MA CHI ME LO FA FARE?- XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/B

 

22 agosto 2021 – XXI DOMENICA T.O./B

Il Vangelo di questa XXI Domenica si apre con questa affermazione: “questo linguaggio è duro! chi può intenderlo?”. É facile stare accanto a una persona quando sentiamo “le farfalle nello stomaco” e siamo travolti da un’onda emotiva: è solo quando l’emozione passa che viene alla luce il vero discepolo e si comprende da chi e da che cosa ci lasciamo guidare. Ha valore, ma è estremamente riduttivo stare con Gesù solo quando opera miracoli, guarigioni, moltiplicazioni di pani e di pesci, applaudendo e ricevendo passivamente: diventa più entusiasmante e inevitabilmente più difficile diventare attori protagonisti e continuare a rimanere quando non proviamo nulla o quando percepiamo Dio come lontano: siamo contenti e felici quando tutto va secondo la logica della nostra pancia, la nostra resistenza inizia quando viene messa in discussione la logica del nostro cuore. Ecco come risponde Pietro: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”, possiamo scegliere di andare via oppure di rimanere, sapendo che dietro l’aridità, la tribolazione, il velo, le nuvole, i dolori, semplicemente RIMANIAMO ma assieme a Lui, nonostante tutto.

 

 

Dal libro di Giosuè (24, 1-2.15-17.18b)

In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (5, 21-32)

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

 

 

Dal vangelo secondo Giovanni (6, 60-69)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

Capire ed essere capiti è diventato l’urlo urgente della nostra società. Quando, però, si vuole capire tutto significa che si cerca di controllare tutto: anche voler capire a tutti i costi il modo di agire di Gesù è una grande tentazione del cuore. Amare Gesù significa mettersi prima di tutto in ascolto mettendo in secondo piano le nostre certezze e i nostri pregiudizi: solo allora il nostro cuore si dilaterà e la nostra mente sarà illuminata, questa è la vera conversione. Quando ci si converte ci si scontra con il linguaggio “duro” di Gesù, come lamentano i molti discepoli del Vangelo odierno, durezza che spesso ci fa domandare a noi stessi: “Ma per chi lo faccio?”, “Ma chi me lo fa fare?”, “Era meglio prima!”. Tutto ciò che non rientra nei nostri esigui ragionamenti diventa addirittura impossibile e insopportabile anche solo da ascoltare. Senza una fede che coinvolga tutta la nostra persona, le parole di Gesù diventano oltre che dure anche impraticabili. Quando un bambino viene abbracciato dalla madre, egli non interpreta immediatamente il valore di quell’abbraccio: inizialmente lo percepisce col corpo, col tempo anche con la testa e col cuore, quindi con tutto se stesso, perciò non è più un abbraccio che tocca solo i sensi (da bambino), ma unico, totalizzante e compatto (da adulto). Un simile processo avviene anche per la fede. Possiamo scegliere il realismo di Pietro che rimane non solo perchè Gesù ha parole di vita eterna, ma anche perchè Egli è l’unico che ci fa fare esperienza che la vita è qualcosa di VIVO. Questa è la vita eterna: una vita VIVA, piena e libera, che ognuno di noi desidera e cerca fin da ora, che anticipa il “dopo”, la vita immortale e senza fine.

 

 

Orazione finale

Signore Gesù, aumenta la nostra fiducia in te perchè possiamo seguirti anche quando ci chiedi di camminare disobbedendo alle nostre logiche, perchè possiamo scorgere orizzonti più grandi dei nostri, più sicuri ma limitati. Tu sei Dio e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen