12 gennaio 2020 – BATTESIMO DEL SIGNORE / A

 

 

    Is 42,1-4.6-7; Dal Sal 28(29); At 10,34-38; Mt 3,13-17

 

Oggi celebriamo il Battesimo del Signore, che possiamo definire una seconda Epifania, in quanto Epifania significa Teofania: manifestazione pubblica di Dio all’uomo. Dopo le celebrazioni connesse con la nascita di Gesù, la liturgia (come peraltro fanno i vangeli) ci porta di colpo al Gesù adulto, quando egli diede inizio alla sua vita pubblica, conclusa dopo tre anni con la sua morte e risurrezione.

 

Testo e commento alle letture

 

Dal libro del profeta Isaìa (42,1-4.6-7)

Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

 

Questo brano di Isaia fa parte dei canti del Servo del Signore. Il termine “servo” indica un personaggio che ha posto la sua vita a disposizione del Signore. Il personaggio è Isaia, il titolo di servo del Signore gli è stato attribuito da Dio, (solo in seguito i cristiani hanno associato il tutto a Gesù) che dice: ecco il mio eletto, colui che risponde ai miei desideri, colui del quale mi compiaccio, lo sceglie per affidargli una missione, per chiedere un servizio in favore degli altri. L’uomo è rivestito di debolezza, ma quando Dio affida un compito gli dà la capacità di attuarlo. Al Servo dà l’energia divina. Gli è affidato l’incarico di portare il diritto alle nazioni, di far trionfare nel mondo la giustizia, che consiste nella benevolenza e nella salvezza. Si dice quali comportamenti eviterà. Non adotterà metodi da dominatore. Non si imporrà con la forza, con le minacce di sanzioni. Non griderà, non alzerà la voce. Non sarà intollerante, né intransigente con i deboli. Non condannerà nessuno. Per lui non ci saranno mai casi perduti, situazioni irrecuperabili. Sarà anche tentato dallo scoraggiamento di fronte a un’opera tanto ardua, ma si fermerà saldo e deciso nel portarla a termine e non arretrerà di fronte a nessun ostacolo. Sarà mite ma non debole, non si lascerà intimidire da nessuno.

 

Dagli Atti degli Apostoli (10,34-38)

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

 

Il discorso di Pietro si svolge nella casa di Cornelio centurione romano; Pietro era in viaggio a Lidda e Giaffa, comunità giudaiche, mentre a Cesarea c’era la comunità ellenista. L’apertura a Cornelio non è opera di Pietro, ma è descritta come opera di Dio, la conversione di Cornelio non costituisce per Luca che scrive gli atti, un caso individuale, ma ha un valore universale. 

È Dio che prende l’iniziativa e guida i passi della comunità cristiana, da qui poi parte tutta l’azione successiva dei due protagonisti umani Pietro e Cornelio che seguono con fedeltà e puntualità l’ordine di Dio.

È interessante notare che la spiegazione o la comprensione degli ordini di Dio, che danno poi l’avvio a tutta la vicenda, avviene mediante gli incontri, l’accoglienza, l’ospitalità e il confronto tra le persone e i gruppi: Pietro accoglie gli inviati di Cornelio; Cornelio accoglie Pietro e questi ne accetta l’ospitalità; Pietro poi andrà a Gerusalemme e si confronterà con gli altri Apostoli e fratelli. All’interno di questi incontri o rapporti umani avviene la comunicazione che fa progredire la riflessione sugli avvenimenti vissuti e fa maturare la comprensione di fede.

Tutto questo processo, dove si coniugano rivelazione divina e riflessione umana, accoglienza e scambio di doni, conduce alla costruzione di una Chiesa-Comunità aperta dove i pagani entrano a far parte, a pieno diritto, del popolo di Dio (11,18), e ciò verrà confermato nel Concilio di Gerusalemme.

Una sfida anche per noi, di saper leggere “LA VITA”, gli avvenimenti alla luce della PAROLA DI DIO che tutt’oggi parla e ci interpella a dare nuove risposte, nuovi slanci alla nostra fede, messa in gioco nell’incontro con ogni ALTRO diverso da noi per cultura, fede e che vive accanto a noi, nei nostri paesi o città.

 

Testo e commento al Vangelo

 

Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

 

Il brano del Vangelo di Matteo che oggi leggiamo, è uno di quelli più alti e più densi, nei quali il linguaggio umano deve cercare di piegarsi per esprimere il mistero indicibile di Dio che discende, si abbassa, per rimanere con la sua creatura. L’esegesi è continuamente impegnata nel cercare di comprendere il senso dell’evento narrato, di chiarire il genere letterario della pagina evangelica, di illuminare il significato del linguaggio simbolico, ricco di riferimenti biblici, di cogliere l’intensità dell’esperienza di fede che la prima comunità cristiana ha vissuto facendo memoria del Battesimo di Gesù. Siamo ancora nella prima parte del Vangelo di Matteo: la presentazione dell’identità di Gesù come Messia di Israele che sorprende per la novità del suo “lieto annuncio”. Se parlando dell’origine misteriosa di Gesù Cristo, Matteo sorprende dicendo che “Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo” (1,18), adesso di nuovo sconvolge narrando che Gesù sperimenta personalmente lo Spirito di Dio, nel momento nativo della sua vera e piena identità, inizio della missione che dà senso alla sua esistenza nel mondo: egli è personalmente, veramente, liberamente, “dallo Spirito Santo”. In Gesù si realizza in pienezza quello che Paolo dice per coloro che credono in lui: “Coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio” (Rom.8,14).

Matteo ha appena presentato la figura di Giovanni, il suo forte messaggio che richiama alla conversione, la sua missione a cui rispondono “Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano, che accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui, confessando i loro peccati”, e il suo annuncio della prossima venuta di un Messia giudice, vendicatore.

“Allora si presenta Gesù, dalla Galilea, al Giordano, presso Giovanni, per essere battezzato da lui”: anche Gesù, come Giovanni, “si presenta” sulla scena della storia, ma non viene da Gerusalemme o dalla Giudea, ma dalla Galilea, la regione più esposta alla contaminazione con i pagani e con il peccato. E Gesù si presenta non dalla parte di chi denuncia, condanna, ma come partecipe della condizione di tutti gli uomini, condividendo la condizione dei peccatori. Tutto il Vangelo chiarirà il senso del messianismo di Gesù, anticipato in questa sua entrata in scena, sconvolgente per la normalità con cui solidarizza con i peccatori, per condividere il loro bisogno di salvezza. “Ma Giovanni lo impediva dicendo: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” In questa esperienza di Giovanni sta tutta la sua sorpresa di fronte a Gesù. “Giovanni lo impediva”. L’imperfetto dice un atteggiamento che dura: l’atteggiamento più logico per ogni uomo, anche per noi. Se Gesù è il Messia deve essere “Santo”, “Potente”, “Perfetto”: non può essere uno che si fa battezzare, uno che si confonde con gli uomini peccatori. La risposta di Gesù, la sua prima parola nel Vangelo di Matteo, è illuminante: “Lascia, ora: conviene che noi portiamo a compimento ogni giustizia”.

A Giovanni, Gesù, chiede l’atteggiamento fondamentale del credente, di non porre ostacoli all’imprevedibilità di Diopretendendo che egli entri negli schemi della razionalità umana, e poi, associandolo a sé, gli chiede di aprirsi ad una nuova prospettiva: “portare a compimento ogni giustizia”. Tutto il Vangelo mostrerà che Gesù porta a compimento il progetto di Dio (la sua giustizia) che adesso comincia a svelarsi: a Giovanni è chiesto di non sovrapporre la giustizia umana a quella di Dio. “E Giovanni lo lasciò fare”. “Gesù battezzato”: Gesù è disceso, rivelando così la dimensione autentica dell’esistenza che non pretende di innalzarsi, non ha paura di svuotarsi, perché solo così può lasciare che Dio discenda nella debolezza umana per amarla, condividerla, riempirla della sua vita. Solo discendendo, accettando la propria fragilità peccatrice, l’uomo può lasciarsi amare da Dio, gustare il suo Amore, non avere paura, vivere nella gioia. Solo discendendo l’uomo è innalzato dalla forza dell’Amore di Dio. “Ed ecco, sono aperti per lui i cieli”, il progetto di Dio, l’uomo immagine di Dio, la relazione filiale, adesso può compiersi: in Gesù che si svuota accettando fino in fondo la condizione umana, Dio può discendere perché l’uomo possa salire e partecipare della vita di Dio. “E vide lo Spirito di Dio discendere e rimanere su di lui”. Matteo insiste sull’esperienza personale vissuta da Gesù: è lui che “vede” lo Spirito che ” discende come una colomba” e “rimane su di lui”. Lo Spirito che all’inizio della creazione aleggiava sulle acque, che i profeti hanno visto all’opera nella storia del popolo, che Maria ha sperimentato operante in lei, adesso scende e rimane su di lui, che non ha voluto innalzarsi ma è disceso accettando la forma di servo, per fare di lui il Figlio di Dio (Fil.2,6-11). Appare così in Gesù che discende nel battesimo e in Giovanni che lascia che egli discenda (come prima, in Giuseppe, giusto), il compimento della giustizia di Dio, in un radicale capovolgimento: la giustizia non è quello che Dio aspetta che l’uomo compia, ma ciò che l’uomo lascia che Dio compia.

 E Dio vuole essere solo Amore gratuito che discende nell’uomo peccatore. Nel battesimo Gesù sperimenta il senso pieno della sua esistenza e di conseguenza comprende la sua missione per il mondo: essere l’Amore di Dio per il mondo. “Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questi è il mio Figlio, l’amato: in lui ho visto realizzato il mio disegno”. L’esperienza dello Spirito vissuta da Gesù, adesso è proclamata dalla voce del Padre per il mondo intero: Gesù che accetta la condizione umana, che condivide la fragilità peccatrice di tutti, che non vuole uscire dal proprio limite, lascia che tutto in lui sia Amore di Dio. Il progetto di Dio è un progetto d’Amore: l’uomo, la creazione, tutto è fragile, ma tutto è Amore, Amore che diventa tanto più grande, quanto più è fragile. È la novità cristiana, così normale e così divina. Tutto dipende da noi, come da Giovanni il Battista: lasciare che Dio scenda per essere come noi e rinunciare alla nostra volontà di salire per essere come Dio.

 

Commento Patristico

 

Dal trattato sui Misteri di Sant’Ambrogio

Queste acque nelle quali spesso mi sono immerso senza mondarmi, sono proprio esse che devono mondarmi? Da questo impara che l’acqua non monda senza lo Spirito. È per questo che tu hai letto che nel battesimo tre testimoni sono concordi (cfr. 1 Gv 5, 8): l’acqua, il sangue e lo Spirito, perché se di essi ne togli uno solo, non c’è più il sacramento del battesimo. Di fatto, che cos’è l’acqua senza la croce di Cristo, se non una cosa ordinaria senza nessuna efficacia sacramentale? D’altra parte, senza acqua non vi è mistero di rigenerazione, perché «se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5). Anche un catecumeno crede nella croce del Signore Gesù con la quale è segnato anche lui, ma se non sarà stato battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo non può ricevere la remissione dei peccati e neppure attingere il dono della grazia spirituale. Perciò quel Siro si immerse nell’acqua sette volte sotto la Legge, ma tu sei stato battezzato nel nome della Trinità.

 

Commento francescano

 

La realizzazione di Francesco di Assisi non è stata con il ricevere il dono delle stimmate ma quella di vivere in pienezza il proprio Battesimo, scoprendosi sempre più figlio nel Figlio, ed elevando al Padre delle Misericordie lodi, salmi, cantici e restituendo a Lui tutto se stesso.

“Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli”. Amen.

 

Preghiera conclusiva

 

“Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli”. Amen.LECTIO DIVINA – 12 Gennaio 2010 – Battesimo del Signore / A