SI PUO’ MISURARE L’AMORE? – XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

25 ottobre 2020 – XXX Domenica del T.O./A

 

Questa domenica veniamo interrogati su come e con quale sentimento aiutiamo e sosteniamo gli altri nei loro bisogni e necessità. Siamo meri cerimonieri o rubricisti che eseguono punti di una lista di cose da fare, o rendiamo concreta “la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita”, percorrendo “la via che unisce Dio e l’uomo”(Papa Francesco, Misericordiae Vultus)? Da come ci poniamo nei confronti dell’altro, si vede cosa abita il nostro cuore. Se siamo aperti e disponibili ad accoglierlo ed amarlo per come è, così come noi siamo stati amati da Dio, nonostante i nostri limiti e le nostre fragilità.

 

 

Dal libro dell’Esodo (22,20-26)

Così dice il Signore: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

 

 

Dalla Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1,5c-10)

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

 

Il Vangelo ci porta a considerare i motivi più profondi che animano il nostro andare verso l’altro e il nostro agire per l’altro: si tratta di semplice osservanza della legge, che ci permette di sentirci nel giusto, oppure di gratuità, che scaturisce dall’amore che Dio ci ha dato per primo e senza il nostro merito? La gratuità si verifica facilmente considerando se sto o meno pretendendo qualcosa in cambio dall’altro. Se trattiamo il forestiero da ospite, soddisfiamo i bisogni concreti della vedova e dell’orfano, diamo aiuto all’indigente o non peggioriamo la situazione del nostro prossimo, ma nel farlo non ci mettiamo l’Amore che dà vita e speranza, mettiamo in pratica solo precetti. E se facciamo opere di carità perchè ci fanno sentire bene, allora stiamo semplicemente assecondando un nostro egoistico bisogno. E se ci appropriamo dell’altro per colmare i nostri vuoti, lo stiamo uccidendo.

Allora cosa significa “amare”? Amare è agire per il bene dell’altro e non per il mio tornaconto, è agire in accordo alla volontà di Dio e non ai miei desideri e pensieri. “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Amare coinvolge cuore, anima e mente ma non si esaurisce in una semplice relazione di desiderio; nell’amore vero si sviluppano l’ascolto e l’obbedienza. E per ascoltare qualcun’altro e per servirlo è necessario dimenticarsi un po’ di sè stessi e lasciarsi proiettare altrove, fuori di sé, nel mondo dell’altro. Allora si capisce come la capacità di ascoltare Dio si riflette nella capacità di ascoltare i bisogni del prossimo e viceversa. Si comprende come l’obbedienza a Dio, cioè fare la volontà di Dio, coincida con l’obbedienza al prossimo, cioè con l’agire per il suo bene anche quando ciò ci risulta scomodo e incomprensibile. Amore di Dio e amore del prossimo sono due facce della stessa medaglia. Se queste due dinamiche non camminano insieme, ci stiamo illudendo e stiamo seguendo qualche nostro idolo e non il Dio vivente. Insomma, l’amore per gli altri è l’unica prova dell’autenticità del nostro amore e della nostra disponibilità verso Dio.

 

 

Commento patristico (Gregorio di Nissa, L’uomo)

“In questo modo anche il Signore istruisce nel Vangelo lo scriba sul fatto che L’Amore di Dio precede tutti i comandamenti, esercitandovisi con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta l’intelligenza. Anche qui mi pare la scrittura spieghi la stessa differenza dicendo cuore per la natura corporea, anima per ciò che sta in mezzo, pensiero per la natura più elevata, la capacità di pensare ed agire”.

Gregorio di Nissa ci fa notare che possiamo spenderci per gli altri quanto vogliamo, ma se non lo facciamo alla luce dell’amore misericordioso che Dio ha nei nostri confronti, è uno spenderci sterile che non porta frutto. Inoltre ci fa riflettere su quanto l’amore implichi diverse dimensioni di noi stessi, anzi tutte, nessuna esclusa: corpo, anima, pensiero e azione.

 

 

Commento francescano  (Leggenda dei tre compagni, V, 13: FF 1411)

Dopo la conversione, a Francesco, fu indicata la sua missione: «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Và dunque e restaurala per me». Egli pensò che si trattasse di sistemare la chiesetta di San Damiano, ma in realtà il Signore lo stava chiamando a “restaurare”la Chiesa, nel senso di vivere la profondità e la radicalità del rapporto con Dio e con gli altri. Lo chiamava ad essere di esempio nel seguire Gesù.

 

 

Preghiera conclusiva

Gesù, che ci mostri il vero volto del Padre, aiutaci a vivere ogni giorno i comandamenti per essere portatori di gioia, serenità, pace e fratellanza. Tu che vivi e regni, nei secoli dei secoli. Amen.