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NEWSLETTER n° 45 - 22 maggio 2018

  • Clarisse di Farnese: UNA STORIA CHE CONTINUA
  • LECTIO DIVINA - 27 Maggio 2018 - Santissima Trinità /B

Clarisse di Farnese

UNA STORIA CHE CONTINUA

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Ad ogni “chiamata” corrisponde una “voce”: all’origine della scelta di consacrarsi completamente al Signore c’è una richiesta che sale dal fondo dell’anima, quella di allargare il proprio cuore. La voce di Dio si rivolge a qualcuno in particolare, chiedendo di allargare i confini della carne, del sangue e degli affetti naturali per accogliere l’altro aldilà dei legami di sangue e delle simpatie e affinità che normalmente attraggono fra loro gli amici che si scelgono.
Dire di “sì” a questa voce, obbedirle, significa cominciare un viaggio dentro se stessi, di purificazione dei sensi, di ricerca della verità sui propri pregiudizi, pensieri distorti su Dio e sulla vita, egocentrismi, e contemporaneamente fuori da se stessi, di apertura e di amore sempre più gratuiti verso la propria comunità di appartenenza.
La bellezza e la ricchezza di questo viaggio sono tali che da secoli uomini e donne di ogni cultura e ceto scelgono di consacrarsi totalmente a Dio Padre, sulle orme del Figlio Gesù che è Dio fatto carne, Parola di Dio vissuta.
A Farnese le Sorelle povere di Santa Chiara si sono insediate nel Monastero di Santa Maria delle Grazie, prima appartenuto ai Frati Minori, il 9 maggio di quattro secoli fa: nel 1618 suor Francesca di Gesù e Maria – al secolo Isabella Farnese, figlia del duca Mario – lasciò le Clarisse di Roma, dove era entrata da ragazza, per fondare una comunità di Clarisse più austera, solitaria e ascetica. Le penitenze corporali e i disagi della povertà dovevano rendere l’anima più forte e più vicina a Dio.
Oggi, nelle nostre società benestanti e individualiste, l’accento della vita monastica è posto sulla vita fraterna e sulla povertà o rinuncia a possedere beni, che sono i punti essenziali della spiritualità francescana e clariana. Essere in relazione con l’altro o con l’altra, senza possibilità di fuga dentro lo schermo di un telefonino o di un tablet, farle spazio nel cuore, lavorare insieme, mettere i propri talenti gratuitamente a disposizione della comunità, mettersi in ascolto di ciò che è bene per tutti senza scelte autoreferenziali: questa è l’ascesi del XXI secolo!
La ricerca del volto di Dio è una sfida autentica per l’uomo e la donna di oggi, abituati a tenere il volto davanti ad uno schermo, a vedere volti e a udire voci virtuali, convinti della sensazione, data dal touch-screen, di poter vivere e decidere l’esistenza con un dito.
La vita consacrata non si svolge su uno schermo bidimensionale: è un viaggio dentro la profondità dell’essere, del mio essere e di quello di chi mi sta accanto, per arrivare, attraverso la contemplazione dei volti delle creature, alla contemplazione del volto del Creatore. In modi diversi a seconda dei tempi, questo fanno i monaci e le monache dai primi secoli del cristianesimo.
La presenza di un monastero a Farnese è luce e vita per il paese stesso e per chi lo avvicina: il IV Centenario di Fondazione, festeggiato il 9 maggio scorso attraverso la celebrazione della Santa Messa con il Vescovo mons. Lino Fumagalli, di tanti sacerdoti della Diocesi di Viterbo, di numerosi frati minori della Provincia romana e dei Cappuccini di Viterbo, lo ha evidenziato e fatto percepire con chiarezza a tutti coloro che hanno partecipato, grazie anche al coinvolgente concerto tenuto, la sera, da don Giosy Cento. La scelta di inserire nella celebrazione la Professione semplice di una di noi, suor Irene Abis, ha voluto dare il senso di un percorso di quattro secoli che continua, resistendo alle intemperie della vita e della Storia, anche quella con la “esse” maiuscola, che in passato si è abbattuta su questo monastero prima attraverso la persecuzione napoleonica e poi attraverso le espropriazioni operate dal Regno d’Italia appena costituito.
Le “minacce” odierne sono forse più sottili e colpiscono le strutture psichiche e spirituali più che quelle architettoniche e materiali. Per questo, per contrastare la tendenza alla chiusura e all'isolamento che affliggono l’uomo contemporaneo, noi monache pratichiamo l’ospitalità: ci adoperiamo come “mamme” perché il luogo sia accogliente, perché la preghiera e la liturgia siano preparate con attenzione. Tutto si cerca di fare con amore e con dedizione, nel segno di una “maternità spirituale” non meno profonda e sentita di quella biologica.

Le Sorelle Clarisse
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LECTIO DIVINA

27 Maggio 2018 - Santissima Trinità / B
Trinita

Dt 4,32-34.39-40; Sal 32/33,4-6.9.18-20.22; Rm 8, 14-17; Mt 28, 16-20

“Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20). In principio la relazione: questo è il titolo che si potrebbe dare alla Solennità di oggi, la Santissima Trinità.
Il Dio trinitario, acclamato ‘santo, santo, santo’ nell'inno Trisaghion (cfr. Is 6,3), si rivela nella storia come il Dio-con-noi, l’Emmanuele.
Egli, infatti, non vive la sua esistenza rivolto verso se stesso, ma ama ‘fare spazio ’, si ritrae, per effondere il suo amore nella creazione e nel cuore dell’uomo da lui voluto e amato.
Egli, come Padre tenerissimo, si china sull'uomo per rinvigorire le sue ‘ossa aride’ (Ez 37) venendo a sanare le sfiducie e le delusioni nei confronti della vita e della storia.

Commento alle letture

Prima lettura: Dt 4,32-34.39-40

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità all'altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita tu, e che rimanesse vivo?
O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?
Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n'è altro.
Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».
Il Signore che aveva assicurato a Mosè “Io sarò con te” (Es 3,12-14) si rivela come Colui che non solo è con il popolo ma lo sceglie come sua proprietà. Questa certezza è ciò che rende Israele sicuro della presenza costante di Adonai in mezzo a loro.
L’appartenere a Dio sarà così l’unica sicurezza che plasmerà negli israeliti l’identità di 'popolo dell’Alleanza’ e quando, con le loro scelte ‘rinnegheranno’ la loro figliolanza, sperimenteranno che il Signore è Colui che fin dall’origine, anche nelle cadute, era sempre con loro.

Seconda lettura: Rm 8, 14-17

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

La certezza del Dio Trinità come Dio-con-noi accompagnerà Paolo nel suo apostolato. Scrivendo alla comunità di Roma dichiara apertamente che con il Battesimo abbiamo ricevuto lo Spirito che in Gesù ci rende ‘figli adottivi’. Questo viene a liberarci da tutto ciò che impedisce di sentirci ‘a casa’ nel rapporto con Dio e cioè da ogni presunta autosufficienza che ci allontana dal Creatore facendoci perdere di vista la bellezza della familiarità che scaturisce nella relazione con il Padre e, in Gesù, con i fratelli.

Commento al Vangelo

Vangelo: Mt 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

L’evangelista Matteo inizia il Vangelo ricordando che quel Gesù, di cui sta per narrare la storia, è il Dio-con-noi, l’Emmanuele (cf Mt 1,23), e lo conclude riportando le parole, con le quali Gesù promette che rimarrà sempre con noi, anche dopo essere tornato al Cielo: “Io sono con voi tutti giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Gesù, che rivolge queste parole ai discepoli dopo aver affidato loro il compito di andare nel mondo intero a portare il Vangelo, era ben consapevole che li avrebbe mandati come pecore in mezzo ai lupi e che avrebbero affrontato contrarietà e persecuzioni (cf Mt 10,16-22).
Per questo non voleva lasciarli soli nella loro missione. Così, proprio nel momento in cui se ne va, promette di rimanere! Non lo vedranno più con i loro occhi, non sentiranno più la sua voce, non potranno più toccarlo, ma lui sarà presente in mezzo a loro, come prima, anzi più di prima. Egli sarà là dovunque saranno i suoi discepoli.
Gesù, promettendoci di essere sempre con i suoi, ha pensato anche a noi che siamo chiamati a vivere la vita con le sue complessità. La voce dello Spirito che ci ha lasciato abita nei nostri cuori e rende luminoso e sicuro il cammino. Egli è l’Amore incarnato, colui che è venuto a condividere le nostre preoccupazioni e a camminare con noi lungo il cammino della vita, entrando nelle nostre case e ravvivando con la sua presenza la nostra gioia.

Commento patristico

Il Dio-con-noi annunciato dall’evangelista Matteo viene esplicato da sant’Ilario vescovo nel suo trattato “Sulla Trinità”:
“La parola di Dio viene trasfusa nelle nostre orecchie con tutta la forza della sua verità quando il Signore, con la testimonianza dell’evangelista ci dice: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,19-20). Questo passo non contiene forse tutto quanto riguarda il mistero della salvezza dell’uomo? Che cosa resta ancora da dire e che cosa risulta oscuro?”

Commento francescano

Il mistero del Dio ‘Tre volte Santo’ ha avvolto e accompagnato la vita dei santi Francesco e Chiara che nei loro scritti esprimono con le parole ciò che sperimentano nella vita.
Francesco nelle Lodi di Dio Altissimo proclama nella lode la presenza nella storia della Santissima Trinità: “Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose. Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo” (FF 261).
Chiara contempla questa presenza di Dio nella storia, nel mistero della Trinità come Dio-con-noi, e chiede per le sorores, nella Benedizione, l’intercessione dell’Emmanuele: “Il Signore sia sempre con voi, ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui” (FF 2858).

Orazione finale

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e con l’aiuto della sua sola grazia, giungere a te o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen (FF 233).
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