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NEWSLETTER n° 23 - 20 dicembre 2017

Buon Natale
«...ecco alcuni Magi vennero da oriente
a Gerusalemme e dicevano:
“Dov’è colui che è nato, il re dei giudei?
Abbiamo visto spuntare la sua stella
e siamo venuti ad adorarlo”»
(Mt 2,1-2)
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Carissimi fratelli, carissimi amici, voi che ci seguite anche da lontano,

desideriamo raggiungervi, come comunità di Sorelle Povere di S. Chiara, e celebrare insieme il Natale del Signore. Preghiamo perché Gesù possa sempre rinascere nel cuore di ogni uomo e, come ha detto un cistercense medievale, “Cristo non è ancora nato tutto. Egli nasce ogni volta che un uomo diventa cristiano”. Auguriamoci anche di aprirci ad una fede umanamente ricca che sappia riconoscere la presenza di Dio in ogni uomo. Ha scritto il nostro Ministro Generale ofm in occasione del Natale: “la nostra fede è umanissima: nella povertà di Betlemme la vita si è manifestata. Dio oramai si vede, si incontra, si riconosce, si ama, si adora nell’uomo e nella donna che ogni giorno incontriamo”.

Il Natale sia allora momento propizio per decidere come porci davanti alla vita e ad ogni uomo, specialmente a chi ci vive accanto e condivide con noi attese e speranze. Ci aiuta quel discernimento spirituale che dona unità al nostro esistere e che il magistero di papa Francesco ribadisce come centrale per la vita cristiana: non è possibile essere credenti senza essere prima autenticamente umani. Discernere vuol dire assunzione di responsabilità rispetto ai nostri comportamenti, non andare emotivamente dove ci porta il cuore, ma chiederci cosa ci spinga ad andare in una certa direzione piuttosto che in un'altra.

Una fede che non discerne rischia di diventare retorica, intellettualizzazione o fondamentalismo. Il discernimento è un processo continuo nella vita della persona, che consente di prendere consapevolezza del proprio mondo interiore.

Occorre uscire dall’inquietudine e dare riposo al nostro cuore, ascoltando le spinte che Dio suscita dentro di noi nel silenzio della preghiera.

Se ci mettiamo in ascolto, sentiamo che manchiamo di qualcosa, che il desiderio di pienezza si scontra con un ‘vuoto’ che non possiamo eludere. Le cose non sono mai del tutto chiare, siamo mistero a noi stessi. Ci mettiamo allora in viaggio, come i Magi nel Vangelo di Matteo, mossi dal trovare una risposta al vuoto che ci abita. Disposti a lasciare le nostre sicurezze, per cercare qualcosa che ci anima e ci spinge fuori da noi stessi.

I Magi camminano nella notte, nel buio perché solo il buio permette di vedere le stelle. Il buio può essere inquietante e pericoloso ma nella nostra vita dobbiamo includere la parola rischio e coraggio per trovare ciò che si cerca. Ci muove allora questo desiderio di pienezza perché ci sentiamo incompleti e soli. Evitando le facili soluzioni, ancoriamo la nostra vita alla roccia della Parola di Dio che si è incarnata in Gesù. Con la forza della Parola, accompagnati da Gesù e Maria, camminiamo accogliendo e amando noi stessi e ogni uomo.

Rallegriamoci perché possiamo imparare ogni giorno a gioire, possiamo farlo se viviamo secondo la volontà di Dio, se viviamo in pienezza la nostra vocazione all’amore, lasciando da parte le nostre ‘pretese’ su noi stessi, sugli altri, su Dio stesso per aprirci allo stupore che ogni relazione, ogni evento, ogni situazione ci dona.

Anche noi, come Maria, abbiamo trovato grazia presso Dio. A voi tutti assicuriamo il nostro ricordo costante nella preghiera, buon Natale!

sr. Gloria e Sorelle

LECTIO DIVINA

24 dicembre 2017
IV Domenica di Avvento / B
Senza titolo
2 Sam 7,1-5.8b-12.14a.16;Sal 88/89,2-5.27.29;Rm 16,25-27;Lc 1,26-38

Siamo ormai giunti alla Vigilia di Natale. La liturgia domenicale ci presenta l’Annunciazione (Lc 1,26-38), il ‘si’ di Maria che realizza, con la nascita di Gesù, la grande promessa di Dio all’uomo. Se la liturgia è l’oggi di Dio che si fa presenza vivente, allora possiamo affermare che il Verbo si fa carne, la parola si fa carne in noi, senza lasciarci più.

Commento alle letture

Nella Prima lettura, tratta dal secondo libro di Samuele (7,1-5.8b-12.14a.16), troviamo il re Davide che vorrebbe costruire una casa per il Signore ma Dio, attraverso il suo profeta Natan, gli preannuncia che sarà Lui stesso a dargli una casa. La profezia di Natan confermerà solennemente la dinastia davidica e porterà lo stesso Davide a pronunciare queste parole quando starà per morire: "è stabile la mia casa davanti a Dio, perché ha stabilito con me un'alleanza eterna" (2Sam 23,5). Il patto di Dio, con Davide e la sua dinastia, sarà per il popolo d'Israele, la garanzia e la speranza nei momenti difficili. Infatti finché resta accesa “la lampada di Davide” nulla e niente è definitivamente perduto (cfr 1Re 15,4 e 2 Re 8,19).

Nella Seconda lettura, tratta dalla lettera di san Paolo ai Romani (16, 25-27), l’apostolo annuncia che con la nascita di Gesù finalmente si rivela il progetto di Dio: Paolo ci conduce così a riconoscere la gratuità del dono che Dio fa di sè. Il Vangelo non si può annunziare se non tenendo conto di questa misteriosa gratuità di Dio che, senza che ne conosciamo la ragione, ha scelto Paolo e sceglie anche noi per una missione difficile e faticosa ma magnifica allo stesso tempo.

Commento al vangelo

Per la sua bellezza letteraria e per la profondità della sua teologia, il Vangelo di Luca sull’Annunciazione (Lc 1,26-38) costituisce uno dei passi centrali del Nuovo Testamento.
Maria ci indica la via della salvezza: dire SI’ alla proposta d'amore di Dio, generare nel mondo il Figlio. La verginità di Maria indica che ciò che nasce da lei è puro dono di Dio. La verginità è l’adesione piena alla volontà di Dio, è l’accoglienza da parte dell’uomo del desiderio che ha Dio di essere con noi. Dio è riconosciuto. Nel paradosso più grande, la verginità indica l'attitudine più alta dell'uomo: la passività e la povertà totale di chi rinuncia all’agire proprio per lasciare il posto all’agire di Dio. Questa è la fede! Questo vuoto assoluto è l'unica capacità in grado di contenere l'Assoluto. Solo il nulla può concepire totalmente Colui che è Tutto. Maria realizza il mistero della fede: accoglire Dio com'è. La fede riempie i limiti di ogni incapacità umana, per renderci capaci di Dio.
“Lo Spirito Santo scenderà su di te” (35). Il nuovo principio di vita e di azione in Maria non è più quello dell'uomo vecchio ma quello di Dio, infatti Maria ha rinunciato ad agire. A Maria, viene dato un segno per capire l'azione di Dio: guardare la storia d’Israele, compendiata nella vicenda di Elisabetta. Solo lì, dalla sua promessa e non da una promessa umana, si coglie l'azione di Dio. Nel ricordo di questa esperienza storica, dell'azione di Dio, nei patriarchi e nei profeti, Maria è preparata a credere alla parola. Così può dire “Ecco la serva…”( 38). Maria si chiama serva perché totalmente disposta ad obbedire, a lasciar spazio alla Parola, a lasciarla vivere e crescere in sé, fino a riempirle tutta la vita.
Dio esulta di gioia incontenibile, amore da sempre respinto, ora si sente amato. Dio è AVVENTO, necessariamente viene all'uomo perché amore amante. Quando l'uomo lo attende e dice “eccomi!” Dio non può non venire: è l’oggi della salvezza.

Commento Francescano

Sia San Francesco che Santa Chiara insistevano nei loro scritti sull' umanità di Gesù e la sua incarnazione, elemento essenziale del carisma francescano. San Francesco commentava nella sua prima Ammonizione (FF 144) : “Ecco ogni giorno Egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del padre sull'altare nelle mani del sacerdote”. Cristo nasce sull'altare ogni volta che il sacerdote celebra l'Eucaristia.
Francesco mette in parallelo il Natale e l'Eucaristia, tanto che a Greccio, dove egli ricrea la grotta di Betlemme, primo presepe al mondo, egli non volle statue ma la celebrazione dell'Eucaristia, perché lì il Signore “viene a noi in umile apparenze”.

Preghiera finale

Il Natale, la povertà di Gesù, ci ricordi che chi vede l’uomo vede Dio e ci renda capaci di accogliere tutti i nostri fratelli e di riconoscerlo in coloro che condividono con noi attese e speranze e nei poveri e nei deboli. Amen

LECTIO DIVINA

25 DICEMBRE 2017

NATALE DEL SIGNORE / B

Natale
Is 52,7-10; Salmo 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18



Gesù, il Figlio di Dio, “è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la sua parola potente” (Eb 1,3): solo osservando Lui, “frequentandolo” nella preghiera e nella lettura dei Vangeli, diventiamo sempre più intimi con il Padre, con il progetto che ha sulle nostre vite e sulla storia. In questo giorno siamo invitati, in particolare, a fare memoria del “principio” (Gv 1,1) di questa Storia della Salvezza.

Commento alle Letture

Gerusalemme esulta, Gerusalemme è consolata, riscattata dal suo Signore: avanza fra i monti il suo messaggero di pace. Proprio su questa terra, oggi più che mai al centro dell’attenzione di tutte le nazioni, il Figlio di Dio ha voluto nascere, crescere, portare all’uomo la “salvezza” promessa dal Padre. La profezia di Isaia è una preghiera attuale, un grido di speranza sulla bocca di ogni popolo e, in particolare, degli abitanti di Terra Santa.

La Parola di Dio, il Verbo, è sempre azione: crea e tutto sostiene, dice la Lettera agli Ebrei. Le hanno dato voce i profeti; duemila anni fa Gesù le ha dato anima e corpo umani. Nella morte, come una spugna ha assorbito il peccato; nell’Ascensione al Cielo ha portato la nostra natura umana dentro la Trinità divina: quale dignità più grande potevamo desiderare? Quale spinta possiamo trarre da questa visione per scorgere la grandezza che ci abita nonostante i limiti inevitabili, gli handicap, la malattia?

Commento al Vangelo

San Giovanni ci mette di fronte alla “nuova creazione” dell’uomo in Cristo: il “principio” di cui parla è un riferimento esplicito alla prima parola del Libro della Genesi. La prima azione che Dio compie quando crea è quella di “parlare” (Gen 1,3) per portare luce nelle tenebre, ordine nel caos, conversione nel peccato.
Nella marea di parole che ci investe, forse scordiamo il valore reale di ogni parola detta: a volte parliamo troppo o non manteniamo la parola data; non diamo peso alle parole che contano e tratteniamo quelle inutili.
La Parola di Dio, invece, si è fatta carne, prima bambino, poi ragazzo, poi uomo: le Scritture dell’Antico Testamento sono diventate “persona” per cominciare una nuova storia fra lo Sposo, Dio, e l’uomo (Is 62,5). Dall’amore di Dio per l’umanità è nato un Figlio (Is 9,5), una vita nuova.
Il male resta sempre accovacciato alla porta (Gen 4,7), ma non vince (Gv 1,5): una sconfitta, un errore, un fallimento grande o piccolo va sempre guardato in questa luce ovvero come occasione per crescere nel “meglio”, per fortificarsi, per spianare al bene una via che forse non avevamo previsto e pianificato (Gv 1,23) perché Dio è sempre vita. E poiché è un Creatore che conosce bene le sue creature sa che noi, “il mondo”, fatichiamo a riconoscerlo; solo da figli possiamo aprire gli occhi e accoglierlo.

Commento francescano

Santa Chiara amava, nonostante non fosse istruita, ascoltare prediche “letterate” (FF 3076). In una di queste occasioni vide apparire un bimbo di circa tre anni che le disse: “Io so’ in mezzo de loro”. Chiara comprese che si trattava di Gesù “lo quale sta in mezzo de li predicatori e de li auditori, quando stanno et odono come debbono”.
Anche Francesco meditava continuamente le parole di Cristo e “con acutissima attenzione non perdeva mai di vista le opere”, “ma soprattutto l’umiltà dell’incarnazione” (unita alla “carità della passione”) (FF 467-468). L’idea di allestire il primo Presepe a Greccio fu così motivata dal Santo: “Vorrei fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia…”. Sulla mangiatoia del primo Presepe della storia fu poi celebrato “il solenne rito della messa”, a ricordare che lì ha inizio la Storia di salvezza che Gesù porterà a compimento con la Passione (FF 469).

Preghiera finale

O Dio, Padre di ogni uomo, rinnova in noi lo stupore per la venuta di Tuo Figlio nella carne perché, come San Francesco, possiamo far rinascere in altri la gioia di questo evento. Per Cristo nostro Signore. Amen

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