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NEWSLETTER n° 47 - 6 giugno 2018

  • RITROVARE SE STESSI - Vito Magno
  • LECTIO DIVINA - 10 Giugno 2018 - X Domenica T.O. /B

RITROVARE SE STESSI

di Vito Magno
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Dei fatti più sconvolgenti e raccapriccianti che inondano le cronache quotidiane colpisce un denominatore comune: l'indifferenza agghiacciante di coloro che commettono crimini, davanti alla contestazione del delitto. C'è chi consuma una rapina finita nel sangue che sembra più sconvolto dalla sfortuna dell'incidente di percorso che non del reato commesso. Ci sono pedofili che si appellano a patologie incontrollabili che superano la sfera della responsabilità personale. Ci sono genitori che uccidono i loro figli, come i casi, entrati nella memoria collettiva, delle mamme di Cogne e di Lorys Stival, e figli che uccidono i loro genitori, come le storie mai dimenticate di Pietro Maso e di Erika Di Nardo.
Davanti a casi come questi gli organi di comunicazione fanno a gara nel meravigliarsi e scandalizzarsi, chiudendo spesso gli occhi su ciò che è più importante delle stesse tensioni insanabili nelle famiglie e nella società, cioè il persistere dello squilibrio tra l'essere e l'operare, o meglio la dissociazione tra l'interiorità e l'esteriorità, che prima di essere patologica è conseguenza di una fuga da se stessi e di uno smarrimento della coscienza. Con realismo anticipatore le "Confessioni" di sant'Agostino percorrono la distanza tra la parte più intima e quella più esterna della persona. La dissociazione delle due parti, che Pascal chiamava "la dissipazione di sé", segna lo squilibrio che vediamo abbracciato con cinica disinvoltura da molti modelli della società del nostro tempo. Dalla pubblicità ai programmi televisivi, dal rumore alla complessità degli strumenti di comunicazione virtuale, tutto concorre a ridurre gli spazi della riflessione sui veri sentimenti e sulle idee che ci appartengono intimamente. "Ciascuno si racconcia la maschera esteriore come può - scrive Luigi Pirandello nel noto saggio "L'umorismo"- perché dentro c'è l'altra maschera, che spesso non s'accorda con quella di fuori. E niente è vero"! Nella presente fase preparatoria del Sinodo dei Vescovi sarebbe importante se tra inchieste, studi, iniziative che guardano ai giovani, si tenesse in considerazione l'istanza dell'interiorità, racchiusa da Socrate nella massima: "Conosci te stesso". Tenerla presente sarebbe utile agli educatori per aiutare i giovani a scoprire i loro talenti e assecondare le loro giuste aspirazioni. Sarebbe per i giovani una provocazione, perché li indurrebbe a guardarsi dentro; operazione insolita in una civiltà tutta proiettata all'esterno, che non si fa scrupolo di accrescere la superficialità, nel vissuto delle nuove generazioni, con spettacoli, divertimenti e scritti d'evasione. Chi l'ha detto che non si possa fare a meno della discoteca, dei megaconcerti negli stadi, delle kermesse frastornanti? Senza ritrovare se stessi non si trova nulla, e ciò che si possiede, fosse anche il mondo intero, non colma i vuoti dell'anima, anzi accresce il rischio di perderla, come ammonisce il Vangelo.

LECTIO DIVINA

10 Giugno 2018 - X Domenica T.O. / B
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Gn 3,9-15; Sal 129/130,1-8; 2Cor 4,13-5,1; Mc 3,20-35

Il Vangelo, in questa X Domenica del tempo ordinario, ci rimanda a Gesù che non fu compreso dal mondo e fu ostacolato da Satana, il bugiardo per antonomasia. Gesù viene addirittura considerato un indemoniato. Ma la Parola ci ricorda che il solo peccato che non sarà mai perdonato è la bestemmia contro lo Spirito Santo. Ogni incapacità di discernimento dà potere al male che semina nel cuore dell’uomo avversione e discordia. Infatti bestemmiare lo Spirito Santo significa rifiutare ostinatamente di percepire nei segni dello Spirito Santo l’agire di Dio nella storia. E’ un invito a riflettere sulla lotta tra il bene e il male che abita da sempre nel cuore dell’uomo. Mettersi in ascolto della voce dello Spirito è la via per superare le tentazioni e compiere la Sua volontà.

LETTURE E COMMENTO

Dal libro della Genesi (Gn 3,9-15)

Dopo che Adamo ebbe mangiato dell'albero, il Signore Dio lo chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

La prima lettura inizia con una domanda da parte di Dio all'uomo: "Dove sei?". Dio richiama l'uomo a sé perché sa che il peccato ha posto Adamo in uno stato di vergogna che lo allontana dal suo Creatore. Il peccato originale si configura come ribellione dell’uomo a Dio a partire dalla provocazione e seduzione di Satana che è un essere misterioso, malvagio e intelligente. Adamo, dopo aver ceduto alla tentazione e preso dalla paura, incolpa Eva non assumendosi la sua responsabilità. La paura di Dio e la vergogna di sé sono le sensazioni di disordine che il peccato produce e che spoglia l'uomo facendolo riconoscere misero, fragile. L’uomo si ritrova anche egoista e meno capace di donarsi all'altro tanto che Adamo non esita a incolpare Eva pur di salvare se stesso.
Adamo ed Eva non hanno capito le vie di Dio, hanno mancato di discernimento e non hanno riconosciuto nel loro Creatore il Signore; gli hanno disobbedito e sono stati vinti dalla loro tentazione di diventare come Dio. La storia dell’umanità, fin dall'inizio, è questa lotta tra bene e male. L’insegnamento che ci viene dalla Parola è di non decidere personalmente e senza confrontarsi quello che nella vita è bene e quello che è male ma di essere sempre docili alla voce dello Spirito e alla Chiesa.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2Cor 4,13-5,1)

Fratelli, animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: "Ho creduto, perciò ho parlato", anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.
Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l'inno di lode alla gloria di Dio.
Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno.
Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne. Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli.

Nella seconda lettura Paolo ricorda ai cristiani che la fede è la ferma e gioiosa convinzione che Dio ha risuscitato Gesù vincendo definitivamente il Maligno. La Resurrezione di Gesù è l'opera con cui Dio Padre manifesta al credente il suo gesto d'Amore di salvare i suoi figli dal peccato, dal demonio e dalla morte. Perciò la vita nuova comincia nella fede che rinnova giorno dopo giorno l'uomo interiore. “Il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione” si aprirà in un amore eterno, in un corpo che non conoscerà più corruzione. Se il dolore, la sofferenza e la morte si sono introdotti nell'esistenza umana come conseguenza del peccato, Dio li ha utilizzati e se ne è servito come mezzi di redenzione e di salvezza.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,20-35)

In quel tempo, Gesù venne con i suoi discepoli in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E' fuori di sé».
Gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni». Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa.
In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «E' posseduto da uno spirito immondo».
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».

L'evangelista Marco presenta Gesù come la potenza di Dio che scaccia il maligno, come Colui che trae la sua forza attraverso la sua unione col Padre. Gli scribi però non credono all'autorità divina di Cristo e perciò affermano di Gesù: "Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni". L’errore di Satana fu quello di non essere stato in grado di capire le vie di Dio.
Il mistero pasquale di Cristo, la sua Croce e Resurrezione, risolve il problema del male in maniera definitiva. Attraverso un cammino di fede possiamo sconfiggere il male e riaffermare il Bene disperdendo l’egoismo e le inimicizie che Satana scatena nel nostro cuore. Un’esistenza che si impegna nel bene e si sacrifica per l’altro apre alla realizzazione più profonda e alla felicità anche se continueremo a rimanere immersi nelle tenebre e a combattere avendo con noi le armi della fede. La luce dello Spirito, la lettura della vita attraverso i suoi insegnamenti d’amore semineranno in noi pazienza, benevolenza, pace, speranza.

Commento francescano

Dalle Ammonizioni di San Francesco:
«Disse il Signore ad Adamo: “Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell’albero della scienza del bene e del male non ne mangiare”. Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso, perché, fino a quando non contravvenne all'obbedienza, non peccò. Mangia, infatti, dell’albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore dice e opera in lui; e così, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, divenne per lui il pomo della scienza del male. Bisogna perciò che ne sopporti la pena» (FF 146-147).

Commento patristico

“Quando Dio creò l’uomo mise in lui un seme celeste, una sorta di capacità più viva e più brillante di una scintilla, perché illuminasse il suo spirito e gli desse il discernimento tra il bene e il male. Lo chiamiamo coscienza, che è la legge innata. La coscienza è la voce di Dio stesso, che parla all'uomo che ha creato. Dunque la voce della coscienza è la prima e fondamentale fonte della rivelazione. Per Adamo in Paradiso era sufficiente, non aveva bisogno di una legge scritta. Quella voce fu assordata dal peccato. Perché la coscienza si risvegliasse nuovamente, Dio inviò alla gente i profeti, che parlavano e scrivevano” (San Doroteo di Gaza).

Orazione finale

Signore, insegnaci a non abbatterci nei momenti di prova e di tentazione e fa che la voce dello Spirito, che è dentro di noi, ci aiuti a superare con forza e coraggio gli ostacoli della vita, perché sull'esempio del tuo Figlio Gesù non temiamo il male e ci lasciamo guidare dallo Spirito per poter compiere la Tua volontà. Amen.
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