DIRE SI’ ALL’AMORE – DOMENICA DELLE PALME/B

 

28 marzo 2021 – DOMENICA DELLE PALME/B

 

I re cavalcano cavalli, Gesù sale volontariamente in sella ad un asino come segno di umiltà necessario affinché si compisse ciò che era stato annunziato dal profeta Zaccaria:

“Dite alla figlia di Sion: ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma” (Is 62,11).

In questa domenica che precede la Pasqua del Signore, ricordiamo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, in sella ad un umile asino ed accolto da una folla trionfante. Il Signore viene, muore e risorge tra noi non da re, ma da servo e così LUI, IL RE DEI RE, c’insegna la via dell’umiltà e del dono di sè gratuito, dimenticando noi stessi e lasciando trapelare il volto di Cristo.

 

 

Dal libro del profeta Isaia (50,4-7)

4Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. 5Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. 6Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. 7Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.

 

 

Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi (2,6-11)

Cristo Gesù, 6 pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, 7 ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, 8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. 9 Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, 11 e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore, a gloria di Dio Padre”.

 

 

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco (14,1-15,47) (non pubblichiamo il testo del Vangelo per ragioni di spazio: vi invitiamo a leggere il testo del Passio direttamente dal Vangelo di Marco)

 

 

Cristo Gesù, 6 pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, 7 ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini (Fil 2, 6-7). Meditando sulla lettera di San Paolo, viene spontaneo il richiamo al discorso fatto da Papa Francesco ai giovani nella Domenica delle Palme dello scorso anno (05/04/2020):

Sentitevi chiamati a mettere in gioco la vita. Non abbiate paura di spenderla per Dio e per gli altri, ci guadagnerete!!! Perché la vita è un dono che si riceve donandosi e perché la GIOIA più grande è DIRE SÌ ALL’AMORE, senza se e senza ma, come ha fatto Gesù per noi”.

Anche noi, oggi, dobbiamo sentirci chiamati a Gerusalemme ad accogliere e a seguire il Signore festanti, lungo il calvario che porterà a nuova vita nella Resurrezione, a spogliarci di noi stessi per dare frutto poiché la vera sterilità è solo quella di chi non dà ma, soprattutto, di chi vuole conservare gelosamente la propria vita rimanendo fedele a logiche personali. Il cristiano che vuole essere ‘servo del Signore’ deve accogliere questa morte, accettare questa caduta, abbracciare questo scomparire, ed allora l’entrata del Signore a Gerusalemme e la Pasqua diventeranno veramente esperienza di rinascita!

A volte, come il Cireneo, anche noi portiamo la croce, solo per un tratto però perché ogni piccolo peso sembra sempre troppo per noi e, durante il tragitto, ci lamentiamo senza sosta, sprecando le forze ed implorando il Signore di alleggerirci il peso; altre volte, rimaniamo a guardare titubanti ma, lasciandoci interrogare da quella croce in silenzio, ci siamo proprio tutti – il centurione, il pagano, l’infedele, il potente, l’intera umanità – ai piedi di un re che entra a Gerusalemme sul dorso di un asino! Segno di contraddizione che vuole e permette a noi che siamo qui ad accoglierlo, di vedere e comprendere che “Veramente quest’uomo era figlio di Dio” (Mc 15,39): questa consapevolezza deve diventare luce dei nostri passi nella via della salvezza.

 

 

Commento Francescano

Ama con tutta te stessa colui che tutto si è donato per amor tuo” (dalla Terza lettera di Santa Chiara a Sant’Agnese di Praga).

In questa frase di Santa Chiara possiamo trovare la chiave per aderire anche noi a questo amore per e di Cristo, un amore che si dona completamente, che ci svuota per riempirci, che muore e rivive nell’Eucarestia.

Questo ‘consiglio’ che, da ‘Madre’, ci consegna Santa Chiara, puntualizza l’attenzione sul ‘tutto’ che diventa nulla: può spaventare, se ci si ferma al semplice significato dei termini, ma se pensiamo che “I bambini riescono a trovare il tutto nel nulla, noi uomini, il nulla nel tutto(Giacomo Leopardi) capiamo che è il nostro modo di guardare le cose che è sbagliato. Riuscire a donarsi significa essere liberi da tutte le schiavitù che non ci permettono di amare e vedere (senza filtri) la realtà, far cadere quei veli che ci allontanano da quello che veramente siamo, ma tracciano piuttosto i lineamenti di quello che gli altri vogliono farci essere.

 

 

Orazione finale:

Ti chiediamo perdono, Signore, per tutte le volte che per paura, pigrizia o mancanza di fede, non prendiamo le nostre croci come hai fatto tu e ci lamentiamo senza pensare che, accanto a noi, c’è sempre un Padre buono che ci ama. Tu sei Dio e vivi regni nei secoli dei secoli. Amen.