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NEWSLETTER n° 46 - 31 maggio 2018

  • SUPERFICIE E PROFONDITÀ - John Main, monaco benedettino
  • LECTIO DIVINA - 3 Giugno 2018 - Santissimo Corpo e Sangue di Cristo /B

SUPERFICIE E PROFONDITA'

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Una delle grandi verità che compare nella sapienza tradizionale, in quasi tutte le sue diverse espressioni, è che dobbiamo scoprire la nostra realtà interiore. Il Tao Te Ching lo esprime in questo modo: L'uomo davvero grande dimora in ciò che è reale e non in ciò che sta sulla superficie. Ciò che è reale è la struttura interna, la realtà interna. Una legge generale, credo, della condizione umana è che, per comprendere l'universo, dobbiamo comprendere noi stessi. Per valutare il cosmo, dobbiamo imparare a valutare noi stessi. Solo quando comprendiamo e valutiamo noi stessi possiamo trascenderci, superarci: nelle parole di Gesù, 'rinunciare a noi stessi'.

Il viaggio della meditazione è il viaggio verso la profondità, che è profondità sia del comprendere che dell'essere. E' un invito al silenzio, all'immobilità e al rispetto nelle profondità del nostro essere. Ciò che prima di ogni altra cosa il viaggio richiede da noi, è la semplicità. Richiede anche fede, e fedeltà nel proseguire. La meditazione è il semplice processo di fede attraverso il quale entriamo nella nostra realtà interiore.

Ciascuno di noi deve imparare semplicemente a lasciarsi andare, a slanciarsi nelle profondità. Ma abbiamo tutti una certa paura di farlo, specialmente quando abbiamo l'impressione che le profondità siano infinite. È questo, in effetti, lo scopo del viaggio: slanciarsi nelle infinite profondità di Dio. Pensate per un momento a questo processo. Quando meditate, cercate di sedervi più immobili che potete. Attraverso l'immobilità del corpo, voi ancorate fisicamente il vostro essere in una immobilità sempre più profonda che conduce al silenzio e al rispetto. Poi, mentre chiudete gli occhi con gentilezza, iniziate a recitare nel vostro cuore, interiormente, silenziosamente, la vostra parola: maranatha (vieni Signore Gesù). La meditazione è un processo di assoluta gentilezza. Voi non recitate la vostra parola con violenza. Non è come il martello sull'incudine. Dobbiamo imparare a recitare la nostra parola con delicatezza e con gentilezza.

L’esperienza della meditazione è molto importante. Dobbiamo fare sempre attenzione a non inebriarci soltanto del messaggio, della buona notizia, delle idee del vangelo. Dobbiamo entrarci, gustare e vedere. Ed è la meditazione il processo dell’entrare, del gustare, del vedere. Dire il vostro maranatha ogni giorno, trovare il tempo per la meditazione, al mattino e alla sera, e mettere il vostro viaggio spirituale, e la realtà spirituale, al centro della vita: questo è ciò che importa.

Ecco lo scopo della meditazione: ritornare al vostro ‘centro’ e scoprire che il vostro centro è l'ingresso nel centro del Tutto. Ed è per questo che dobbiamo smettere di vivere in superficie e arrivare al profondo. Gesù l'ha descritto in questi termini: "Pensate ai gigli: non filano e non tessono; eppure io vi dico che neanche Salomone in tutto il suo splendore era adorno come uno di questi. Ma se questo è il modo in cui Dio veste l'erba, che oggi cresce nel campo e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi! Quanto poca fede avete! Pertanto, non dovete rivolgere la mente al cibo e alla bevanda; non dovete preoccuparvi. Perché sono i pagani a rincorrere tutte queste cose; ma voi avete un Padre che sa che ne avete bisogno. No, voi dovete rivolgere la mente al Regno, e anche tutto il resto gli arriverà"( Lc 12,27-31).

Ecco cos'è la meditazione: rivolgere la nostra mente al Regno, al potere di Dio, alla realtà divina.

John Main, monaco benedettino

LECTIO DIVINA

3 Giugno 2018 - Santissimo Corpo e Sangue di Cristo / B
MessaRupnik
Es 24, 3-8; Sal 115; Eb 9, 11-15; Mc 14, 12-16. 22-26



L’evangelista Marco nel Vangelo ci racconta l’istituzione dell’Eucaristia. Gesù è presente come “corpo spezzato” e “sangue versato” e questi gesti esprimono il suo amore per noi. Oggi la liturgia è allora centrata sulla nuova alleanza, cioè sul nostro rapporto con Dio. L’eucaristia è il banchetto, la cena, il convito fraterno che l’amore di Dio ha donato a tutti noi. Siamo invitati a “mangiare e a bere” il corpo e il sangue di Cristo per entrare in comunione con l’Amore e vivere la fraternità con tutti.

LETTURE E COMMENTO

Dal Libro dell'Esodo (Es 24,3-8)

3 Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!». 4 Mosè scrisse tutte le parole del Signore, poi si alzò di buon mattino e costruì un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. 5 Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. 6 Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. 7 Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!». 8 Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

Mosè è il portavoce di Dio, celebra il rito dell’alleanza attraverso il sangue che sparge al popolo d’Israele, loro aderiscono all'ascolto della Parola di Dio e rimangono fedeli a questa alleanza. Possiamo dire anche noi: “Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo” (v. 3), cioè il suo comandamento dell’amore è la priorità nella nostra vita; deciderci ad ascoltare e vivere secondo quanto Lui ci ha insegnato, offrendo a Dio il nostro sacrificio, è divenire costruttori di comunione con i nostri fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 9,11-15)

11 Cristo invece, è venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, 12 non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. 13 Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, 14 quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?15 Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo ormai intervenuta la sua morte per la redenzione delle colpe commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che è stata promessa.

Il sacerdozio di Cristo si è realizzato nell'offerta di sé e con la sua donazione per amore. Lui è l’unico intermediario, l’unico sacerdote. Gesù ci rende veramente capaci dell’incontro con Dio. La nuova alleanza si concretizza in noi tutte le volte che viviamo nell'amore quotidiano verso Cristo e verso i fratelli. Possiamo vivere in pienezza di amore le nostre relazioni fino al punto di offrire la nostra vita, come Gesù, al servizio del Dio vivente (v.14).

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)

12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo 14 e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi».16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».26 E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

L’evangelista Marco ci racconta l’istituzione dell’Eucaristia. Nel mangiare la cena di Gesù i discepoli fanno l’esperienza dell’amore salvifico della donazione di Gesù fino alla morte in croce. Nell'amore fraterno, nello spezzare non solo il pane ma noi stessi, celebriamo e viviamo l’eucaristia cioè proclamiamo e facciamo esperienza della fedeltà dell’amore di Dio in noi e tra noi. Il corpo di Cristo offerto per noi è un dono costante per la nostra vita. Se anche noi facciamo della nostra vita un dono viviamo secondo la logica della comunione, della solidarietà, della condivisione e in questo modo diventiamo una cosa sola con Dio, facciamo alleanza con Lui e con i nostri fratelli. Solo l’Eucaristia ci rende uniti, ci insegna a vivere la fraternità.

Commento francescano

Nella Leggenda di Santa Chiara d'Assisi si racconta come in mezzo ai pericoli per le sue Sorelle la Santa riponga una fiducia totale verso l’Eucaristia non solo quale presenza reale di Dio ma unico rifugio verso il male. Chiara dimostra una cura materna per le sue monache perché solo chi vive nell’amore sa custodire l’altro ed è presente in modo semplice ed efficace in mezzo alle prove della vita.
“Durante quella tempesta che, sotto l’imperatore Federico, la Chiesa stava sostenendo in diverse parti del mondo, la valle spoletana con maggior frequenza si imbeveva del calice dell’ira. A quel tempo in essa vi erano eserciti di soldati e sciami come di api di arcieri saraceni per la devastazione delle fortezze e l’espugnazione delle città.
Irrompendo un giorno il furore nemico contro la città di Assisi, privilegiata città del Signore, già l’esercito era alle porte stesse, i saraceni - gente pessima, assetati di sangue dei cristiani, pronti con grande impudenza ad ogni delitto - dilagarono presso San Damiano, nei confini del luogo, anzi dentro il chiostro stesso delle vergini. I cuori delle «signore» vengono meno per lo spavento, la voce trema per la paura, e presentano alla madre le loro lacrime. Lei con impavido cuore, seppure malata, si fa condurre alla porta, di contro ai nemici, preceduta da una cassetta d’argento, chiusa dentro una custodia di avorio, dove con gran devozione veniva conservato il corpo del Santo dei santi.
Prostratasi lei in orazione al suo Cristo, tra le lacrime disse: «Permetterai, mio Signore, consegnare nelle mani di pagani le inermi tue ancelle che ho allevato nel tuo amore’ Custodisci, Signore, te ne prego, queste tue serve, che io non posso nel presente frangente custodire».
Subito dal propiziatorio della nuova grazia, una voce come di un fanciullino si udì: «Io vi custodirò sempre». «Mio Signore, - disse -, se a te piace, salva anche questa città che ci sostenta per tuo amore». E il Signore a lei: «Subirà dei danni, ma per mia grazia sarà difesa» (cfr. FF 3201-3202).

Commento patristico

“Cristo ci ha dato il suo corpo per saziarci, attirandoci a sé in un’amicizia sempre più grande. Accostiamo dunque a lui con fervore e carità … Vedi come puoi vedere sulla terra ciò che è prezioso di ogni altra cosa? Non solo lo vedi , ma puoi toccarlo; non soltanto lo tocchi, ma puoi anche mangiarlo; e dopo averlo ricevuto puoi ritornare a casa. Purifica quindi la tua anima, prepara la tua mente ad accogliere tali misteri” (Dalle Omelie sulla Prima Lettera ai Corinzi di San Giovanni Crisostomo, Vescovo).

Orazione finale

Signore Gesù, manna disceso dal cielo, tu che fai un solo corpo a quanti partecipano di questo stesso pane, aumenta l’unità e la comunione tra noi, insegnaci ad offrire la nostra vita con te, fortifica con il tuo corpo il nostro cammino verso il Padre. Amen.
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