DALLA CENERE ALLA VITA – I DOMENICA DI QUARESIMA/B

 

21 febbraio 2021 – I DOMENICA DI QUARESIMA/B

 

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» così dice il Vangelo di Marco della I Domenica di Quaresima. Con l’austero rito delle ceneri si entra nel tempo di Quaresima, tempo forte dello Spirito, momento favorevole della conversione (cfr. 2Cor 6,2), della preghiera assidua e della penitenza per riscoprirci figlinel Figlio.

Alcune parole di Pascal (+1662) ci aiutano a percepire la fragilità e la grandezza dell’uomo: «La grandezza dell’uomo sta in questo: che esso ha coscienza della propria miseria (…) Conoscere di essere miserabile è un segno di miseria, in pari tempo, un segno di grandezza» (Pascal, Pensieri, n. 372).

Anche Papa Francesco ci ricorda che: «Siamo polvere, ma siamo la polvere amata da Dio».Sta qui la centralità della quaresima, non è un cercare di “fare” delle penitenze, ma di fare esperienza che la nostra polvere è amata da Dio. Il papa ci invita a  renderci conto che la «Quaresima non è il tempo per riversare sulla gente inutili moralismi, ma per riconoscere che le nostre misere ceneri sono amate da Dio. È tempo di grazia, per accogliere lo sguardo d’amore di Dio su di noi e, così guardati, cambiare vita. Siamo al mondo per camminare dalla cenere alla vita».

 

 

Dal libro della Gènesi (Gen 9,8-15)

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».

Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».

 

 

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1Pt 3,18-22)

Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua.

Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

 

 

Questi pochi ed essenziali versetti ci introducono nel tempo liturgico della Quaresima invitandoci a ritrovare, a fare esperienza della freschezza della fede in un incontro nuovo con Gesù e con la sua parola. Queste parole sono come l’anello che congiunge la conclusione del prologo del Vangelo e l’inizio del ministero di Gesù. Dal Battesimo di Gesù alla narrazione della sua vita apostolica, innestati dall’azione dello Spirito. Il Vangelo di Marco colloca tutta la narrazione di Gesù nella luce pasquale.

Dobbiamo fare attenzione a non leggere le vicende umane come un ‘deserto’ in cui siamo solo dei ‘deboli’ tentati da Satana, la nostra condizione umana non è soltanto una continua lotta ma anche scoperta di “azione salvifica” che ci dà la forza di combattere le seduzioni del male.
Gesù è spinto dallo Spirito nel deserto per fare esperienza fino in fondo di tutte le luci e ombre della storia umana. L’evangelista è capace di sintetizzare in poche frasi tutta la parabola umana del Figlio di Dio: “era nel deserto quaranta giorni, tentato da Satana: stava tra le bestie selvagge e gli angeli lo servivano”. Gesù fu “tentato da Satana” in ciò che continuamente tenta anche noi dall’inizio dei tempi: il desiderio di essere come Dio, perfetti, onniscienti, onnipotenti.

La vita storica di Gesù si realizza proprio in questa accoglienza del dono dello Spirito pur restando nella concretezza di un’esperienza umana fragile. Attraverso l’azione dello Spirito, anche noi possiamo fare esperienza che: dentro il mio limite scopro l’infinito, nella mia debole carne genero la Parola, che dal male può nascere e attuarsi il bene, che nella scoperta della mia creaturalità ritrovo in me il Figlio: Gesù!

Da qui parte il desiderio di conversione e di credere al Vangelo.

La conversione non consiste nell’assumere comportamenti moralmente ineccepibili di superficie: è un radicale cambiamento di direzione della vita, dello sguardo, del giudizio, in particolare sugli eventi inaspettati, che ci mettono maggiormente alla prova. È essere Speranza.

Possa davvero lo Spirito aiutarci a “dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano” (Enc. Fratelli tutti, 223). A volte, per dare speranza, basta essere “una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza” (FT 224). Nel raccoglimento e nella preghiera silenziosa, la speranza ci viene donata come ispirazione e luce interiore, che illumina sfide e scelte della nostra missione: ecco perché è fondamentale raccogliersi per pregare (cf. Mt 6, 6) e incontrare nel segreto, il Padre della tenerezza».

E’ il cammino della nostra Quaresima e di tutta la nostra vita.

 

 

Commento Francescano

Nel medioevo l’uso delle ceneri era molto usato come segno austero e di conversione, i penitenti che si accostavano al sacramento della riconciliazione venivano cosparsi di cenere e riammessi nella comunità il giovedì santo.

San Francesco, quando predicava, a volte usava più che parole i gesti, ed è quello che accadde a San Damiano. «Quando furono riunite come di consueto per ascoltare la parola del Signore, ma anche per vedere il Padre, Francesco alzò gli occhi al cielo, dove sempre aveva il cuore e cominciò a pregare Cristo. Poi ordinò che gli fosse portata della cenere, ne fece un cerchio sul pavimento tutto attorno alla sua persona, e il resto se lo pose sul capo. Le religiose aspettavano e, al vedere il Padre immobile e in silenzio dentro al cerchio di cenere, sentivano l’animo invaso da grande stupore. Quando, a un tratto, il Santo si alzò e nella sorpresa generale in luogo del discorso recitò il salmo Miserere (salmo 50). E appena finito, se ne andò rapidamente fuori». Tommaso da Celano annota che tutte le sorelle scoppiarono in pianto: «col fatto aveva insegnato loro a stimarsi cenere, e inoltre che il suo cuore non provava altro sentimento a loro riguardo che non fosse conforme a questo pensiero» (2Cel 207). 

L’agiografo inserisce nella narrazione una frase che vogliamo sottolineare: le sorelle si sono riunite «per ascoltare la parola del Signore, ma anche per vedere il Padre». Francesco teme fortemente che la sua persona possa ostacolare il cammino di Chiara e delle Sorelle verso Dio, per il grande e comprensibile affetto che esse avevano per lui: temeva che l’attenzione rivolta alla sua persona potesse oscurare la centralità della Parola di Dio. Fu per evitare questa confusione che egli predicò solo attraverso il gesto descritto, provocatorio e per questo più eloquente ed efficace di tante parole.

 

 

Orazione finale

O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.