LECTIO DIVINA – Domenica 9 Giugno 2019 – PENTECOSTE / C

 

At 2,1-11; Sal 103; Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26

 

 

Oggi celebriamo la Pentecoste, la solennità che -assieme alla Pasqua- condividiamo con i nostri fratelli maggiori, gli ebrei. Ma cos’è di preciso? E perché si festeggia ogni anno in un giorno diverso? È una festa mobile e cade sempre di domenica, cinquanta giorni circa dopo la Pasqua. Ecco il motivo per cui ricorre ogni anno in una domenica diversa.

Il suo nome viene dalla parola greca πεντηκοστή [ἡμέρα] (pentecosté [hēméra]), che significa appunto “cinquantesimo [giorno]” e deriva da quella festività ebraica con cui all’inizio della mietitura del grano, proprio cinquanta giorni dopo la Pasqua ebraica, si ringraziava Dio per il raccolto. A questo scopo originario si aggiunse, più tardi, il ricordo del grande dono fatto da Dio al popolo con la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. Secondo il rituale, durante tale festa ci si asteneva del tutto dal lavoro, si saliva in pellegrinaggio a Gerusalemme, ci si riuniva in assemblea sacra e si offriva tutta una serie di sacrifici.

A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo.

I cristiani, in questa solennità, fanno memoria di quella discesa dello Spirito su Maria e i discepoli che -secondo il racconto degli Atti degli Apostoli- avvenne durante la prima Pentecoste successiva alla morte e risurrezione di Gesù. Allora è venuta alla luce la Chiesa con il primo grande annuncio missionario: il Cristo, morto e risorto per noi, ci ha rivelato che siamo figli di Dio amati e lo Spirito ci dà lingua e forza per testimoniarlo.

 

 

Testi e commento alle Letture 

 

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

 

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». 

 

Gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente la casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il pellegrinaggio che in tale occasione ogni fedele era invitato a compiere.

Gli apostoli però in quella casa, a quanto sembra, erano nascosti e forse pregavano che nessuno li scoprisse valicando quelle porte chiuse. È una comunità che sta attraversando un momento di grande prova, mentre il pericolo della persecuzione è dietro l’angolo. Un particolare importante: si trovano «tutti insieme». Proprio in questo clima irrompe lo Spirito.

Il Signore che spesso ci esaudisce “al di là” delle nostre speranze dà piuttosto a loro la forza di uscire: è lo Spirito che dà la forza -come aveva detto Gesù- (At 1,8), l’amore di Dio dal quale tutti i popoli sono generati. A tutti lo Spirito vuole che giunga il lieto annuncio e i Dodici sono “spinti fuori” per questo. Se alla teofania del Sinai una visione di fuoco e lampi accompagnava il dono della Legge -che, “dicendo” ciò che è giusto, in qualche modo ci condannava-, a Pentecoste le lingue di fuoco -simbolo dello Spirito- “fanno fare” ciò che è giusto: si capiscono uomini appartenenti a «ogni nazione che è sotto il cielo». Ciascuno, pur rimanendo sé stesso, capisce l’altro. Non è uccisa l’individualità, ma è esaltata la comunione. È consacrata l’unità nella diversità: è proclamato il fine della storia, quello per cui Dio l’ha creata: che tutti sentendosi figli dello stesso Padre, si riconoscano fratelli.

 

 

Dalla prima Lettera di san Paolo apostolo ai Romani  (Rm 8,8-17)

 

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

 

In un tardo pomeriggio di questa primavera, quasi al tramonto del sole, arrivavano da una strada adiacente al giardino del monastero le grida di una bimba: «Papà, aiuto! Papà, aiuto!». Chiedeva aiuto, ma il tono della voce diceva che stava giocando e voleva che il babbo partecipasse ai suoi scherzi infantili. Quanto affetto lasciava trasparire e quanta sicura fiducia nella complicità paterna!

Qualcosa di simile accade a ciascun credente quando – fosse pure nella prova – chiede aiuto a Colui che solo può darlo. Dice Paolo: Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio (Rm 8,15-16).

È la buona notizia che Paolo ci dà: siamo realmente figli e veramente amati, esattamente come lo Spirito, che è Dio, ispira al nostro cuore.

Proprio questo è il “compimento della Pasqua”!

 

 

Testo e commento al Vangelo        

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23b-26)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.    

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». 

 

Dice un Salmo che, come «i monti circondano Gerusalemme, il Signore circonda il suo popolo, da ora e per sempre» (Sal 124,2). Così lo Spirito Paràclito è l’amore che circonda il Padre e il Figlio. Il Padre lo invia nel nome di Gesù e lo Spirito ci circonda, senza però smettere di circondare il Padre e il Figlio. Così siamo ammessi nel circolo di amore della Trinità: il Padre, il Figlio e noi circondati dal loro amore, all’unica condizione che di questo infinito amore vogliamo far parte: «Se mi amate…». 

Gesù rivolge quelle parole poche ore prima di offrire la sua vita per noi e ci promette il Dono definitivo e sicuro: il Consolatore, l’ad-vocatus (=chiamato-presso), colui che ci assiste, ci soccorre, ci difende. Egli ci «insegnerà ogni cosa»; così Dio, che nell’antichità si rendeva presente nella Legge e poi presso la carne del Figlio, ora sta sempre con noi anche con il suo Spirito, conduce la Chiesa a comprendere sempre meglio il vero significato di quanto Gesù ha fatto e insegnato. 

 

 

Commento patristico

 

«L’unico e indivisibile Spirito di Dio che abita in tutti, conduce tutti all’unità spirituale.

Dimorando in noi un unico Spirito, vi sarà in noi un unico Padre di tutti, Dio, per mezzo del Figlio. Lo Spirito Santo riconduce all’unità con sé e all’unità vicendevole fra loro tutti quelli che si trovano a partecipare di lui. Siamo chiamati non più uomini solamente, ma anche figli di Dio e uomini celesti. Siamo resi cioè partecipi della natura divina.

Tutti siamo una cosa sola nel Padre e Figlio e Spirito Santo: una cosa sola dico, per l’identità della condizione, la coesione nella carità, la comunione alla santa carne di Cristo e la partecipazione all’unico Spirito Santo».

(S. Cirillo alessandrino, vescovo “Commento sul Vangelo di Giovanni”)

 

  

Commento francescano

 

Durante il Processo di canonizzazione di S. Chiara di Assisi suor Benvenuta di Perugia, una delle sue primissime compagne, testimoniò tra l’altro di quanto amore verso Dio era intrisa la preghiera di Chiara già nei primi anni della sua vita in monastero; e lo fa utilizzando un’immagine plastica che facilmente ricorda il fuoco dello Spirito Santo della Pentecoste narrata dagli Atti degli Apostoli:

           

«Disse essa testimonia che in quello loco, dove essa madonna Chiara era consueta de intrare alla orazione, lei ce vide de sopra uno sopra uno grande splendore, in tanto che credette fusse fiamma de foco materiale.

Adomandata chi lo vide altro che lei, respose che allora essa sola lo vide.

Adomandata quanto tempo innanti fusse stato, respose che fu innanti che la detta madonna se infirmasse» (Proc 17: FF 2960).

 

           

Orazione finale

 

Spirito Santo, rinnova in noi l’esperienza della prima Pentecoste. Tu che puoi illuminare il nostro andare, guidaci con Cristo fino al Padre e aprici, ti preghiamo, all’annuncio di quell’Amore che sei tu, vita che da Loro procede. Amen.

I commenti sono chiusi