DOVE STA L’INTERRUTTORE? – II DOMENICA DOPO NATALE

 

3 gennaio 2021 – II DOMENICA DOPO NATALE

 

In questa II Domenica dopo il Natale siamo chiamati a fare nuovamente una scelta sapiente e saggia, non intrisa di nozioni, che alla fine lasciano il tempo che trovano, ma una scelta che vada alla radice della nostra vita, al senso più profondo che ci fa “vedere” l’Eterno infinito promessoci dal Signore, che sta oltre il nostro quotidiano limitato, che spesso si perde nelle minuzie e rimane avvolto nelle tenebre. Ci viene regalata la grazia di una Luce che dà Vita: la vogliamo accogliere per essere, finalmente, vivi?  

 

 

Dal libro del Siracide (24,1-4.12-16)

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode

e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:
“Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti”.
Prima dei secoli, fin dal principio,
egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (1,3-6.15-18)

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinchè il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

[In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.]

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

[Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.]

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

 

Cos’è l’uomo senza Dio, senza un orizzonte infinito che dà senso alla sua vita? 

Si vive perché si respira, si è “coscienti” perché si sa ciò che si fa. Ma la vita vera, quella che ha un senso, un orizzonte illimitato, quella che ti dice cosa sei e cosa significhi, si vive nella propria vita?

Dov’è l’uomo? È nel suo piccolo orizzonte limitato, abitato dal suo buio, dal suo nulla; ne è talmente pieno che non ha più punti fermi, “solidi”, è come se fosse “liquido”. Viene, però, nel mondo la Luce Vera, quella che illumina ogni uomo, quella che tutto crea e dà la Vita Eterna, e si è colti di sorpresa da questo dono di bontà e di benevolenza che ci viene data gratuitamente da Dio: per goderne si deve scegliere di seguire quella “curiosità” che ci spinge ad andare alla fonte di quella luce, si deve sentire il desiderio di cercarla. Non è difficile da trovare, perché lei stessa si è resa accessibile a tutti, anche per chi dimora nelle tenebre della sua esistenza. Tutto all’improvviso si illumina: niente è più nascosto o celato, tutto è svelato e rivelato. Dinanzi a questa luce ognuno può cambiare la sua vita, rinascere e sentirsi amato per come è, accettato nella sua totalità. E così ci si scopre generati da Dio: siamo figli di Dio e pieni delle grazie che rendono la nostra vita degna di essere vissuta.

Siamo anche liberi, però, di non accettare tutto ciò e decidere di vivere nella morte eterna.

Davanti a noi si aprono due strade, ma che si prenda l’una o l’altra, indietro non si torna: o si vola in alto nel cielo o si resta ancorati a terra.

 

 

Commento francescano

Francesco e Chiara scelsero di seguire Gesù, Luce che dà Vita Eterna.

Il primo visse secondo la forma del Santo Vangelo, perché “Cristo per lui era sostanza, energia, passione, lume e vita, impresso a fuoco negli affetti e nell’intelletto; a lui unito cruciforme e in modo arcano immedesimato. Quanto era, quanto desiderava, pensava, diceva e faceva, lo mutuava da Cristo e, in unione a lui e per lui, lo programmava con zelo, umiltà e santità, e lo adempiva con perseveranza” (FF 2114): per questo gli fu rivelata la prima ed ultima perfezione della vita evangelica, quella della totale espropriazione di sè, dei beni, delle persone.

Chiara fu chiamata a vivere la perfezione del Vangelo, ad essere “lampada” che illumina il mondo, alla quale si rivolsero molte persone, tra cui figlie di re, vescovi e papi. Questa missione fu preannunciata sin da quando sua madre Ortolana era gravida di lei, come si evince dal processo di canonizzazione (“Tu parturirai uno lume che molto illuminerà el mondo” FF 2994); fu poi confermata dalla vita che fece da giovinetta prima di lasciare il mondo; divenne realtà quando visse da consacrata “secondo la perfezione del Santo Vangelo” (FF 2788).

Per la Luce e la Vita Eterna entrambi lasciarono il mondo con i suoi agi e vantaggi, ritenendoli perdibili di fronte al Bene Supremo che avrebbero acquistato nel seguire la via che indicava loro quell’anelito di infinito che li abitava.

Noi non siamo diversi da loro, anche in noi c’è lo stesso anelito, lo ha messo Dio dentro di noi quando ci ha creati: sta a noi ascoltarlo, seguirlo e viverlo, invece di zittirlo in mille modi.

 

 

Orazione finale

Signore, per prepararci ad accogliere la Luce e la Vita che vuoi donarci, abbiamo bisogno che la grazia costante dello Spirito Santo abiti in noi, perché da soli non riusciamo a comprendere in quali orizzonti infiniti, colmi di speranza e di gioia, ci chiami ad abitare. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen