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NEWSLETTER n° 44 - 16 maggio 2018

  • CARATTERISTICHE DI SANTITA' - dalla Gaudete et Exsultate di Papa Francesco
  • LECTIO DIVINA - 20 Maggio 2018 - Domenica di Pentecoste /B
  • Alcune foto del 9 Maggio 2018, IV centenario della fondazione del nostro Monastero, scattate durante la celebrazione eucaristica durante la quale sr. Irene Abis ha emesso i voti temporanei nell'Ordine delle Sorelle Povere di S. Chiara. La festa si è poi conclusa con il concerto di don Giosy Cento.

CARATTERISTICHE DI SANTITA'

dalla Gaudete et Exsultate di Papa Francesco

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Rimanere centrati, saldi in Dio che ama e sostiene: a partire da questa fermezza interiore è possibile sopportare, sostenere le contrarietà, le vicissitudini della vita, e anche le aggressioni degli altri, le loro infedeltà e i loro difetti: «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). Questo è fonte di pace che si esprime negli atteggiamenti di un santo. Sulla base di tale solidità interiore, la testimonianza di santità, nel nostro mondo accelerato, volubile e aggressivo, è fatta di pazienzae costanza nel bene.E’ la fedeltà dell’amore perché chi si appoggia su Dio può anche essere fedele davanti ai fratelli, non li abbandona nei momenti difficili, non si lascia trascinare dall’ansietà e rimane accanto agli altri anche quando questo non gli procura soddisfazioni immediate. Cfr. GE 112

SOPPORTAZIONE, PAZIENZA E MITEZZA
San Paolo invitava i cristiani di Roma a non rendere «a nessuno male per male» (Rm 12,17), a non voler farsi giustizia da sé stessi (cfr v. 19) e a non lasciarsi vincere dal male, ma a vincere il male con il bene (cfr v. 21). Questo atteggiamento non è segno di debolezza ma della vera forza, perché Dio stesso «è lento all’ira, ma grande nella potenza» (Na 1,3). La Parola di Dio ci ammonisce: «Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità» (Ef 4,31).
E’ necessario lottare e stare in guardia davanti alle nostre inclinazioni aggressive ed egocentriche per non permettere che mettano radici: «Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira» (Ef 4,26). Quando ci sono circostanze che ci opprimono, possiamo sempre ricorrere all’ancora della supplica, che ci conduce a stare nuovamente nelle mani di Dio e vicino alla fonte della pace: «Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori» (Fil 4,6-7). GE 113-114

ATTENTI ALLA VIOLENZA VERBALE
Anche i cristiani possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internete i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui. Così si verifica un pericoloso dualismo, perché in queste reti si dicono cose che non sarebbero tollerabili nella vita pubblica, e si cerca di compensare le proprie insoddisfazioni scaricando con rabbia i desideri di vendetta. E’ significativo che a volte, pretendendo di difendere altri comandamenti, si passi sopra completamente all’ottavo: «Non dire falsa testimonianza», e si distrugga l’immagine altrui senza pietà. Lì si manifesta senza alcun controllo che la lingua è «il mondo del male» e «incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna» (Gc 3,6).
La fermezza interiore, che è opera della grazia, ci preserva dal lasciarci trascinare dalla violenza che invade la vita sociale, perché la grazia smorza la vanità e rende possibile la mitezzadel cuore. Il santo non spreca le sue energie lamentandosi degli errori altrui, è capace difare silenzio davanti ai difetti dei fratelli ed evita la violenza verbale che distrugge e maltratta, perché non si ritiene degno di essere duro con gli altri, ma piuttosto li considera «superiori a sé stesso» (Fil 2,3). GE 115-116

RALLEGRATI DEL BENE DEGLI ALTRI
Non ci fa bene guardare dall’alto in basso, assumere il ruolo di giudici spietati, considerare gli altri come indegni e pretendere continuamente di dare lezioni. Questa è una sottile forma di violenza. San Giovanni della Croce proponeva un’altra cosa: «Sii più inclinato ad essere ammaestrato da tutti che a volere ammaestrare chi è inferiore a tutti». E aggiungeva un consiglio per tenere lontano il demonio: «Rallegrandoti del bene degli altri come se fosse tuo e cercando sinceramente che questi siano preferiti a te in tutte le cose. In tal modo vincerai il male con il bene, caccerai lontano da te il demonio e ne ricaverai gioia di spirito. Cerca di fare ciò specialmente con coloro i quali meno ti sono simpatici. Sappi che se non ti eserciterai in questo campo, non giungerai alla vera carità né farai profitto in essa». GE 117

UMILTA’
L’umiltà può radicarsi nel cuore solamente attraverso le umiliazioni. Senza di esse non c’è umiltà né santità. Se tu non sei capace di sopportare e offrire alcune umiliazioni non sei umile e non sei sulla via della santità. La santità che Dio dona alla sua Chiesa viene mediante l’umiliazione del suo Figlio: questa è la via. Mi riferisco alle umiliazioni quotidiane di coloro che sopportanoper salvare la propria famiglia, o evitano di parlare bene di se stessi e preferiscono lodare gli altri invece di gloriarsi, scelgono gli incarichi meno brillanti e a volte preferiscono addirittura sopportare qualcosa di ingiusto per offrirlo al Signore: “Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio” (1Pt 2,20). Cfr. GE 118-119

CUORE PACIFICATO
Non dico che l’umiliazione sia qualcosa di gradevole, perché questo sarebbe masochismo, ma che si tratta di una via per imitare Gesù e crescere nell’unione con Lui. Questo non è comprensibile sul piano naturale e il mondo ridicolizza una simile proposta. E’ una grazia che abbiamo bisogno di supplicare: “Signore, quando vengono le umiliazioni, aiutami a sentire che mi trovo dietro di te, sulla tua via”. Tale atteggiamento presuppone un cuore pacificato da Cristo, libero da quell’aggressività che scaturisce da un io troppo grande. La stessa pacificazione, operata dalla grazia, ci permette di mantenere una sicurezza interiore e resistere, perseverare nel bene“anche se vado per una valle oscura”(Sal 23,4) o anche “se contro di me si accampa un esercito” (Sal 27,3).
Cristo “è la nostra pace”(Ef 2,14) ed è venuto a “dirigere i nostri passi sulla via della pace” (Lc 1,79). Egli comunicò a santa Faustina Kowalska che “l’umanità non troverà pace, finché non si volgerà con fiducia alla Mia Misericordia”. Non cadiamo dunque nella tentazione di cercare la sicurezza interiore nei successi, nei piaceri vuoti, nel possedere, nel dominio sugli altri o nell’immagine sociale: “Vi do la mia pace”, ma “non come la da il mondo” (Gv 14,27). Cfr. GE 120-121

LECTIO DIVINA

20 Maggio 2018 - Domenica di Pentecoste / B

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At 2,1-11; Sal 103 (104); Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15



La liturgia della Pentecoste ci dà benzina a sufficienza perché il nostro motore riparta alla grande, per riprendere da domani il Tempo Ordinario. Il mistero pasquale, rivisitato nei cinquanta giorni che oggi terminano, si attua nella vita concreta della Chiesa. Siamo rinnovati per diventare Comunità. Dio ha annullato la distanza che ci separava da Lui e in Sé rende la moltitudine dei credenti come un’unica anima.

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli 2,1-11

1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 5,16-25

16Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. 17La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
18Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. 19Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, 21invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. 22Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; 23contro queste cose non c’è Legge.
24Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Commento alle Letture

Tanto dalla prima(At 2,1-11) quanto dalla seconda Lettura(Gal 5,16-25) ci viene un duplice messaggio: l’invito a parlaree vivere secondo lo Spirito, per cui è necessario recuperare la ‘lingua nativa’. Infatti, come i bimbi - attratti dall’amore della mamma - imparano la lingua di lei, qualunque essa sia, così il linguaggio della carità è comprensibile a tutti (cfr. At 2,8), privo di inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni (Gal 5,20).
Nel mondo di oggi, globalizzato eppure non privo di intolleranze, ascoltare il racconto della Pentecoste secondo gli Atti degli Apostoli ricorda alla Chiesa la sua vocazione universalistica: lingue come di fuoco si dividono (cfr. At 2,3), perché coloro che sono divisi divengano una cosa sola. Proprio come ci fa cantare l’antifona d’ingresso della Messa di oggi: lo Spirito del Signore tutto unisce, conosce ogni linguaggio.

Vangelo

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 15,26-27; 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 15,26«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
16,12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Commento al Vangelo

Nel Vangelo, mentre dà l’addio ai suoi discepoli, il Signore Gesù li conforta e li incoraggia, promettendo che manderà loro lo Spirito della verità che procede dal Padre(v. 26). Nel linguaggio giovanneo la verità non è una logica astratta, ma esattamente quell’amore immenso che Cristo ci ha mostrato attraverso la sua vita, che ha vinto il dolore non fuggendolo ma attraversandolo.
È grazie allo Spirito del Padre e di Gesù che la Chiesa e ciascun fedele in essa sono guidati alla comprensione progressiva delle parole di Cristo. Lo Spirito è l’Amore che vive tra il Padre e il Figlio e viene a noi per renderci tutti uno, tra noi e con Lui.È un mistero che siamo chiamati ad accogliere con fede mentre il nostro cuore già dice che è così, che la Verità è scritta nel più intimo di noi stessi: Dio è amore e noi, amati da Lui, riconosciamo di diventare pienamente noi stessi solo amando. Questo è la Verità.

Commento patristico

«Lo Spirito, distribuendo a tutti i suoi carismi, è il Tutto che si trova in tutte le parti. Tutti, infatti, siamo membra gli uni degli altri e abbiamo doni diversi secondo la grazia di Dio comunicata a noi. Tutte le membra insieme completano il corpo di Cristo nell’unità dello Spirito e secondo i carismi si rendono utili, com’è necessario, le une alle altre.E come le parti sono nel tutto, così noi siamo ognuno nello Spirito, poiché tutti in un solo corpo siamo stati battezzati nell’unico Spirito»(S. Basilio Magno, vescovo).

Commento francescano

Dagli studi su Francesco di Assisi emerge che il Santo imparò, oltre al latino e al volgare, anche il francese e il provenzale. Probabilmente grazie al papà (Pietro di Bernardone), mercante che commerciava anche in terra di Francia e alla mamma (Jeanne de Bourlemont, detta Pica), a quanto sembra nativa della Provenza.
C’è un brano delle Fonti Francescaneche quasi fa eco al racconto della Pentecoste secondo gli Atti degli Apostoli: «Animava tutti, con grande zelo, a restaurare quella chiesa [di San Damiano], e parlando in francese predisse chiaramente, davanti a tutti, che lì accanto sarebbe sorto un monastero di vergini consacrate a Cristo. Del resto, ogni volta che era pieno dell’ardore dello Spirito Santo, parlava in lingua francese per esprimere il calore esuberante del suo cuore».La lingua nativa, quindi, diventava nel Poverello la lingua del cuore che spontaneamente usava quando si sentiva mosso, nel parlare, dallo Spirito di Dio (Vita seconda di Tommaso da Celano 13: FF 599).

Orazione finale

Spirito Santo, Mare d’amore, donaci voce che annunci la pace;
Vento che aiuti a portare il dolore, facci sognare ciò che a Dio piace:
figli e fratelli nell’unico Padre, membra dell’unica Chiesa, ch’è Madre.
Fuoco che bruci ciò che “non è”, dacci di amare come ami Te. Amen


Carissimi, condividiamo con voi alcune foto della Celebrazione Eucaristica del IV Centenario di fondazione del nostro Monastero e della Professione semplice di sr Irene.

La festa si è conclusa con il concerto di Don Giosy Cento.

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