Nella tensione la Vita-XVI DOMENICA DI T.O./A

               

 

19 luglio 2020 – XVI Domenica del T.O./A

Nel vangelo di questa domenica Gesù racconta tre parabole: quella della zizzania, quella del granello di senape e quella del lievito. Ognuna di loro fa luce su un aspetto della nostra esistenza. Con la parabola della zizzania nel campo, ci mostra come la tensione tra forze opposte sia elemento costitutivo della vita terrena. Dovremmo allora avere il coraggio di fare verità, di accogliere noi stessi e gli altri per quello che sono, nelle nostre e loro contraddizioni, mantenendo vivo lo sguardo della fede, della comunione, dell’unità, accettando così la crescita dell’insieme. Con la parabola del granello di senape e del lievito, Gesù ci vuole indicare che una piccola quantità farà crescere l’insieme, il tutto, il bene, l’amore. Il regno di Dio si attua già in mezzo a noi tutte le volte che accogliamo Gesù e la sua parola. Si tratta di credere nelle promesse di Dio, di costruire il suo Regno qui con amore, umiltà e pazienza.

 

                 

Dal libro della Sapienza (Sap 12,13.16-19)

             Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

            La prima lettura dal libro della Sapienza ci presenta le caratteristiche di Dio. E’ un Dio paterno – materno, infatti si prende cura di ogni sua creatura. Il suo potere si manifesta nella forza del suo perdono, nell’amore per ciascuno di noi. La forza di Dio è il suo servirci, il suo donarsi costantemente attraverso la sua mitezza, perché con essa giudica ogni cosa e governa tutto il mondo. Siamo chiamati, in virtù della nostra figliolanza, a rivestirci di questo potere d’amore, spogliarci del nostro egoismo per abbracciare la sua mitezza. A prenderci cura degli altri e ad essere indulgenti, pazienti e compassionevoli verso i nostri fratelli.            

 

 

Dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,26-27)

          Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

          L’apostolo Paolo ci ricorda che lo Spirito Santo ci viene in aiuto perché siamo così deboli e incapaci di camminare da soli. E’ lo Spirito Santo che ci consola nei momenti di prova, di sofferenza fisica, morale, spirituale. Lo Spirito Santo è testimone dei nostri desideri, vittorie, gioie, e delle nostre lotte, tribolazioni quotidiane. E’ lui che raccoglie ogni nostra lacrima, ogni nostra lacerazione, frustrazione e sconforto. Affidiamoci a questa forza dell’amore di Dio che abita in noi affinché lo Spirito Santo compia i disegni e la volontà di Dio nella nostra vita.

 

 

Dal vangelo secondo Matteo
 (Mt 13,24-43)

       In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Parola del Signore.

            Oggi Gesù racconta tre parabole che ci rivelano il modo di agire di Dio con i suoi figli e tramite loro nella storia. La prima parabola ci mostra un seminatore che getta il buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Questa parabola ci permette di esplicitare alcune domande che albergano nei nostri cuori: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?La parabola della zizzania si riferisce alla compresenza in noi, nella comunità, nel mondo, di cose buone e cattive, perché è inevitabile che il male conviva con il bene. La vita è conflittuale, è una lotta costante tra luce e tenebre, tra bene e male, tra peccato e grazia ed il campo della semina è il nostro cuore. Ma abbiamo dalla nostra parte un alleato fedele e paziente: Dio, che ci accorda sempre e di nuovo fiducia e tempo. La pazienza di Dio supera le nostre logiche umane, ci insegna e ci esorta a non scandalizzarci del male, a non giudicare, ad essere meno rigidi verso gli altri e più tolleranti nelle diverse situazioni della vita, ad essere forti, a resistere al male combattendo e scegliendo il bene costantemente. I nostri peccati e nostri limiti sono lo spazio dove facciamo esperienza dell’amore di Dio, è questa la misericordia che siamo chiamati a sperimentare noi stessi e a riversare sui nostri fratelli.

           Le immagini del granello di senape e del lievito ci dicono qualcosa su come si diffonde e cresce il Regno di Dionel nostro cuore e nel mondo. Infatti, il seme piccolo e il lievito da soli non possono crescere, hanno bisogno di cure, di ambienti giusti, di altri componenti per crescere. Così pure noi abbiamo bisogno della comunità, degli altri, per dare frutto. Inoltre il seme non può fruttificare se non soffre, se non muore, se non dà vita. Guidati dallo Spirito Santo possiamo produrre frutti di amore, gioia, pace, benevolenza, mitezza, dominio di sé (Gal 5, 22-23) è così che accoglieremo questo regno di Dio in noi. Facciamolo maturare fino all’incontro definitivo con l’Amore.

 

Commento patristico

            Benedetto il Dio delle misericordie. Questo infatti soprattutto è proprio e peculiare di Dio, insito nella sua natura: avere misericordia fino al punto di trarci dalle stesse porte della morte…mettiamo dunque con impegno a riunirci nella preghiera gli uni per gli altri, come quelli della comunità di Gerusalemme per gli apostoli. Così obbediamo al comandamento e siamo stimolati alla carità, in questo termine racchiudo ogni cosa buona, e impariamo anche a rendere grazie con maggiore impegno. Chi infatti rende grazie a Dio per gli altri, molto più che per le cose degli altri, lo farà per le proprieAccostandoci a lui, dunque in primo luogo rendiamo grazie per tutto il mondo e per il bene comune. Anche se sono benefici comuni del Signore, tuttavia anche tu nella salvezza comune hai ricevuto salvezza.

                                                                                    (Giovanni Crisostomo, In Epist. 2ad Cor., Om)

 

Commento francescano

         Poiché, se il diavolo possiede qualcosa di suo nel servo di Dio, quando non sia attento e svelto nel distruggerla e sradicarla al più presto, con il potere attinto dalla preghiera, dal pentimento, dalla confessione e dalla riparazione, il demonio in breve tempo saprà trasformare un capello in una trave, a forza di ispessirlo. E per questo, miei fratelli, siccome dalla innocenza del cuore e dalla purezza di una incessante orazione, sgorga la letizia spirituale, sono queste due virtù che bisogna soprattutto acquistare e conservare, affinché la gioia, che con ardente desiderio amo vedere e sentire in me e in voi, possiate averla nell’intimo e nell’espressione, per edificare il prossimo e sconfiggere l’avversario. A questi, infatti, e ai suoi seguaci si conviene la tristezza; a noi di godere ed essere felici sempre nel Signore.

                                                                                (Specchio di perfezione, FF 1793)

 

Orazione finale

      Signore Gesù, tu che con amorevole pazienza ci solleciti ad impegnarci nella costruzione del Regno dei cieli, apri i nostri occhi perché possiamo riconoscere nella nostra piccolezza la grandezza del tuo Regno in mezzo a noi. Per Cristo nostro Signore. Amen