LECTIO DIVINA – 16 Febbraio 2020 – VI Domenica T. O. / A

 

Sir 15,16,21;  1Cor2,6-10; Mt5,17-37

 

 

In questa sesta domenica del tempo ordinario il Signore ci ri-chiama a porre l’attenzione ai suoi precetti non come l’osservanza di norme, ma come suggerisce l’etimologia della  parola stessa: “obbedire“ in latino è ob-audire, ascoltare per; così il nostro Dio vuole semplicemente donarci un modo per relazionarci con Lui. A riguardo, poi, leggiamo cosa Benedetto XVI, in un altro contesto, scrisse nel documento Deus caritas est. “L’israelita credente prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell’amore di Dio con quello dell’amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: ”Amerai il tuo prossimo come te stesso”(19,18; cfr12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr1Gv 4,10), l’amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro”. Osservare i suoi comandamenti, dunque, diviene semplicemente un’esigenza dell’uomo!      

 

 

Testo e commento alle Letture

 

Dal libro del Siracide 15,16-21

Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. I suoi occhi sono su coloro che lo temono, Egli conosce ogni opera degli uomini. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare.

 

Oggi la liturgia in questo brano ci parla di un Dio creatore che ama l’uomo e lo chiama a collaborare con Lui. Donandogli la libertà, poi, gli dà la capacità di scelta. Le conseguenze del nostro peccato, dunque, non sono attribuibili a Lui! Si; è un dono grande tale libertà, ma affidiamoci allo Spirito che ci illumini la via del Bene e ci dia la forza per percorrerla.

                                                                                                      

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 2,6-10

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti a nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma, come sta scritto: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano”. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

 

Oggi Paolo ci indica la modalità del suo essere apostolo e il conseguente suo apostolato. Pone la forza del suo annunzio nel tema centrale del cristianesimo qual è la croce; e non facendo uso, poi, per tale annunzio, di tecniche sofisticate dell’oratoria e non adottando la raffinatezza della sapienza e della retorica greca, ci dice che la Sapienza divina non è conosciuta dai dominatori di questo mondo. Tali dominatori possiamo riconoscerli nelle potenze spirituali che operano nella storia attraverso le grandi personalità che dominano le nazioni. Ancora, “il potere” crocifiggendo Gesù ha dimostrato di non conoscere il mistero divino. La Sapienza, invece, a cui si riferisce qui Paolo si è comunicata a chi si è lasciato invadere dallo Spirito, tanto che lo stesso è divenuto suo maestro perché con le sole forze della ragione l’uomo non riesce ad accogliere questa sapienza; invochiamo allora lo Spirito per essere mossi da Lui e, penetrando così nel mistero divino, giungiamo a possedere lo stesso pensiero di Cristo e attualizzarlo nella nostra vita (cfr. Il racconto della bibbia di Gianfranco Ravasi).   

 

 

Testo e commento al Vangelo

 

Dal Vangelo secondo Matteo 5,17-37                                                                                                        

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 

   

In tale brano sono presenti le cosiddette “antitesi” espresse con: “vi fu detto…ma io vi dico”. Importante, poi, è da notare la presenza del termine “plêroun” che non indica solo adempimento, ma pienezza. Allora da quanto detto sopra possiamo dedurre che i temi presenti dell’omicidio, dell’adulterio, del divorzio e dei giuramenti, vengono presi, sì, dall’antico Testamento, ma in Gesù si compie tale legge anticotestamentaria e diviene   Lui ora l’interprete definitivo e manifesta, così, le intenzioni originali di tali norme. In tale prospettiva dobbiamo vedere la citazione simbolica della lettera minuscola dell’alfabeto ebraico (“iod”). All’uomo cristiano che sceglie di obbedire a tale religione non interessa un’obbedienza minuziosa, ma la sua totalità. Necessita dunque da quanto detto un radicale impegno di vita che si esplica in una fedele e coerente adesione alla volontà di Dio come ci propongono le “antitesi” ascoltate oggi nel brano evangelico di Marco.

 

 

Commento patristico

 

Considerate bene quanto qui insegniamo, che cioè i fatti degli uomini non si differenziano se non partendo dalla radice della carità. Molte cose infatti possono avvenire che hanno una apparenza buona ma non precedono dalla radice della carità: anche le spine hanno i fiori; alcune cose sembrano aspre e dure; ma si fanno, per instaurare una disciplina, sotto il comando della carità.  Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla con amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene

(sant’Agostino, Commento alla 1Gv).

 

  

Commento francescano

 

Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e amano le tenebre più della luce, rifiutano di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; di essi dice il profeta: “Maledetti coloro che deviano dai tuoi comandamenti”. Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come il Signore stesso dice nel Vangelo:”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta la mente, e il prossimo tuo come te stesso” (lettera a tutti i fedeli, seconda redazione, FF186).    

                                                                                                                                                                                   

 

Orazione finale

 

Spirito Santo amore del Padre e del Figlio, che dai voce al solenne silenzio di tutte le cose, insegnami a tacere con saggezza, a parlare con prudenza. Tu sei l’amore, voce della perfetta carità, educami alla contemplazione della maestà di Dio, alla ricerca appassionata della Sua volontà. Tu o Spirito Santo sei il principio di azione, dammi prima il silenzio che adora, poi l’azione che all’Amore risponde. Amen.