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LETTERA DI MACARIO AI SUOI FIGLI – 5 luglio 2017

Macario, padre del deserto, in uno scritto descrive la battaglia disperata dell’asceta in lotta con le proprie tentazioni e con il diavolo. Situazione che lo porta, in ogni istante, a essere quasi sul punto di mollare la presa e di cadere. D’altronde ha l’impressione di essere già caduto, confessa il testo; e poi ecco che, d’un tratto, lo sorprende la grazia, si potrebbe dire che ‘gli cade addosso’ al di là di ogni speranza. Si sente liberato, ma solo per un breve istante. Perché ecco che tutto questo ricomincia, e così più volte. Allora nasce nel cuore dell’asceta un interrogativo: a che serve un itinerario così tormentato? E Macario risponde: affinché il monaco impari che è la grazia del Signore che è all’opera in lui, e che è così che potrà divenire umile, con il cuore frantumato e la mitezza.
Questo significa che ci vuole tempo, anzitutto per scoprire e accogliere la nostra cecità, e poi per lasciarsi illuminare dalla luce del Padre (da ‘Cantare la vita’ Andrè Louf, monaco).

UN’ASCESI DI DEBOLEZZA – 4 luglio 2017

L’attivismo della nostra generosità superficiale rischia di compromettere l’opera di Dio in noi. L’efficacia dell’esperienza cristiana non ha a che fare con gli sforzi della nostra volontà, non è frutto del nostro lavoro ma ci è donata misteriosamente, talora a nostra insaputa. La differenza esistente tra un’ascesi pagana e un’ascesi cristiana è tutta qui: quest’ultima non può che essere un’ascesi di debolezza, cioè un’ascesi che ci porta ad attraversare quello che si potrebbe chiamare il ‘punto zero’ della nostra debolezza per aprirci alla grazia di Dio. Perciò il digiuno, la veglia, la solitudine, il silenzio non servono che ad una sola cosa: scavare sempre di più la nostra povertà davanti all’offerta di Dio. Ben lungi per essere l’occasione per gesti eroici di generosità, l’ascesi cristiana è destinata a diventare il luogo della nostra disfatta, nel quale solo la grazia di Dio trionfa. Il suo scopo è quello di mettere in evidenza la nostra debolezza affinché possa finalmente dispiegarsi la potenza della grazia. “Quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10). Ecco tutto il paradosso del Vangelo (da ‘Cantare la vita’ Andrè Louf, monaco).

LA GRAZIA DELLA REALTA’ – 3 Luglio 2017

Tutti siamo abitati da false immagini di noi stessi, degli altri e di Dio, che rendono complesso il nostro discernimento. Non si tratta né di una tara né di una colpa, ma semplicemente di una situazione di fatto della quale è importante tener conto il più serenamente possibile. Si potrebbe dire che all’ illusione  debba succedere ‘la grazia della realtà’. Di fatto è il confronto con la vita quotidiana, con le sue gioie, le sue pene, i suoi entusiasmi e le sue sfide che permette a poco a poco di rompere la corazza che abbiamo indossato e di accedere così progressivamente alla verità che libera.
Questo naturalmente non avviene senza difficoltà. Il viaggio è lungo e a volte disseminato di insidie, di zone d’ombra, tanto più resistenti alla luce in quanto spesso entrano in contatto con i nostri stati d’animo più intimi e segreti, e dunque anche più ignorati. Modificare un comportamento esteriore è facile, tutto sommato. Invece lasciarsi sradicare nel profondo di se stessi, guardare in faccia le proprie debolezze e trarne una lezione, richiede molto più tempo e pazienza (da ‘Cantare la vita’ Andrè Louf, monaco)

SANTITA’ – 2 luglio 2017

Santità come dono, da parte di Dio, della sua stessa essenza divina, per cui in ogni cosa c’è del vero, del buono e del bello. E santità da parte dell’uomo nel desiderio di essere, di pienamente essere. Santo è colui che sogna lo stesso sogno di Dio, il sogno di una umanità composta nell’amore. Non solo non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, ma fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te stesso. Perché il non fare potrebbe sbocciare nell’indifferenza, o addirittura nel cinismo; mentre il fare ti porta sempre a un rapporto attivo, a un rapporto che non può non espandersi nell’amore. E questo sarebbe l’ideale di tutta l’umanità, la sola ultima salvezza del mondo. Cosa possibile a tutti.
Ha scritto Bernanos, “non c’è che una tristezza, quella di non essere santi”. Perché è la santità che alimenta e sorregge l’infinita inquietudine dell’uomo. Che sia così, amico lettore? Intanto prova a pensarci anche tu. E’ un discorso tutto da fare. Chissà che non ci torni, alla fine, il gusto di vivere (David Maria Turoldo, ‘Cammino verso la fede’).

CHARLIE – 1 luglio 2017

La sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo verrà eseguita oggi: i medici dell’ospedale di Londra dov’è ricoverato da ottobre sederanno Charlie per poi staccare la macchina che gli consente di respirare. E il piccolo di 10 mesi affetto da una rarissima anomalia dei mitocondri che l’ha reso gravemente disabile morirà soffocato. Indignazione globale per una decisione clinica e giuridica che non considera la supplica dei genitori di tentare una terapia negli Usa o comunque di lasciar morire Charlie della sua malattia. Il cardinale Bassetti, presidente Cei: ogni azione che pone fine ad una vita è una falsa concezione della libertà ( Avvenire, 30 giugno 2017).

LA GIOVENTÙ’ – 30.06.2017

Gioventù
Io, se fossi giovane, sentirei il pericolo di essere massificato. Non mi lascerei travolgere. Cercherei, prima di salvare il mondo, di salvare me stesso. Questo è molto importante. La nuova generazione rischia invece di essere una generazione senza memoria, senza storia e quindi senza futuro.
Il giovane di oggi ha degli svantaggi. Uno svantaggio è di vivere nell’abbondanza, sia pure da disoccupato. Da qui nasce l’incapacità di apprezzare le cose. Difatti c’è un consumismo che non soltanto è sulle cose, ma anche su se stessi. Il pericolo del qualunquismo è dilagante.
L’impegno di un giovane dovrebbe essere quello di diventare un uomo. Il valore che più ci manca oggi è il valore dell’umanità, perché il vero progresso è quello di crescere in umanità. Che modello di uomo ti proponi di essere? Che modello di umanità vuoi avere? Naturalmente, per me, il vero modello di uomo è Gesù Cristo, nella continua libertà della ricerca, nella continua edificazione di se stessi (David Maria Turoldo, “Cammino verso la fede”).

LA FEDE – 29.06.2017

E’ la continua ricerca di Dio. Nel mentre si cerca Dio, si scoprono tutti gli altri valori e così si viene a scoprire l’uomo, come immagine di questo Dio invisibile che non si raggiunge mai, perché sta nella profondità della nostra coscienza. Quello è il cielo dove si nasconde Dio. E non è tanto la religione che ci salva, quanto la fede. La religione rischia di fare Dio su propria misura, mentre la fede fa me stesso su misura di Dio. La religione può essere un insieme di dottrine che vanno sempre rispettate, ma la fede è la dinamica dell’uomo che continuamente cresce sul modello che si è prefisso (David Maria Turoldo, “Cammino verso la fede”).

IL COMPITO DELLO SPIRITO

Compito dello Spirito è di condurci a tutta intera la verità. Di condurci sempre: un cammino quindi che è ancora in atto. Come dire: la verità è più grande di noi. Non che quanto sappiamo e – soprattutto – crediamo, non sia verità. E’ verità ma non è tutta la verità. L’errore nasce quando precisamente spunta la presunzione che ci fa dire: ecco, questa è tutta la verità, e questa è la sua autentica e esaustiva interpretazione. Come se Dio fosse proprietà di qualcuno e non “il Padre di tutti, che opera in tutti e che è sopra tutto e sopra tutti” (David Maria Turoldo, “Cammino verso la fede”).

UN ANTIDOTO AL MALE

Le virtù francescane (sapienza, semplicità, povertà, umiltà, carità e obbedienza)  sono da considerarsi delle potenti ‘armi spirituali’ che il Signore ci dona attraverso lo Spirito Santo per guidarci alla vittoria nella lotta quotidiana contro il peccato, il male e il diavolo. Francesco afferma che ogni virtù ha il potere di ‘confondere’  i vizi e i peccati. Hanno il potere di ‘togliere la maschera’ ad ogni male che si presenta a noi nelle vesti di bene, ad ogni tenebra che si presenta come luce, ad ogni menzogna che si presenta come verità. Ecco che, una volta smascherate, le tentazioni perdono di forza e attrattiva, e non resta loro che dileguarsi in fretta, ‘confuse’ e sconfitte dall’armatura delle virtù di Dio.

LA NECESSITÀ DI UNA LOTTA SPIRITUALE

L’uomo, dotato di ragione e di libero arbitrio, è chiamato continuamente a compiere delle scelte. Per accogliere le virtù che Dio vuole donarci, è necessario che l’uomo faccia la sua parte e decida di ‘morire a se stesso’ ovvero di sacrificare quella parte di sé che non desidera sottoporsi all’azione purificatrice dello Spirito Santo. E’ evidente la conformità con la parola di Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9,23-24).

Si tratta di dire ‘no’ a quella voce che parla nel cuore dell’uomo rendendolo insofferente all’idea di dipendere da Dio, e che lo spinge a mettere sempre e solo se stesso al centro delle  proprie azioni, decidendo da solo cosa è bene o male.

LE VIRTÙ FRANCESCANE, UN ITINERARIO PER UN NUOVO STILE DI VITA

Le virtù sono una strada efficace per vivere bene. Un percorso di crescita umana e cristiana e ci affidiamo a Francesco di Assisi che nel corso della sua esistenza ha cercato con tutte le forze di vivere virtuosamente, seguendo la parola e l’esempio di Gesù. Nel Saluto alle Virtù si propone di indicare ad ogni uomo un autentico itinerario.

La sapienza – la regina delle virtù – gli permette di guardare il mondo e la storia con gli occhi di Dio in modo da discernere sempre il vero bene, smascherando la presunta sapienza di Satana e le sue astuzie.

La semplicità dona il coraggio e la capacità di arrivare al cuore delle cose, di penetrarne la verità profonda. Una verità accolta, difesa e proclamata con sincerità e trasparenza, senza sotterfugi e inganni.

La povertà rende liberi dalle insidie della ricchezza fine a se stessa che può condurre a contrarre i vizi della cupidigia e dell’avarizia.

L’umiltà aiuta a distinguere nettamente ciò che appartiene a Dio e ciò che appartiene all’uomo, evitando di cadere nella superbia e nella competizione con il prossimo.

La carità conduce l’uomo ad uscire dal proprio egocentrismo per aprirsi all’amore dell’altro, vincendo quelle forze e paure interiori che lo rendono ‘impermeabile’ alle necessità dei fratelli,

L’obbedienza guida la persona ad esprimere il suo ‘si’ convinto per vivere in pienezza il dono totale di sé a Dio e all’intera umanità.