3 Maggio 2020 – IV DOMENICA DI PASQUA/A

La liturgia di questa IV domenica di Pasqua ci offre l’immagine di Gesù come “Buon Pastore”(Gv 10, 1-10), che viene consegnata a noi cristiani per imparare a camminare come discepoli del Risorto, consapevoli di avere una vita nuova in lui. Nell’eucaristia, così come nella sua Parola e nella realtà che viviamo, riconosciamo la voce di Gesù che ci dice “Io sono la porta” e ci conduce alla salvezza. Come ci ricorda Papa Francesco: “per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi servire da Gesù”perché è Dio solo la risposta alla nostra fame di vita, d’amore, di felicità.

                                    

Dal libro degli atti degli Apostoli (At 2,14a.36-41)

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». 
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». 
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.


 Il testo degli Atti degli apostoli ci riporta al giorno della Pentecoste, ai discorsi che Pietro fece a coloro che si avvicinavano all’esperienza cristiana. La chiesa, oggi, continua a confermare la predicazione di Pietro attraverso le diverse vocazioni e missioni. Pietro ci invita alla conversione, per far rivivere in noi il nostro battesimo; ci invita a ricevere il dono della salvezza accogliendo il suo perdono e il suo Spirito. Uno dei doni che riceviamo dal Cristo Risorto è la grazia di poter parlare apertamente, con franchezza e nella verità per annunciare Gesù Cristo a tutti con grande libertà interiore.

 

Dalla prima lettera di San Pietro apostolo (1 Pt 2,20b-25)

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché 
anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, 
maltrattato, non minacciava vendetta, 
ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti al pastore
e custode delle vostre anime.


 

Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio: la pazienza è la capacità di soffrire con e per un vero amore a causa del regno dei cieli. La sofferenza è parte integrante di ogni vocazione umana e cristiana; infatti Cristo patì per voi,
 lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme. Al giorno d’oggi ci sono tante persone che scelgono il bene e l’amore anche quando non conviene più, anche a costo di qualche sacrificio. Abbiamo la grazia di avere fratelli e sorelle così, che nella loro umanità e fede, ci ricordano l’unico pastore e ci testimoniano che è possibile seguirLo.

 

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».


 

Il Vangelo della IV domenica di Pasqua (Gv 10,1-10)presenta Gesù come il “Buon Pastore”e come “la porta”, l’unica che ci consente di avere la salvezza ed entrare in comunione con il Padre. “Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante”: bisogna passare dalla “porta”, senza scavalcare i recinti, come fanno i briganti che hanno sete di denaro e potere, sono disposti alla violenza e non si curano delle pecore. Bisogna allora passare dalla “porta”cioè dai valori del Vangelo, dal rispetto dell’altro e lontani da ogni forma di possesso. Solo passando per la “porta” possiamo vivere secondo i sentimenti di Cristo, entrare nel modo di pensare di Dio, scegliere secondo il Vangelo e sporcarsi le mani con la storia dell’altro, senza manipolarlo per i nostri interessi. Quante volte ci scopriamo ladri e briganti! Lo siamo ogni volta che presumiamo di possedere tutta la verità, ogni volta che usiamo il potere e la religione a nostro vantaggio, ogni volta che giudichiamo e condanniamo l’altro senza misericordia.

Comprendiamo adesso Gesù che ci dice :“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato”. Chi si è sentito chiamare per nome da Dio ed ha ascoltato la Sua voce, chi ha conosciuto il suo amore, può vincere la paura della morte, del peccato e cominciare a “fare esodo” da sé per camminare verso la salvezza che viene solo da Dio e verso gli altri. La salvezza e l’amore di Gesù Cristo si manifestano anche attraverso le tante persone vicine che oggi si prendono cura delle nostre ferite, che ci accolgono nelle nostre fragilità e ci aiutano a riappropriarci della nostra natura divina. Sono tutti coloro che ci guidano verso Dio, che ci riportano ai piedi di Gesù econtagiano gli altri nella ricerca senza sosta del Suo volto. Sono genitori, nonni, fratelli, sacerdoti, insegnanti, amici che, desiderando la nostra autentica felicità, ci conducono in ogni circostanza a ciò che ci serve per vivere l’amore in pienezza e non a metà.

 

 

Commento patristico

«L’evangelista Giovanni spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2, 4).
Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore «(Gv 10, 15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall’amore con cui muoio per le pecore. 
Di queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv 10, 14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall’atto di credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.
Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch’è eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l’anima si sazia senza fine del cibo della vita. 
Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S’infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s’infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.
Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.  

                 Dalle Omelie sui vangeli, di san Gregorio Magno papa (Om. 14, 3-6; PL 76, 1129-1130)

 

 

Commento francescano

Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà i figli suoi e le figlie spirituali. Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite nell’osservare quelle cose che avete promesso al Signore.

                                                                                     (Benedizione di Santa Chiara, FF 2856-2857)

 

Orazione finale

Signore Gesù, fa’ che ci lasciamo raggiungere dal tuo sguardo d’amore. Aiutaci a diventare come Te, grandi nell’amore, perché possiamo essere liberi di amarTi e di donare la nostra vita ai fratelli. Tu sei Dio e vivi e regni nell’unità con lo Spirito santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.