12 aprile 2020 RISURREZIONE DEL SIGNORE

«La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo», ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC, 63). Nella Risurrezione viene confermata la divinità del Signore Gesù, vero Dio e vero uomo: essa è l’evento che illumina tutta la sua esistenza la quale, umanamente, ha l’aspetto del fallimento e della sconfitta, attraverso la morte in croce. Eppure è proprio in quell’essere annientato che si è verificato, paradossalmente, lo sviluppo umano in pienezza, perché esso è il risultato della «personalissima»missione di Gesù di Nazareth, voluta da Dio: che Lui sia il Signore della vita.

 

Dagli Atti degli Apostoli (10,34a.37-43)

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

I discepoli sono missionari non perché siano esemplari per la loro vita, ma perché possono riferire la parola e gli incontri con Gesù a chi voglia cogliere, con cuore puro, la loro testimonianza. In tal modo Pietro scopre e si rende conto che, prima ancora di ricevere il battesimo, la discesa dello Spirito Santo su Cornelio e i familiari indica, in maniera evidente, che il progetto di Dio è aperto anche per i pagani e la loro accoglienza nel Regno non passa più solo attraverso l’ebraismo, ma li inserisce, immediatamente, nella Chiesa mediante la fede in Gesù e il battesimo.

 

Dalla Lettera ai Colossesi (3,1-4)

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

In questo brano pasquale risplendono la figura e la persona di Cristo, “seduto alla destra di Dio”: come preannunciato secoli prima dal Salmo 110, Egli è entrato definitivamente nella sfera di Dio e insieme al Padre governa il nostro mondo, la nostra storia, affinché il nostro diventi un mondo buono, il paradiso prefigurato nell’Eden. Al raggiungimento di questo fine cooperiamo anche noi. Di Cristo si dice che è “vostra (nostra) vita”: in Lui siamo già entrati a far parte della realtà divina, anche se tale vita è ora “nascosta”, non visibile, ma poi diventerà chiara e “manifesta”.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Gli Apostoli sono i testimoni che hanno visto il Risorto, hanno mangiato e bevuto con lui. Essi hanno ricevuto l’incarico di predicare che Cristo risuscitato è stato costituito giudice dei vivi e dei morti. San Paolo sottolinea, in modo speciale, che la Risurrezione del Signore instaura una nuova vita nei battezzati: il cristiano è colui che è morto con Cristo, e che con Lui è risuscitato ad una vita nuova. La fede nella Risurrezione è la roccia salda per San Paolo, il fondamento su cui poggia tutto il suo dinamismo apostolico.

Maria di Magdala è catturata dall’evangelista nel racconto di quel primo mattino dopo il sabato, nella sua ansiosa corsa alla tomba quando ancora l’alba non aveva imbiancato il cielo. La pietra del sepolcro è manomessa e il corpo del suo Gesù è scomparso! Torna allora indietro e si precipita dai discepoli. Pietro e Giovanni, increduli, corrono al sepolcro per scoprire che ciò che Maria dice è vero! Ma Giovanni, il discepolo prediletto, che aveva potuto ascoltare il battito di Vita eterna del cuore del Maestro quando era adagiato sul suo petto nell’Ultima Cena, entrando nel sepolcro “vide e credette”. Gli occhi del suo cuore amante vedono aldilà delle bende ripiegate; il suo “vedere” diventa certezza di fede: la Vita ha trionfato sulla morte, il suo Maestro è risorto!

Anche noi nel giorno del battesimo, quando siamo stati “innestati” in Cristo, nel suo mistero di morte e risurrezione, abbiamo ricevuto quello stesso Spirito di fede e, alla luce di questo dono, come i primi discepoli, siamo chiamati a vivere da risorti, da uomini nuovi. Celebrare la Pasqua allora significa per noi entrare, con Cristo, nel mistero di un amore che si dona “sino alla fine”, senza riserve, partendo proprio da coloro che ci sono più vicini. Questa è resurrezione: amare. Amare la gente, ogni uomo e i poveri soprattutto, e amare Gesù. Solo se lo accogliamo nel nostro cammino e ci poniamo al suo fianco avremo sapienza e conoscenza, la motivazione del nostro vivere: comprenderemo il senso del suo amore, che ci libera dalla tristezza e dà gioia al cuore; non temeremo più l’oscurità poiché sappiamo che Egli è con noi e sappiamo dove questa via ci conduce, cosa ci attende alla sua fine, cosa ci dà luce nella notte se non lo spezzare il Pane, il vivere l’Eucaristia, che è la Carne e il Sangue di Gesù. Carne e Sangue divino e risorto di cui ci nutriamo, che danno alla nostra carne la sua essenza, la rendono risorta, la preparano alla sua futura e piena risurrezione. Con Gesù, uniti nello spezzare il suo Pane, e il nostro che al suo si unisce, acquisiamo la Risurrezione. Nella nostra croce ci facciamo risorti; nel vivere la Parola ci facciamo risorti, nello spezzare insieme l’Eucaristia noi, risorti, spezziamo con Cristo le catene del nemico, che cerca in tutti i tempi di renderci prigionieri. Noi con Cristo gridiamo il grido della vittoria, ci facciamo liberi e diamo libertà; liberi di vivere in eterno l’amore della Risurrezione per cui siamo nati, e al quale andiamo.

 

Commento patristico

Non solo non dobbiamo provare vergogna per la morte di Dio nostro Signore, ma dobbiamo ricavarne la più grande fiducia e la più grande fierezza. Nel ricevere da noi la morte che ha trovato in noi, ci ha fedelmente promesso di darci la vita in lui, quella vita che non potevamo avere da noi stessi. E se colui che è senza peccato ci ha amati al punto da subire per noi, peccatori, ciò che avremmo meritato per il nostro peccato, come potrà non darci ciò che è giustizia, lui che ci giustifica e ci discolpa? Come non darà ai giusti la loro ricompensa, lui che è fedele alle sue promesse e ha subito la pena dei colpevoli?” (Dal “Trattato sulla Passione del Signore” di Sant’Agostino, vescovo).

 

Commento francescano

Dalla liturgia odierna possiamo trarre il messaggio di gioia e letizia che Francesco ben presenta nei suoi scritti. Leggiamo nella Regola non bollata, al Capitolo 7: ”i frati si guardino dal mostrarsi tristi all’esterno e rannuvolati come gli ipocriti, ma si mostrino gioiosi nel Signore e lieti e cortesi come si conviene” (§16). La gioia, dunque, deve essere nel Signore e la letizia vera, evangelica, per Francesco si esprime quando nelle situazioni più disparate, e soprattutto in quelle di sofferenza, sappiamo essere pacificati interiormente e conformati a Cristo povero e crocifisso: in questo modo, quelloche prima ci sembrava amaro si cambia in dolcezza di animo e di corpo (cfr. Rnb 9,2e Plet). È importante sottolineare come, per il Santo, anche il creato debba essere fonte di gioia e di lode per il suo Creatore (cfr.Cant).

 

Orazione finale

Resta con noi, Signore risorto, e fa’ che i nostri luoghi di morte siano ancora visitati dalla tua Parola salvifica che dona gioia e pace alle nostre vite. Tu sei Dio e vivi e regni nell’unità con lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.