Sentirci suoi ci fa affrontare tutto-XII DOMENICA T.O./A

 

21 giugno 2020 – XII Domenica del T.O./A

“Credo davvero che il cristianesimo sia anche questione di stile. Noi siamo chiamati ad annunciare la Verità, ma non tutti i modi di farlo sono giusti. Cristo ci ha insegnato il modo della mansuetudine e questa dovrebbe diventare la cifra della nostra vita che non è: va tutto bene, ho tutto sotto controllo, riesco a fare tutto, ho capito tutto, ma sentirci innanzitutto suoi e per questo trovare la forza per affrontare tutto il resto” (don Luigi M. Epicoco). Questa è la grande speranza che la liturgia oggi ci dona nella dodicesima domenica del Tempo Ordinario: facciamola nostra e viviamola!

 

 

Dal libro del libro del profeta Geremia (20, 10-13)

Sentivo la calunnia di molti: “Terrore all’intorno! Denunciatelo! Si, lo denunceremo”. Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: “Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta”. Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa! Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.  

 

Geremia è un profeta chiamato dal Signore per proclamare nella verità a Gerusalemme che è ormai vicina la rovina d’Israele, perché fondato su una religione nazionalistica, che nel tempo è divenuta troppo arida. Anche gli amici del profeta sono schierati contro di lui, ma in questa situazione ricca di contrarietà umane, l’uomo di Dio ci dà l’esempio per affrontare le avversità più grandi. Geremia sa che i suoi nemici sono nemici di Dio, quindi non punta il dito e non trama vendetta contro di loro, né si appella alla legge vigente in quel periodo, la legge del taglione (v. Es 21,23-25): egli si affida al Signore e aspetta che sia Dio stesso ad intervenire per punire i colpevoli.   

                                                                     

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5, 12-15)

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.    

 

Il brano a cui fare riferimento per capire i versetti odierni è Genesi 2-3, che presenta la trasgressione che conduce al peccato. Tutti in Adamo possiamo riconoscerci nella carne e nella debolezza della colpa, ma in Cristo la morte che conduce al peccato è stata redenta: la legge mosaica ha smascherato la nostra miseria, ma la grazia ci ha trasformati da peccatori a giusti. Per questo possiamo avere piena fiducia nella croce che, in Cristo, Dio ha patito, perché questo vivificante messaggio continua a estendersi nel tempo grazie alla nostra vita cristiana.  

  

 

Dal Vangelo secondo Matteo (10,26-33)                                                                                                     

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.    

 

Oggi la liturgia presenta parte di uno dei discorsi missionari costitutivi del vangelo di Matteo. Il Signore ci chiede di essere trasparenti, di essere luce e di non nasconderci nelle tenebre delle nostre incoerenze. Lui, poi, non nasconde i conflitti inevitabili che dovranno affrontare coloro che hanno scelto di seguirLo, ma chiede di non fermarsi alle apparenze di una potenza mondana che illude l’uomo e lo rende arrogante, padrone della vita del suo simile. Quando sul nostro cammino incontreremo situazioni in cui sembra che il male prevalga sul bene, ricordiamo quello che il Signore ha sempre annunciato attraverso i secoli, attraverso le parole che san Giovanni Paolo II pronunciò nell’omelia d’inizio del suo pontificato: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi- vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia- permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo Lui ha parole di vita, sì! Di vita eterna.”Allora, coraggio! Ognuno s’impegni sul proprio cammino e non si spaventi di quello che alberga nel proprio cuore o delle sconfitte e dei fallimenti perché oggi il Signore ci ripete: “neanche un passerò cadrà a terra senza il volere del Padre nostro”.        

 

Commento patristico

Osservando poi tutte le altre cose poste al di sotto di te, scoprii che né esistono del tutto, né non esistono del tutto. Esistono, poiché derivano da te; e non esistono, poiché non sono ciò che tu sei, e davvero esiste soltanto ciò che esiste immutabilmente. Il mio bene è l’unione con Dio, poiché, se non rimarrò in lui, non potrò rimanere neppure in me. Egli invece rimanendo stabile in sé, rinnova ogni cosa.

(Sant’Agostino,Confessioni VII, 11)

 

Commento francescano

Frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: “Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano”; infatti il Signore nostro Gesù Cristo, del quale dobbiamo seguire le orme, chiamò amico il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. Sono dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazione e angustie, vergogna e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto perché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.  (Rnb XXII, 1-4)

 “Qui non si tratta di una questione di sofferenza quale moneta, procurata grazie alla loro [dei nemici]cattiveria, buona per comprare il paradiso. Essi vanno amati molto perché, a motivo della fatica relazionale che chiedono, “obbligano” ad una conoscenza di sé più profonda e vera, una conoscenza che chiede e consente di indagare i sentimenti nascosti nel nostro cuore, per comprendere se siamo in balìa dell’ira e della violenza o invece, seguendo il Cristo crocifisso, siamo diventati capaci di non dolerci dell’ingiuria subìta. Senza di essa non sarà possibile gestire e guarire le relazioni infettate dall’inimicizia” (P. Maranesi,“Fate attenzione fratelli!”).

                                                                                                                                                                           

Orazione finale

O Dio, quando la tua missione esige un amore che incontra inevitabilmente conflitti o persecuzioni, donaci di individuare in esse la tua presenza per affrontarle con il tuo stesso cuore, imitando i gesti e le parole di Tuo Figlio, nostro Signore, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.