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NEWSLETTER n° 58 - 13 settembre 2018

  • LA MIA GIOIA E' NELL'EUCARISTIA - Angelo Comastri
  • LECTIO DIVINA - 16 Settembre 2018 - XXIV Domenica T.O. / B

La mia gioia è nell'Eucaristia

Nguyen Van Tuan
Ho avuto due volte la gioia e l'emozione di ospitare nella mia casa il cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyen Van Thuan. Ricordo che una sera ci fermammo lungamente a parlare, dopo la veglia di preghiera con i giovani (24 marzo 2001). E il cardinale, pur essendo già gravemente ammalato, non mostrava segni di stanchezza: e ciò mi stupiva.
Aveva gli occhi limpidi come un cielo senza nuvole: raccontava la sua storia come se fosse una parabola evangelica e mi confidava particolari drammatici della sua lunga prigionia come se riguardassero un'altra persona.
Mi disse: "Sono stato in prigione per un periodo di tredici anni e la maggior parte li ho trascorsi in reclusione totale: mi tenevano in una cella bassa e buia, senza finestre".
Io inorridivo di fronte a questo particolare, ma il cardinale restava sereno e rivisitava la sua storia di perseguitato senza lasciar trasparire risentimento, disprezzo, rancore. Mi raccontò che, attraverso un punteruolo lasciatogli dai carcerieri, egli riuscì lentamente a scavare un piccolo foro in una parete della prigione, vicino al pavimento, affinché dall'esterno potesse entrare un alito di aria fresca e pulita. Ma anche questo espediente si rivelò sfortunato: infatti, nella stagione delle piogge, la cella quasi per metà si riempì d'acqua e addirittura un serpentello riuscì ad entrare nell'angusto spazio della prigione. Mi permisi di chiedere: "Ma come ha fatto ad uscire vivo da un'esperienza così terribile? Dove ha trovato la forza?"
La risposta fu immediata: "Nell'Eucaristia!". E il cardinale mi guardò, come sanno fare gli orientali, con un sorriso misto a meraviglia: per lui la cosa era piuttosto ovvia.
A questo punto il cardinale si fermò e prese respiro: sembrava che avesse quasi un po' di pudore nello svelare un segreto, che era il tesoro della sua vita di cristiano, di sacerdote e di vescovo perseguitato.
Riprese il racconto e mi disse: "Quando fui arrestato, dovetti andarmene con i poliziotti in tutta fretta e a mani vuote. Ma, all'indomani, mi fu permesso di scrivere ai miei cristiani, per chiedere le cose più necessarie: vestiti, sapone, dentifricio, medicine. Scrissi: "Per favore mandatemi un po' di vino come medicina per il mio mal di stomaco". Essi capirono e mi inviarono una piccola bottiglia di vino per la santa Messa, con l'etichetta: Medicina contro il mal di stomaco. E, in una fiaccola contro le zanzare e l'umidità, nascosero alcune ostie. La polizia, quando mi consegnò il pacchetto aperto mi domandò: "Lei soffre di mal di stomaco?" Risposi: "Sì, da tanto tempo!". Il poliziotto, indicando la piccola bottiglia, disse: "Ecco un po' di medicina per lei". Da quel giorno ho potuto sempre celebrare la santa Messa, perché i cristiani non mi hanno fatto mai mancare "la medicina per il mal di stomaco". Mettevo tre gocce di vino e una goccia d'acqua nel palmo della mano sinistra, mentre con l'altra tenevo una piccola ostia: e così celebravo ogni giorno la santa Messa e mi sentivo in una cattedrale. E il mio cuore si riempiva di gioia. I miei carcerieri erano meravigliati e io, quando potevo, raccontavo la storia di Gesù...ed essi ascoltavano e alcuni si convertivano. Dovevano cambiarli spesso perché la gioia che mi dava Gesù si trasmetteva a loro e mi chiedevano di diventare cristiani. Oh, se potessimo comprendere che grande dono ci ha fatto Gesù con la Santa Eucaristia!".
Mentre il cardinale parlava,io, per un istante, pensai alle tante Messe frettolose che celebriamo, alle tante Eucaristie celebrate senza cuore, con indifferenza, con l'orologio in mano per contare i minuti e per scappare via senza aver raccolto una briciola d'amore.
Ripetevo dentro di me l'esclamazione del cardinale: "Oh, se potessimo comprendere che grande dono ci ha fatto Gesù con la Santa Eucaristia!".

LECTIO DIVINA

16 Settembre 2018 - XXIV Domenica del T. O. / B
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Is 50,5-9a; Sal 114/115; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35



“Signore la Tua croce è salvezza, la Tua morte è vittoria, la Tua notte è luce” (H. U. Von Balthasar). Questa frase ci introduce bene nella tematica della liturgia odierna. Il Signore non nasconde che la sequela Christi porta con sé un Amore dolcemente amaro che se accolto con Verità porta all'uomo eternità terrena, capace di abitare l’oggi senza preoccuparsi dei contrasti incontrati. Consapevoli di non essere noi i padroni della nostra e altrui vita incarniamo nelle nostre relazioni Colui che tutto a noi si è donato e ci affidiamo a Lui percorrendo ciascuno il proprio sentiero nel cammino quotidiano della vita.


Testo e commento alle letture



Dal libro del profeta Isaia (50,5-9)

Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso. E’ vicino chi mi rende giustizia: chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me. Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?

Questo brano ci dice che l’uomo che si affida al Signore pone i suoi passi in un sentiero sicuro perché anche se è impotente contro i suoi nemici (infatti è presente nel versetto 6 “la barba strappata”, segno offensivo per umiliare i nemici mentre “gli sputi” rappresentavano una punizione o un segno di disprezzo) è pronto ad affrontarli perché sa di non essere solo e di poter contare su chi alla fine realizzerà la Giustizia.



Dalla lettera di san Giacomo apostolo (2,14-18)

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: "Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede”.

Giacomo qui non vuole essere in contrapposizione al pensiero di Paolo che nella lettera ai Galati o ai Romani afferma: ”la fede giustifica l’uomo indipendentemente dalle opere della legge”. Qui a Giacomo interessa solo evidenziare che la fede deve essere incarnata nel quotidiano ed esige scelte e comportamenti impegnativi che coinvolgono le decisioni dell’esistere; insomma a noi la scelta: fare del nostro essere cristiani solo una teoria, o un incontro con un Tu che fa da “luce sul mio cammino”.



Testo e Commento al Vangelo



Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: “La gente chi dice che io sia?”. Ed essi gli risposero:”Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti”. Ed egli domandava loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: "Và dietro a me Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

Oggi la liturgia ci conduce nel cuore del Vangelo di Marco. Inizia ora una nuova tappa. Gesù lascia le folle della Galilea per educare i suoi discepoli al nuovo stile di vita da Lui voluto: si rivela come Messia e servo sofferente al tempo stesso. Certo, queste due realtà non possono essere compatibili se la nostra mentalità non è evangelica! La risposta di Pietro a tutto questo ne è una conferma. Lui afferma di Gesù: ”Tu sei il Cristo”. Cristo è la traduzione greca della parola ebraica “Messia”. Il cammino però da fare per riscoprire che Egli è anche ”il Figlio del Dio vivente”,(e non solo “Messia”) è ancora lungo: dovremo aspettare il capitolo 15 al versetto 39 quando verrà riconosciuto come tale sotto la croce dal centurione; ma è proprio questa modalità del regnare servendo, donando la propria vita sempre e comunque a tutti che Pietro e in lui tutti noi non comprendiamo. Quell'invito, insomma, di Gesù a Pietro: “vieni dietro di me” dobbiamo ascoltarlo per gustare nelle nostre vite quel dolore salvifico che saprà donarci la sorgente della serenità.



Commento Patristico

Dalle “Disposizioni sui salmi” di sant'Agostino vescovo:
“Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a Lui, riponi in Lui la tua speranza; sia Lui il tuo soccorso, la tua salvezza; in Lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia Lui il tuo rifugio e vedrai che non permetterà che tu venga tentato oltre le tue capacità (1Cor 10,13); anzi con la tentazione ti darà il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. È infatti segno della Sua potenza il permettere che tu subisca la tentazione; come è segno della sua misericordia il non consentire che ti sopravvengono prove più grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti è la potenza e Tua Signore è la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere”.



Commento francescano

Ascoltiamo quello che san Bonaventura dice di Francesco nella Leggenda maggiore e prendiamo da lui esempio per la nostra vita: “Non si riteneva amico di Cristo, se non curava con amore le anime da Lui redente. Niente, diceva, si deve anteporre alla salvezza delle anime, e confermava l’affermazione soprattutto con questo argomento: l’Unigenito di Dio, per le anime, si era degnato di salire sulla croce. Da lì quel suo accanimento nella preghiera; quel correre dovunque a predicare; quell'eccesso nel dare esempio” (FF 1168).


Orazione finale

Rendo grazie al donatore della grazia, dal quale, come crediamo, scaturisce ogni bene sommo e ogni dono perfetto. Amen (cfr. 2LAg 3).
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