DALLA VITA “MIA” ALLA VITA “DI DIO” – II DOMENICA DI AVVENTO/B

 

6 dicembre 2020 – II DOMENICA DI AVVENTO/B

 

In questa seconda settimana di Avvento risuona la parola di Giovanni Battista “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. La liturgia di questa domenica è un invito alla conversione, alla penitenza, alla vigilanza. Il battesimo dello Spirito Santo di cui parla Gesù è condividere la stessa vita divina perché lui è il fuoco che infiamma tutto il mondo con il suo amore e consuma in ciascuno di noi tutto ciò che non porta il segno di questo amore e appartenenza a lui. Possiamo dire che Gesù è: parola che infiamma i cuori e mette in cammino, che trasforma pavidi fuggitivi in coraggiosi testimoni…un fuoco che accende passioni e illumina il cammino dei testimoni del Risorto(Fare strada con le Scritture, Lidia Maggi, Figlie di San Paolo, 2017).

Dal libro del Profeta Isaia (40,1-5.9-11)

Consolate, consolate il mio popolo dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato. Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion. Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda:«Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo (3,8-14)

Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli  elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.
Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.

 

Dal vangelo secondo Marco (1, 1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa:

«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui da tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Nel vangelo di oggi è presentato Gesù, il Figlio di Dio, attraverso la figura di Giovanni Battista. A lui “accorrevano da tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme”. “Questo è sorprendente, perché a Gerusalemme c’era il tempio, il luogo preposto per il perdono dei peccati. Ebbene le persone comprendono che il perdono dei peccati non si ottiene attraverso un rito, ma anzi bisogna allontanarsi per un cambio profondo della propria vita.” (Alberto Maggi).

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Con queste parole il profeta Isaia ci suggerisce che il Regno di Dio non è una realtà prodotta dall’alto di cui l’uomo non è protagonista e attore. Si tratta piuttosto di una realtà che è promessa di Dio ma che richiede la nostra disponibilità ed il nostro agire quotidiano. Siamo chiamati a collaborare attivamente: a raddrizzare in noiciò che è sviato, a percepire il nostro cuore indurito e acconsentire alla sua grazia che guarisce. Siamo quindi invitati a preparare la strada individuando quale è dentro di noi l’ostacolo alla novità della vita che il Signore ci offre. Sarà infatti lui ad aprirci nuove strade che ci renderanno messaggeri di pace e una benedizione per ogni nostro fratello. Sarà lui a cambiarci la vita, a farci risorgere a vita nuova, a battezzare in Spirito Santo, cioè ad immergerci in modo profondo e intimo nella stessa vita divina. Ma tutto ciò non si realizzerà senza la nostra collaborazione, senza il nostro rientrare in noi stessi, senza il nostro pentimento. Questo “guardarsi dentro” non è una punizione ma una premessa necessaria per lasciarci raggiungere dalla bontà di Dio. Scrive infatti san Pietro: “Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.” Il Signore ci lascia la libertà di inciampare sui nostri sassi ma attende ardentemente che ci decidiamo a guardarli, a nominarli e a chiedergli di trasformarli affinché il terreno accidentato si trasformi in piano, come dice il profeta Isaia.

Sarà il fuoco del suo amore a purificare tutte le nostre stoltezze, fragilità, peccati; a fondere la nostra vita nella sua. La potenza dello Spirito Santo ci dona il sigillo del suo amore prediletto per noi e rende feconda la paternità di Dio.

 

 

Commento Francescano

Preghiera conclusiva della Lettera a tutto l’Ordine, FF 233.

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Tutta la vita di Francesco d’Assisi è stata un continuo preparare la strada per l’incontro con il Signore Gesù, facendo penitenza, cioè diventando lode, mitezza, benevolenza, conversione del cuore. Tutta la sua vita è stata accesa di due passioni: Dio e l’umanità. Ha lasciato che queste due passioni agissero in lui modo tale da non ostacolare ma assecondare lo Spirito Santo: “concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace”. Francesco conosce benissimo il cuore dell’uomo e sa quanta resistenza opponiamo allo Spirito Santo, sia nell’azione (fare) sia nel desiderio (volere). Spesso agiamo e desideriamo in direzione contraria a quella dello Spirito di Dio.

Orazione conclusiva

Spirito Santo, fonte d’amore e di novità, suscita in noi un vero desiderio di tornare a te, scuotici dalle nostre sicurezze e comodità, guarisci il nostro cuore da ogni indifferenza ed egoismo, rendici capaci di amare come te. Per Cristo nostro Signore. Amen.