UN DIO CHE DORME SONNI TRANQUILLI (?)- XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/B

 

20 giugno 2021 – XII Domenica del T.O./B

 

In questa XII Domenica del tempo ordinario si trova, da un lato, il nostro atteggiamento davanti a un Gesù che dorme ma che è presente – “Egli se ne stava a poppa sul cuscino e dormiva” (Mc 4,38) – e dall’altro lato la reazione e la contro-risposta di Gesù ai discepoli che lo cercano con lealtà e coraggio: “Perchè avete paura? non avete ancora fede?” (4,40).

 

 

Dal libro di Giobbe (38,1.8-11)

 1 Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano: 8 Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno, 9 quando io lo vestivo di nubi e lo fasciavo di una nuvola oscura, 10 quando gli ho fissato un limite, e gli ho messo chiavistello e due porte 11 dicendo: «Fin qui giungerai e non oltre e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde»?

 

 

Dalla seconda Lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (5,14-17)

14 L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. 15 Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. 16 Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. 17 Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)

35 In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”.  36 E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.  37 Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena.  38 Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”.  39 Si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 4 0Poi disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”.  41 E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”.

 

«Egli se ne stava sul cuscino, a poppa, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro non ti importa che siamo perduti?”» (4,38):chi non ha fatto questa esperienza nella sua vita, chi per i troppi dolori, le fatiche o i tanti eventi non voluti ha sentito mancare la terra sotto i piedi sentendosi perduto; chi non ha pensato “ma tanto Dio si è dimenticato di me, a Lui non importaquello che sto passando, ha troppo da fare per pensare a me”, pensando e asserendo che Dio è vivo ma che sta dormendo? La situazione è la stessa anche oggi: ci sembra di perire e di annegare nella tempesta troppo forte mentre Gesù dorme. Ma abbiamo noi lo stesso coraggio di quella spiazzante sincerità dei discepoli che gridano così forte al loro Maestro: “Non ti importa che moriamo?”; se abbiamo questo coraggio dobbiamo possedere anche la stessa umiltà nell’accettare quello che risponde Gesù: “non avete ancora fede?”. Avere fede non significa svegliare Gesù dal sonno, anche quando il nostro cuore trema forte, non è credere alla tempesta come unica possibilità senza via d’uscita: avere fede è credere in Gesù nonostante tutto andando contro quella che sembra la spiegazione più logica: “tanto non gli importa”.

Prima della famosa tempesta narrata in questo passo del Vangelo di Marco c’è un’annotazione di non poco conto da evidenziare: “congedata la folla, lo presero con sé, così come era sulla barca” (4,36). Quante volte noi prendiamo Gesù davvero così com’è nella nostra vita? L’unica immagine di Gesù, veramente “lecita”, è quella descritta nei Vangeli, le altre immagini sono solo frutto della nostra fantasia a volte contorta, ma non della nostra fede. Prendere Gesù così com’è non significa “adattarlo” alle nostre aspettative e alle nostre emozioni (spesso, per esempio, si fanno mille pellegrinaggi, ritiri, catechesi solo per sentire nuove emozioni, ma finita tutta questa somma di esperienze tutto è terminato e questa, certamente, non è fede matura), nemmeno piegarlo alle nostre paure, mettendogli un vestito che non gli appartiene. Prendere Gesù così com’è vuol dire fidarsi di Lui per quello che è cioè AMORE, senza attaccargli le nostre etichette, puramente psicologiche, senza attribuire importanza solo al “come” o al “se” (del tipo: “Gesù avrebbe dovuto fare così e così” o “Se Dio esistesse questa tragedia non sarebbe avvenuta”…). Gesù non dorme, anche se spesso abbiamo questa vivida impressione, è presente nella nostra vita e nel nostro intimo (il vero miracolo è proprio la certezza della sua presenza) e se abbiamo tale certezza non ha importanza perdere o fallire, dopo averci provato, perché già c’è chi ha vinto il mondo per noi, Gesù.

 

 

Commento francescano

Dalla “Vita Prima” di Tomaso da Celano (FF 366-367)

Il beato Francesco li radunò tutti insieme, e dopo aver parlato loro a lungo del Regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà, del dominio che si deve esercitare sul proprio corpo disse loro: «Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati; e siate pazienti nelle persecuzioni, sicuri che il Signore adempirà il suo disegno e manterrà le sue promesse. Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene preparato il regno eterno». Ed essi, ricevendo con gaudio e letizia grande il precetto della santa obbedienza, si prostravano davanti al beato padre, che abbracciandoli con tenerezza e devozione diceva ad ognuno: «Riponi la tua fiducia nel Signore ed Egli avrà cura di te». Era la frase che ripeteva ogni volta che mandava qualche frate ad eseguire l’obbedienza.

Nella tenerezza con la quale Francesco parlava ai suoi compagni vi è tutto l’affidamento e la fiducia incondizionata di un padre verso i suoi figli, la cura silenziosa e laboriosa dell’affetto che protegge, osserva, fa crescere.

Riporre la fiducia nel Signore significa metterla al sicuro, custodirla preziosamente, preservarla, avere la certezza che non verrà tradita e fare di questo la nostra gioia e Francesco, nei suoi momenti di difficoltà, ha capito che l’unico modo per non ricadere nella nostra fragile umanità è l’intimità e la condivisione di noi stessi con il Signore, l’amicizia con Lui che risana, purifica e ci aiuta ad accogliere la cura che Dio ha di noi, ci aiuta a prenderci anche noi un po’ cura di Lui, da figli a Padre.

Il Signore entra in punta dei piedi nelle nostre vite e continua a cercare cuori disposti a fidarsi completamente di Lui, dimenticandosi di sé stessi, battiti di cuore che, come quelli di Francesco a Chiara, dicano ancora:“Io sono tuo, sia fatta la tua volontà”, un dolcissimo ‘perdersi’ in Lui che diviene un ritrovarsi  nell’altro.

 

 

Orazione finale

Signore, aiutaci a non avere paura nelle tempeste, a dormire tranquilli perché tu sei con noi, insegnaci a fidarci di te con semplicità, senza domande ed obiezioni, ad abbandonare noi stessi per far entrare te. Per Cristo nostro Signore. Amen