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NEWSLETTER n° 24 - 28 dicembre 2017

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Cari fratelli e amici,

con gioia vi rendiamo partecipi della consegna dell'abito delle Sorelle Povere di S. Chiara a Irene Abis avvenuta nel nostro Monastero il 27 dicembre.

Sr. Irene ha scelto di vivere il Vangelo nella via tracciata da Francesco e Chiara e noi siamo grate a Dio per il dono della sua vocazione che è dono alla nostra comunità e alla Chiesa.

Il Signore illumini la nostra fraternità nell'accompagnare il suo cammino.

Ricordandovi tutti nella preghiera, vi auguriamo un anno nuovo pieno di benedizioni.

Le vostre Sorelle di Farnese

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LECTIO DIVINA

31 dicembre 2017 - Domenica dopo Natale / B
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
Sacra Famiglia
Gen 15,1-6; 21,1-3; Sal 104 (105); Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40

La Famiglia di Nàzaret, che oggi festeggiamo, è certamente il modello, dolce ed esigente a un tempo, in cui ogni famiglia può specchiarsi per scoprire giorno dopo giorno la propria vocazione originaria. I membri della famiglia sono legati tra loro naturalmente e sacramentalmente per presentarsi al Signore insieme (cf. Lc 2,22), per aiutarsi vicendevolmente nel cammino verso la Gerusalemme del Cielo.

Commento alle Letture

Àbram riceve una Parola di speranza e di consolazione (Gen 15,1-6; 21,1-3): è invitato a non temere, perché Dio gli darà l’erede desiderato e, in più, una discendenza numerosa quanto le stelle del cielo.
L’esperienza del patriarca insegna come il figlio (e il fratello nella fede) viene da Dio, e non “quando lo si merita” o “come lo si vuole”. È grazia. Riconoscerlo tale, aiuta anche a difenderne la dignità, rispettarlo come persona, amarlo senza “se” e senza “ma”.

Grazie al brano della Lettera agli Ebrei (11,8.11-12.17-19) possiamo meglio capire come alla famiglia di Abramo e Sara non è stato chiesto l’impossibile, bensì di credere in colui che può operare l’impossibile.
Così anche ogni altra famiglia può collaborare con Dio, contribuendo a creare in se stessa le condizioni perché il suo disegno si realizzi. E questo, a partire dall’ascolto della Parola: « Abramo, chiamato da Dio, obbedì » (Eb 11,8).

Commento al Vangelo

Nella pericope evangelica (Lc 2,22-40) vediamo Maria e Giuseppe condurre al tempio Gesù come tanti giovani genitori portavano il loro primogenito. Confessavano così che quel figlio apparteneva a Dio. Lo riconducevano a Dio per testimoniare che da Lui lo avevano ricevuto.
La vita ci è data come un regalo, gratuitamente, e questo regalo è il Signore a farcelo. Il figlio è un dono per la famiglia; il fratello nella fede, un dono per la comunità.
Maria e Giuseppe sono chiamati ad una genitorialità che quasi sicuramente non avevano messo in conto, non faceva parte dei loro progetti da fidanzati. Al tempio quel giorno, Simeone « mosso dallo Spirito » li aiuta a capire meglio come quel figlio non è “per loro” e « il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui ».
I genitori, e chi per loro, sono responsabili nel rendere autonomi nella vita come nel cammino di fede e nelle scelte vocazionali le “loro creature”. Gesù era « la consolazione d’Israele » per « quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme ». Così su ciascuno il Signore ha un progetto che i genitori possono aiutare a scoprire, aldilà di qualunque aspettativa personale o, ancor più, aldilà di qualsiasi pretesa.
« Voglio un maschio », « Noi vogliamo una femmina », « Da grande farà il mestiere di suo padre »… « Signore, cosa desideri per nostro figlio? Aiutalo ad accogliere nella vita il tuo progetto. E aiuta noi… ad aiutarlo ».
Anche tra loro gli sposi hanno il compito di un vicendevole ausilio. Maria non si è occupata del Bambino senza Giuseppe; e lui, secondo i racconti evangelici, non è salito senza Maria ripetutamente a Gerusalemme. È un cammino insieme, quello degli sposi, per scoprire insieme il vero volto di Dio, che è comunione. C’è la fatica, come stancante è stato per la Sacra Famiglia alloggiare a Betlemme in un povero alloggio, fuggire in Egitto, scoprire di aver perso il figlio di ritorno dal tempio, e chissà quant’altro. Eppure sopportando la fatica del cammino, si giunge alla meta: « portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore ».

Commento francescano

La mamma del Santo di Assisi, madonna Pica, è lodata dalle Fonti come “specchio di rettitudine” e figura “tenera e compassionevole con il figlio”. Il suo amore ha segnato certo la sensibilità di Francesco, che parla di « madri » e « figli » per indicare i frati che negli eremi si avvicendavano tra servizio fraterno e vita contemplativa (cf. Rer 1.4-5.8-10: FF 136-138). L’amore materno è nel linguaggio del Poverello il parametro di misura della carità che tutti i frati in generale sono chiamati a realizzare tra loro (cf. Rnb IX,11: FF 32).
Il biglietto a frate Leone, in particolare, rivela come l’Assisiate si sentisse nei suoi confronti « madre » che dà fiducia da una parte e, dall’altra, è sempre pronta a consigliare e consolare:
« Così dico te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che abbiamo detto lungo la via, le riassumo brevemente in questa parola di consiglio, e non c’è bisogno che tu venga da me a consigliarti, perché così ti consiglio: in qualunque maniera ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di seguire le sue orme e la sua povertà, fatelo con la benedizione del Signore Dio e con la mia obbedienza.
E se a te è necessario, perché tu ne abbia altra consolazione, che la tua anima ritorni a me, e tu lo vuoi, vieni! » (LfL2-4: FF 250).

Orazione finale

Famiglia di Nàzaret, « abbraccio di Dio con l’uomo », ispira ad ogni famiglia quell’amore che era vivo nella tua casa. Ispiralo alla Chiesa e a ciascuna Comunità, chiamata a guardarti per imparare la fiducia in Dio e l’obbedienza caritatevole, il silenzio necessario all’ascolto e il dialogo fraterno, il cammino continuo che da Betlemme, passando per il Calvario, giunge fino alla Gerusalemme del Cielo. Amen.

LECTIO DIVINA

1 gennaio 2018 - Maria Santissima Madre di Dio
Madre di Dio

Nm 6,22-27; Sal 67 (66), 2.3.5-6.8; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

All’inizio dell’anno la liturgia ci propone la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Nel passo del Vangelo di Luca (Lc 2,16-21), Maria ci indica l’atteggiamento decisivo per situarsi con chiarezza negli eventi imprevisti della vita e dentro il dono del tempo che scorre. Dice infatti l’evangelista che Maria, dopo l’annuncio dell’angelo, si pone in ascolto della volontà di Dio, per cercare di comprenderla: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”(v 19); “serbare” e “meditare” sono i verbi di chi decide di non lasciarsi sfuggire la preziosità delle cose, di chi non punta sulla quantità delle esperienze ma sulla qualità; di chi impara, dal vissuto proprio e degli altri, a ringraziare piuttosto che a fuggire.
Maria per il suo ‘si’ al Signore, per questa sua capacità di lasciar fluire in Lei la grazia può salvare il suo popolo accogliendo nel suo grembo il Figlio di Dio “nato da Donna”(Gal 4,4), e così portare al mondo quella pace che Dio ha promesso ad Aronne “il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”(Nm 6,26).
Affidiamo perciò alla Vergine Maria il nostro desiderio di pace affinché ella soccorra l’umanità afflitta e sofferente a causa della violenza e della guerra.

Commento alle letture

La prima lettura (Nm 6,22-27) e il salmo responsoriale (Sal 67 (66), 2.3.5-6.8) ci parlano del desiderio che coabita sia nel cuore dell’uomo che nel cuore di Dio di conoscersi, incontrarsi, e ‘bene-dirsi’ vicendevolmente: “porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”( Nm 6,27 ), fa dire Dio ad Aronne per mezzo di Mosè. Questa ‘Bene-dizione’ affidata ai sacerdoti da parte di Dio (e oggi affidata anche a noi) era come un segno, un sigillo da cui il popolo riconosceva la sua appartenenza a Dio.

Nella seconda lettura questa benedizione giunge a compimento: “nella pienezza del tempo” (Gal 4,4) viene nel mondo del Figlio di Dio “nato da donna” (Gal 4,4). Tramite Maria, Dio riscatta l’uomo schiavo della legge: infatti ci dice Paolo che il Figlio di Dio si è sottomesso alla legge “è nato sotto la legge”(Gal 4,4) per renderci con la sua venuta nel mondo “figli adottivi”(cfr. Gal 4,5) e così aprirci la strada dell’amore pieno. Questo significa che Gesù con la sua incarnazione è venuto a liberarci da tutto ciò che ci ostacola nel cammino verso Dio.
Come Gesù si pone in ascolto del Padre e obbedisce per salvare l’uomo, così ciascuno di noi è chiamato ad ‘ascoltare’ (questo il significato della parola Obbedienza) i bisogni e i dolori dell’uomo di oggi: cooperando alla diffusione del Regno di Dio, cerchiamo di far rifiorire in noi e negli altri la parte più autentica, quella profondità interiore che rende l’uomo simile a Dio.

Commento al Vangelo

Nel brano del Vangelo scelto (Lc 2,16-21) Maria (con Giuseppe e il bambino nella mangiatoia), dopo aver ricevuto la visita dei pastori, è illuminata dalle loro parole sentendoli parlare di suo figlio come del ‘Salvatore’. L’evangelista ce la presenta in attenta meditazione del mistero del suo bambino, con gli occhi bassi e il corpo spossato. Ha appena partorito ma è cominciata in lei la vera ‘gestazione’, quella del cuore. Aveva “concepito nella carne” ( cfr. Lc 1,31), ora deve meditare nel suo cuore. Non basta averlo concepito nel grembo, occorre che il cuore raccolga quella fragile speranza e la doni al mondo. ‘Ogni vita nasce dal cuore, compresa quella del Figlio di Dio’.
Maria è presentata come ‘la credente’, pur non capendo a pieno il mistero che l’avvolgeva, non può prescindere dalla Parola ascoltata, conserva queste parole, le serba con sé, come un tesoro intimo nel suo cuore.

Commento francescano

Dio benedice il suo popolo, la benedizione si compie pienamente con la nascita di Gesù. Anche Chiara benedice le sue figlie, leggiamo dalle Fonti Francescane (2856-2858):Vi benedico in vita mia e dopo la mia morte , come posso e più di quanto posso, con tutte le benedizioni con le quali il Padre delle misericordie benedisse e benedirà in cielo e in terra i figli e le figlie, e con le quali un padre e una madre spirituali benedisse e benedirà i suoi figli e le sue figlie spirituali. Amen.
Siate sempre amanti di Dio, delle vostre anime e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore.
Il Signore sia sempre con voi, e ora voi siate sempre con Lui. Amen”.

Preghiera conclusiva

Santa Maria Vergine, nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro. Amen (Ufficio della Passione FF 281).
La Famiglia di Nàzaret, che oggi festeggiamo, è certamente il modello, dolce ed esigente a un tempo, in cui ogni famiglia può specchiarsi per scoprire giorno dopo giorno la propria vocazione originaria. I membri della famiglia sono legati tra loro naturalmente e sacramentalmente per presentarsi al Signore insieme (cf. Lc 2,22), per aiutarsi vicendevolmente nel cammino verso la Gerusalemme del Cielo.

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