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NEWSLETTER n° 64 - 28 dicembre 2018

  • L'IMPOSSIBILE CHE SOLO PUO' REALIZZARSI A NATALE - E. Bianchi
  • LECTIO DIVINA - 30 Dicembre 2018 - Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
  • LECTIO DIVINA - 1 Gennaio 2019 - MARIA SS. MADRE DI DIO / C

L'impossibile

che solo può realizzarsi a Natale

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Il messaggio cristiano del Dio che si è fatto uomo coglie gli esseri umani nella loro dimensione più intima. Tutti sembrano comprendere, con il cuore se non con la ragione, la grande umanità che si disvela in questo “farsi piccolo” da parte di Dio: l’Irraggiungibile diventa alla nostra portata non in virtù di un’impresa prometeica da parte nostra, non per un nostro atto di superbia, bensì per l’umiltà di colui che ha assunto liberamente la nostra condizione umana.
Forse è per questo che a Natale tante imprese “impossibili” intravvedono la possibilità di realizzarsi, tanti sogni sembrano così vicini alla realtà: la pace nel mondo, l’accoglienza dignitosa per i migranti, la solidarietà nella società civile, la giustizia che difende i diritti inalienabili di ogni essere umano, l’equa redistribuzione delle risorse del pianeta così da assicurare terra, casa e lavoro a tutti e a ciascuno…Poi sappiamo bene come questi sogni quasi sempre si assottiglino in un cessate il fuoco di poche ore, in un pasto di festa in una mensa per i poveri, in una colletta a favore di un collega in difficoltà, in una sentenza che ridà dignità all’offeso, in un dono solidale e nell’accoglienza per una notte… Piccoli gesti quotidiani che appena scalfiscono la corazza dell’indifferenza e del sopruso, piccoli gesti che sovente consideriamo inutili quando non arriviamo a condannarli perché li percepiamo come una critica alla nostra indolenza.
Eppure ogni anno, tenacemente, molti cristiani e con loro tanti uomini e donne “di buona volontà” ricominciano da capo quella gioiosa fatica che non hanno mai smesso di affrontare, mossi, ispirati o interpellati da quel neonato di una coppia migrante nella periferia dell’impero romano. Eppure, ogni anno, con il ritorno del Natale sembra più facile discernere il povero nei poveri concreti, che sono accanto a noi, che abitano nel nostro quartiere o che dal nostro quartiere sono stati espulsi. Ogni anno, per qualche giorno ci sembra possibile affiancare alla consueta “carità presbite”– quella carità che ama chi sta lontano e lo fa stare lontano – l’attenzione per il bisognoso accanto a noi, in casa nostra, in relazione autentica, magari anche scomoda, con noi.
Sì, a Natale i cristiani celebrano e vivono la loro fede in un Dio che si è fatto uomo, carne fragile e mortale: sanno che da quella notte non possono più pronunciare la parola Dio senza accompagnarla con la parola “umanità”, sanno che Dio lo incontrano ogni volta che si piegano sulla carne ferita di uomini e donne che soffrono, sanno che Natale significa: “Hai visto un uomo quale fratello? Allora hai visto Dio!”.

Enzo Bianchi, monaco di Bose

LECTIO DIVINA

30 Dicembre 2018
SANTA FAMIGLIA DI GESU', MARIA E GIUSEPPE / C

SANTA FAMIGLIA

1 Sam 1,20-22.24-28; Sal 83; 1 Gv 3,1-2.21-24; Lc 2,41-52



Oggi celebriamo la solennità della Santa Famiglia di Nazaret. Il Figlio di Dio è nato e vissuto in una famiglia umana. La nostra salvezza passa attraverso la semplicità, la forza, l’amore di questa famiglia. Gesù ha fatto l’esperienza fondamentale di vivere in una famiglia, lo ha fatto solo per amore perché desidera condividere tutto con noi, illuminando così la nostra strada attraverso la via umana dell’amore familiare. “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegna la sua funzione naturale nell’ordine sociale” (Paolo VI, Discorso a Nazaret 5 gennaio 1964).

Testo e commento alle Letture

Dal libro del Profeta Samuèle (1,20-22.24-28)

Al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».
Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.
Nella prima lettura vediamo la storia di Anna, una donna che dopo anni di sterilità divenne madre di “Samuele” (lett. “nome di Dio”, colui sul quale è stato pronunciato il nome di Dio). Anna avendo ottenuto la grazia di un figlio decidi di consacrarlo a Dio.
Anche a noi il Signore ci dona diverse grazie e proviamo tanta gioia nel sentirci esauditi da Lui ma c’è più gioia nel restituire tutto a Dio, non solo le grazie ricevute ma le persone da noi amate, i nostri amici, i nostri desideri, difficoltà, cadute, debolezze, progetti, speranze, affinché in lui ritroviamo la vera obbedienza alla sua volontà. Come Anna, nel dono quotidiano di noi stessi a Dio e agli altri, nella preghiera silenziosa e incessante scopriamo tutto quanto il nostro cuore desidera: “restare nella presenza del Signore sempre”.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,1-2.21-24)

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

L’apostolo Giovanni ci ricorda che “noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato”. È lo Spirito Santo che ci rivela chi siamo, che ci fa diventare figli di Dio e fratelli. Ma “se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito”: il cuore qui indica la nostra coscienza, così quando siamo consapevoli d’aver peccato siamo certi e fiduciosi che possiamo ottenere il perdono e la salvezza perché Dio è più grandi del nostro cuore, delle nostre infedeltà, è solo Lui che conosce come siamo. La nostra vocazione è credere nel nome di Gesù, credere e sperare che in questo nome la nostra vita diviene una vera obbedienza ai suoi comandamenti, in Lui obbediamo all’amore e viviamo in comunione con i nostri fratelli.



Testo e commento al Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Il brano del Vangelo di oggi, raccontato dall’evangelista Luca, ci presenta Gesù tra i dottori della legge e il suo ritrovamento dopo il terzo giorno, questo particolare è evidenziato per orientare il nostro cuore verso la sua Pasqua. Maria e Giuseppe conducono Gesù verso Gerusalemme per partecipare a uno dei tre pellegrinaggi (Pasqua, Pentecoste, Capanne) secondo l’obbligo la Legge. Gesù, come ogni adolescente, si preparava per celebrare la “Bar Mitswa” (figlio del precetto) e quindi doveva recarsi al tempio per diventare figlio del precetto. Giuseppe e Maria ritrovarono Gesù seduto tra i dottori del tempio “mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte”: tutta questa sapienza Gesù l’aveva in qualche modo in sé in quanto figlio di Dio ma l’aveva appresa anche alla scuola della sua famiglia. Giuseppe e Maria lo avevano infatti custodito con il loro esempio e la loro fede semplice e forte.
Maria con cuore di madre si rivolge al figlio dicendo: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Quante volte diciamo Signore perché hai permesso questo? Perché non hai fermato questa malattia, sofferenza, disgrazia? …ma neppure i suoi genitori “compresero le sue parole”. Anche noi non comprendiamo, non capiamo quanto viviamo e soffriamo ma la luce della fede ci orienta a cercarlo nell’amore sempre presente nelle nostre vite, nella ricchezza della nostra umanità, anche nelle nostre ferite, nella nostra ferialità, nella semplicità dei nostri relazioni col prossimo.
La risposta di Gesù “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” dimostra il desiderio incondizionato di Gesù di voler compiere la volontà del Padre, ma allo stesso tempo si dice che “stava loro sottomesso” per indicare che l’unica sottomissione di Gesù sia all’amore, ai suoi genitori come segno di un amore profondo.
Maria ‘custodisce nel cuore’ le incomprensioni sul vissuto del figlio che cresce e le cui risposte hanno bisogno di sedimentare nel suo cuore di madre. Anche noi come lei possiamo custodire ogni parola di Dio in noi, cercare di vivere con sapienza ogni evento, ogni relazione e diventare custodi dei nostri fratelli.



Commento patristico

“Imitiamo, fratelli miei, la santa Madre del Signore, conservando anche noi gelosamente nel cuore le parole e le opere del nostro Salvatore: meditandole giorno e notte, respingiamo i molesti assalti dei vani e perversi desideri. Se infatti desideriamo abitare nella beatitudine del cielo, nella casa del Signore, e lodarlo in eterno, è estremamente necessario che anche in questa vita mostriamo chiaramente che cosa desideriamo per la vita futura: non solo andando in chiesa a cantare le lodi del Signore, ma anche testimoniando con le parole e con le opere, in ogni luogo del suo regno, tutto ciò che da gloria e lode al nostro Creatore” (San Beda il Venerabile).



Commento Francescano

Nella Leggenda dei tre compagni (memorie scritte dai tre primi compagni di San Francesco d’Assisi sulla sua vita e sull’origine dell’Ordine) vediamo come i primi frati erano guidati dall’umiltà e dalla carità fra loro. Il senso dell’appartenenza e dell’obbedienza reciproca costante era la modalità con cui si conformavano alla volontà del Signore, diventando nella fraternità gioia l’uno per l’altro.

Erano tanto fondati e radicati nell’umiltà e nella carità, che ciascuno riveriva l’altro come suo padre e signore. E chiunque, per il suo incarico o per i doni di grazia, precedeva gli altri, appariva più basso e vile di tutti. Tutti inoltre si offrivano senza riserve all’obbedienza, preparandosi continuamente alla volontà di chi comandava. Non facevano distinzione fra comando giusto e ingiusto, perché qualunque cosa fosse loro comandata, ritenevano il comando conforme alla volontà del Signore: e per questo riusciva loro facile e piacevole eseguire tutti i comandamenti (FF1448).



Orazione finale

Santa Famiglia di Nazaret, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole di Vangelo e piccole Chiese domestiche. Santa Famiglia di Nazaret, fa’ che tutti ci rendiamo consapevoli del carattere sacro e inviolabile della famiglia, della sua bellezza nel progetto di Dio (Dall’Amoris laetitia Esortazione apostolica di Papa Francesco). Così sia.

LECTIO DIVINA

1 Gennaio 2019 - MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO / C
MADRE DI DIO
Nm 6,22-27; Sal. 66 (67); Gal 4.4-7; Lc 2,16-21)

Dopo otto giorni dalla nascita di Gesù festeggiamo Maria SS. Madre di Dio, Colei che ha accolto il Verbo di Dio nella sua vita. Maria, come Madre, ha portato nel grembo il Messia che ha salvato il mondo e lo ha cresciuto nell’amore e nell’obbedienza al Padre. Nella 52ma Giornata Mondiale della Pace affidiamo a Maria la pace nel mondo, nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni. Sappiamo che uno dei maggiori nemici della pace è l’egoismo che si esprime in invidia, gelosia, potere e prevaricazioni sugli altri. All’egoismo opponiamo dialogo, rispetto, ricerca del bene dell’altro, perdono invocando con fiducia la Madre di Dio, Regina della Pace.



Testo e commento alle letture

Dal libro dei Numeri (6, 22-279)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: "Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace". Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Il brano tratto dal libro dei Numeri indica un’antica benedizione pronunciata dai sacerdoti in Israele per ricordare a Dio la promessa di dare al suo popolo protezione, misericordia e pace. Gli Israeliti, però, avevano il dovere di considerare Dio come loro unico Signore e liberatore. La liturgia ci fa leggere questa benedizione il primo giorno dell’anno per ricordarci che i veri auguri di ogni buon cristiano hanno questo significato e contenuto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (4,4-7)

«Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio».

L’apostolo Paolo, nella lettera ai Galati, ci ricorda che il Figlio di Dio è venuto a salvarci e grazie al suo sacrificio noi siamo diventati figli di Dio, infatti, Dio ha mandato il suo Unigenito, nato da donna, per farci coeredi di Cristo. Ciò e avvenuto grazie alSì” di Maria, grazie alla sua piena adesione alla volontà di Dio nella sua vita. In quanto fratelli di Gesù, abbiamo ricevuto nei nostri cuori “lo Spirito del suo Figlio” per cui possiamo con il dono dello Spirito sentirci anche noi in piena comunione con il Padre.



Testo e commento al Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca (2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Nel Vangelo della solennità della Madre di Dio, san Luca evidenzia lo stupore, la meraviglia dei pastori che trovarono Maria, Giuseppe e il bambino nella mangiatoia. I pastori al loro ritorno annunziarono Gesù, il Messia atteso. L’evangelista fa notare che Maria conservava il ricordo di questi avvenimenti e li meditava nel suo cuore. Dopo otto giorni il bambino riceveva il segno della circoncisione e il nome, diventando così membro del popolo ebreo. Il suo nome esprimeva il compito che il piccolo Messia doveva realizzare, infatti, Gesù significa “Dio salva”. Maria vive intensamente il suo essere Madre, accoglie ogni esperienza, interroga la vita e conserva tutto nel suo cuore materno. Maria sa che Gesù è suo Figlio e sa anche che non gli appartiene. Maria è la credente riflessiva, “Maria all’annuncio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio” (cfr. LG 53), “Così Maria, acconsentendo alla Parola divina, diventò Madre di Gesù” (cfr. LG 56).
Oggi si celebra (dal 1968, per iniziativa di Papa Paolo VI) la giornata della “pace” . La pace si costruisce perdonando, dimenticando le offese e i torti ricevuti, affrontando le avversità, volendo bene e facendo del bene a tutti perché Gesù ha salvato tutti senza preferenze di persone. Noi possiamo fare molto per la pace partendo dall’ambiente dove viviamo e lavoriamo. La pace è il bene silenzioso che nessuno vede, non è passività di fronte alla vita ma è un’azione continua che costruisce e tesse il bene dentro e intorno a noi.



Commento patristico

Non fece forse la volontà del Padre la vergine Maria, la quale per la fede credette, per la fede concepì, fu scelta perché da lei la salvezza nascesse per noi tra gli uomini, e fu creata da Cristo prima che Cristo fosse creato nel suo seno? Santa Maria fece la volontà del Padre e la fece interamente; e perciò vale di più per Maria essere discepola di Cristo anziché madre di Cristo; vale di più, è una prerogativa più felice essere stata discepola anziché madre di Cristo”. (Sant’Agostino, Serm. 72/A, 7)



Commento francescano

“Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà e per il tuo Figlio unigenito con lo Spirito Santo hai creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza hai posto in paradiso. E noi per colpa nostra siamo caduti.
E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, cosi per il santo tuo amore, col quale ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla schiavitù” (Fonti francescane, 63-64). San Francesco amava e onorava la Madre di Dio perché grazie a Lei Gesù si è fatto uomo e diventando nostro fratello ci ha rivelato il Volto del Padre.



Orazione finale

Signore fa che ognuno di noi, sull’esempio della Madre di Dio, impari a custodire la tua Parola nel silenzio del nostro cuore per trovare la forza e il coraggio di vivere l’amore nelle azioni quotidiane verso il nostro prossimo e per diventare seminatori di pace. Amen.

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