MENO SI PREGA, MENO SI DESIDERA PREGARE -18 Ottobre 2017

Esiste in fisiologia una malattia chiamata inedia (o anche inanizione). E’ un’infermità particolarmente pericolosa perché non ha sintomi spettacolari, la morte arriva silenziosamente, senza dolori. Consiste in questo: meno si mangia, meno si ha voglia di mangiare; meno si ha voglia di mangiare, meno ci si nutre e sopravviene l’inedia acuta. Così si apre e si chiude un circolo, il circolo della morte.

Nella vita interiore si ripete il medesimo ciclo. Si comincia con l’abbandonare l’orazione per ragioni valide, o apparentemente valide. L’uomo, invece di dirigersi dall’Uno verso il molteplice, in quanto portatore di Dio, si lascia dal molteplice avviluppare, rinchiudere e trattenere, colmando così il proprio intimo di freddo e dispersione.

Questa spirale procede su un vero declivio: mentre ci sciogliamo dal “totalmente Altro”, veniamo presi dagli “altri”. Cioè: mentre il mondo e gli uomini ci reclamano e sembrano colmare il senso della vita, Dio diventa una parola sempre più vuota di significato, sino a che finirà per diventare qualche cosa di vecchio e inutile che si tiene nella mano, si guarda, si rigira per concludere: «A che serve?». «Ora non serve più!». Il circolo si chiude; è lo stadio acuto dell’inedia; eccoci sul rettilineo finale della morte, della morte di Dio nella nostra vita (Mostrami il tuo volto – Ignacio Larragnaga).

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