CHIAMATI A LIBERTA’ – IV DOMENICA T.O./B

 

31 gennaio 2021 – IV DOMENICA T.O./B

 

“Il medico pietoso fa la piaga puzzolente”. Questo detto popolare è citato per introdurci nella liturgia di questa IV Domenica del Tempo Ordinario. Gesù, il Figlio di Dio, forte e tenero insieme, viene a noi per liberarci dalle nostre schiavitù, aprendoci così a una relazione nuova con Lui, sceso sulla terra per compiere nella sua carne le promesse antiche: “mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri” (Is 61,1). In questa domenica in cui celebriamo la giornata per i malati di lebbra, ricordiamo tutti coloro che, in questo tempo segnato dalla presenza del COVID 19, nuova ‘lebbra’, si spendono con tutte le loro energie, per restituire piena dignità a coloro che per la malattia vivono l’isolamento e la solitudine.

Come Padre Damiano de Veuster, apostolo dei lebbrosi, un giorno ebbe a dire: “Senza la presenza costante del nostro Divino Maestro nella mia povera cappella, io non avrei mai potuto perseverare, condividendo la mia sorte con quella dei lebbrosi di Molokai”, così medici e infermieri, con la potenza inerme della Croce rivelano al mondo il Volto amorevole e benigno di un Dio che ha scelto di farsi carne condividendo la nostra storia fino all’ultima goccia di sangue assumendo su di sé il rifiuto e il disprezzo.

Egli, il Dio-con-noi, è il Dio vicino, Colui che vuole solo la nostra felicità!

 

 

Dal libro del Deuteronomio (Dt 18, 15-20)

Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.

Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».

 

   

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 7, 32-35)

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!

Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.

Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.

 

 

Dal vangelo secondo Marco (Mc 1, 21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

 

Nel brano odierno il Signore mette a tacere con forza tutte le nostre ribellioni: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Solo dopo aver fatto tacere in noi alcune resistenze, lasciamo che Lui si riveli come Colui che è venuto “a fasciare i cuori feriti”.        

Gesù, infatti, incontrando volti e storie colme di dolore, si fa carico delle sofferenze e dei dolori dell’umanità assumendoli su di sé, fino alle estreme conseguenze. “Il Signore Gesù ha portato con sé sulla Croce tutti i volti e tutte le storie che egli aveva avvicinato nei suoi tre anni di vita pubblica. Perché quei volti che il Vangelo ci presenta, sono volti concreti!” (don Roberto Fabiani). Dall’indemoniato alla sinagoga di Cafarnao, fino a giungere ad ogni volto che oggi soffre, fino a chi è inchiodato in un letto di ospedale a causa del Coronavirus, tutti sono assunti e portati dal Signore sulla Croce. Il Signore prende su di sè e libera noi da multiformi e sottili infermità, compresa la presunzione di sapere la sua origine e la sua identità. Egli è venuto a smascherare la nostra autosufficienza.

Gesù non vuole e non segue il criterio della spettacolarità; non gli interessa che tutti riconoscano la sua autorità, in quanto Figlio di Dio, ma sceglie di condividere la nostra condizione umana. Ci insegna che, per fare esperienza di Lui, non occorre innalzarci fino al cielo ergendoci a signori della storia e della vita nostra e degli altri. Lui stesso sarà davvero riconosciuto come “il Figlio di Dio” solo alla fine, sulla Croce, dove non poteva più parlare nè agire. Sarà però proprio questo apparente fallimento lo strumento attraverso il quale Egli ci donerà la salvezza, perchè il Signore ci salva nella morte e non dalla morte! Il tempo attuale ci sta insegnando che la nostra vita è poca cosa se non è sostenuta dalla sua Grazia e dal suo Amore misericordioso.

            Non lasciamo che il nostro cuore s’indurisca, davanti a un Dio che per amore si è fatto profondamente debole perché Egli, accettando il rischio del rifiuto e di non essere riconosciuto dal nostro cuore, dovrà morire sulla Croce aprendoci così la strada verso la misericordia del Padre che si china sulla nostra miseria donandoci in pienezza la dignità di figli.

 

 

Commento francescano

L’evangelista Marco pone l’accento sul fatto che lo spirito impuro, al comando di Gesù di tacere, grida forte lasciando libero l’uomo che teneva prigioniero. Questo grido è sì il gesto di ribellione e di chiusura verso un Dio che entra prepotentemente nella vita dell’uomo per liberarlo dalla schiavitù della sua autosufficienza, ma è anche il grido che l’uomo rivolge a Dio perché vede in lui l’unico rifugio, l’unica salvezza per una vita pienamente umana.

Francesco fa l’esperienza di Dio come unica salvezza dopo l’incontro con il lebbroso, smettendo di guardare se stesso come il centro del ‘suo’ mondo. Nella preghiera davanti al Crocifisso il Santo di Assisi chiede a Dio proprio questo, di essere la luce della sua vita, venuto a illuminare le sue tenebre:

“O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio, e damme fede diritta, speranza certa e caritade perfetta, senno e cognoscimento, Signore, che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen”.

 

 

Orazione conclusiva

Signore Gesù, Volto amorevole del Padre, annunciato dai Profeti come il Forte, Tu vieni a noi nella tua debolezza per risollevare la nostra fragile umanità, libera i nostri cuori da tutto ciò che ci rende schiavi e introducici nella tua casa quali figli prediletti del Padre. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.