realtà affamate di Dio: per loro e per noi Gesù opera il prodigio della condivisione del poco per molti…

 

 

Dal libro del profeta Isaia (55,1-3)

Così dice il Signore:

«O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite;

comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.

Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».

 

“Ascoltate e vivrete”: l’ascolto della voce di Dio in noi, dentro il cuore, e l’ascolto della Sua Parola attraverso la lettura della Bibbia, il suo ascolto domenicale e, per chi ne ha il desiderio e la possibilità anche infrasettimanale, sono essenziali per vivere. Se non ascoltiamo chi ci ha amati per primo (1Gv 4,19) siamo destinati a morire o a vivere a metà, senza gusto. Il nostro orecchio rimane chiuso per tante ragioni: la principale è forse la novità che l’ascolto può portare nella nostra vita, i cambiamenti e le sorprese che un ascolto profondo potrebbe introdurre in un’esistenza comoda, assestata, solo apparentemente sazia. Aprire l’orecchio alla voce di Dio, alla voce di chi ci sta più vicino, magari ogni giorno e magari suscitando in noi resistenze e fastidi, può diventare fonte di vita, di eternità, di una gioia non passeggera, non a buon mercato, bensì abbondante e completamente gratuita: quella dell’amicizia con il Signore. 

 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,35.37-39)

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Papa Francesco, commentando queste parole di San Paolo, dice: “Noi siamo tanto legati all’amore di Dio, che nessuna persona, nessuna potenza, nessuna cosa ci potrà separare da questo amore”. “Ogni uomo, ogni donna può rifiutare il dono”, “ma il dono c’è”. “Il dono è l’amore di Dio, un Dio che non può staccarsi da noi. Quella è l’impotenza di Dio. Noi diciamo: ‘Dio è potente, può fare tutto!’. Meno una cosa: staccarsi da noi!”. Infatti “Dio non può non amare”, quella è la sua “impotenza”: non condanna, ma “piange per me, quando io mi allontano”. Come afferma san Paolo nella lettera ai Romani (8,31b-39), quando dice che i cristiani sono vincitori perché “se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”. Papa Francesco ci ricorda che “la forza di questa sicurezza di vincitore”, questo dono, il cristiano lo possiede “nelle proprie mani, come una proprietà”, quasi che i cristiani potessero dire in modo “trionfalistico”: “Adesso noi siamo i campioni!”. Ma il senso è un altro: noi siamo i vincitori “non perché abbiamo questo dono in mano, ma per un’altra cosa”. È un’altra cosa “che ci fa vincere o almeno se noi vogliamo rifiutare la vittoria sempre potremo vincere”: è il fatto che niente “potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù nostro Signore”. “Non è che noi siamo vincitori sui nostri nemici, sul peccato. No! Noi siamo tanto legati all’amore di Dio, che nessuna persona, nessuna potenza, nessuna cosa ci potrà separare da questo amore. Paolo ha visto nel dono, ha visto più, quello che dà il dono: è il dono della ricreazione, è il dono della rigenerazione in Cristo Gesù. Ha visto l’amore di Dio. Un amore che non si può spiegare”.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 Il brano che segue, l’inizio di Matteo 14 con la prima moltiplicazione dei pani, mostra in maniera inequivocabile chi è Gesù e da dove gli vengono “tutte queste cose” (Mt 13, 56). Ciò che dà scandalo, soprattutto fra i suoi “compaesani” che lo conoscono come il figlio del falegname (v. Mt 13, 55-57) e che impensierisce i potenti, è la capacità di attrarre a sé senza essere né potente, né facoltoso, né violento. “Sentendo questo, Gesù si ritirò di lì in un luogo deserto, da solo”: Gesù attira a sé innanzitutto “ritirandosi” in preghiera, verbo che compare più volte in questo Vangelo. La sua è la “forza nella debolezza”, come dice Paolo, è la logica di Dio, quella dell'”Amore”. Più lui si “ritira” e più le folle lo seguono, “a piedi, dalle città”, attratte dall’Amore che emana dalla sua persona, dalle sue parole e dai suoi gesti. L’amore di Gesù conosce anche l’altro movimento connaturato all’amore vero: quello di “uscire”, altro verbo importante insieme ad altri che indicano la relazione d’amore verso l’esterno (“vide…”,“ebbe compassione…”, “guarì…”). La forza di Gesù è quella dell’Amore che compatisce. E Gesù è il Figlio di Dio, l'”incarnazione” che rende possibile, visibile e concreto l’Amore del Padre per il mondo.

L’episodio che segue, la “condivisione dei pani”, inserisce nello scenario l’azione dei discepoli, stimolata dal Maestro stesso che li educa a dare se stessi in dono alle persone, ad occuparsi concretamente dei bisogni della folla. “Sciogli la folla perché andando nei villaggi compri per sè il cibo”: non hanno intenzione – o non credono di averne i mezzi – i Dodici per sfamare cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini! Ma la logica di Gesù rompe quella dei discepoli, che è poi la nostra: la condivisione del poco pane disponibile diventa fonte di unità, punto di raccolta per tutti i bisognosi della terra. A noi è chiesto di collaborare a quest’opera d’amore divino. Gesù “presi i cinque pani e i due pesci, guardando verso il cielo, pronunciò la benedizione e spezzandoli, diede i pani ai discepoli, e i discepoli alla folla”: Egli è il centro dal quale prendono la spinta e si diffondono i cerchi concentrici dell’amore del Padre che, attraverso il Figlio, passa ai discepoli e poi via via a chiunque, toccato da questo Amore, non può fare altro che donarlo in abbondanza.

 

Commento Patristico

Sant’Agostino, nel suo 130° Discorso, commenta così il brano evangelico di oggi: “Fu operato un miracolo grande, saziando con cinque pani e due pesci cinquemila uomini e potendo riempire dodici ceste di pezzi avanzati. Grande il miracolo, ma esso non ci meraviglia molto se consideriamo chi l’ha compiuto. Ha moltiplicato i cinque pani tra le mani di coloro che li dividevano colui che moltiplica i semi che germinano sulla terra, tanto che si gettano pochi granelli e si riempiono i granai. Ma, poiché lo ripete ogni anno, nessuno se ne stupisce. Non è la mancanza di risalto nell’evento a togliere la meraviglia, ma la continuità. D’altra parte, il Signore, quando operava di queste cose, si esprimeva, per chi stava ad intenderlo, non solo a parole, ma anche attraverso gli stessi miracoli. I cinque pani significano i cinque Libri della Legge di Mosè. La Legge antica è orzo rispetto al grano evangelico.In quei Libri si contengono grandi misteri del Cristo.Ma come nell’orzo l’interno è nascosto sotto la pula, così il Cristo si cela sotto il velo dei misteri della Legge. Come i misteri della Legge sono presentati e messi in evidenza, così anche quei pani si espandevano quando venivano spezzati. Vi ho spezzato del pane ed è ciò che vi ho esposto.

 

 

Commento Francescano

Una delle sorelle di Santa Chiara, suor Cecilia da Spello, rendendo la sua testimonianza al processo di canonizzazione della santa assisiate, racconta che un giorno, a san Damiano, c’era una sola pagnotta di pane, frutto della elemosina raccolta dai frati questuanti, e che avrebbe dovuto servire a sfamare ben cinquanta sorelle e la fraternità dei quattro frati. Di fronte allo sgomento della sorella, Chiara non esitò, ma le comandò di dividere il pane a metà, di mandarne una parte ai frati, e di tagliare l’altra parte in cinquanta fette. Suor Cecilia rispose alla Madre Chiara: “per fare di questo poco pane cinquanta fette, ci vorrebbe quel miracolo del Signore dei cinque pani e due pesci”; tuttavia obbedì e, mentre tagliava, il pane “cresceva” sotto le sue mani e ne uscirono cinquanta fette “buone e grandi”. Questo episodio, vissuto da S. Chiara e dalle sue sorelle agli albori del XIII secolo dell’era cristiana, è una bella meditazione della Parola di cui la Chiesa ci fa dono in questa domenica del Tempo ordinario. Come Gesù, Chiara non compie nessun miracolo della moltiplicazione dei pani, perché non “materializza” altri pani: qual è, dunque, il vero miracolo? Il vero miracolo sta nel dividere per moltiplicare.

 

Orazione Finale

O Dio, che nella compassione del tuo Figlio verso i poveri e i sofferenti manifesti la tua bontà paterna, fa’ che il pane moltiplicato dalla tua Provvidenza sia spezzato nella carità, e la comunione ai tuoi santi misteri ci apra al dialogo e al servizio verso tutti gli uomini. Per Cristo nostro Signore. Amen