TESTAMENTO DI SANTA CHIARA

TESTAMENTO DI CHIARA

[2823] Nel nome del Signore. Amen.
Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre
delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande
è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a
lui obbligate. Perciò l’Apostolo ammonisce: «Conosci bene la tua vocazione».
[2824] Il Figlio di Dio si è fatto nostra via; e questa con la parola e con l’esempio ci indicò e insegnò
il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di lui.
[2825] Dobbiamo, perciò, sorelle carissime, meditare gli immensi benefici di cui Dio ci ha colmate,
specialmente quelli che Egli si è degnato di operare tra noi per mezzo del suo diletto servo, il beato
padre nostro Francesco, e non solo dopo la nostra conversione, ma fin da quando eravamo ancora tra
le vanità del secolo.
[2826] Mentre infatti, lo stesso Santo, che non aveva ancora né frati né compagni, quasi subito dopo
la sua conversione, era intento a riparare la chiesa di San Damiano, dove, ricevendo quella visita del
Signore nella quale fu inebriato di celeste consolazione, sentì la spinta decisiva ad abbandonare del
tutto il mondo, in un trasporto di grande letizia e illuminato dallo Spirito Santo, profetò a nostro
riguardo ciò che in seguito il Signore ha realizzato.
[2827] Salito sopra il muro di detta chiesa, così infatti allora gridava, a voce spiegata e in lingua
francese, rivolto ad alcuni poverelli che stavano lì appresso: «Venite ed aiutatemi in quest’opera del
monastero di San Damiano, perché tra poco verranno ad abitarlo delle donne, e per la fama e santità
della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa»« Venite ed
aiutatemi in quest’opera del monastero di San Damiano, perché tra poco verranno ad abitarlo delle
donne, e per la fama e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste in tutta la sua
santa Chiesa ».
[2828] Possiamo, dunque, ammirare in questo fatto la grande bontà di Dio verso di noi: Egli si è
degnato, nella sovrabbondante sua misericordia e carità, di ispirare tali parole al suo Santo a proposito
della nostra vocazione ed elezione. Non solo di noi, però, il beatissimo nostro padre predisse queste
cose, ma anche di tutte le altre che avrebbero seguito questa santa vocazione, alla quale il Signore ci
ha chiamate. Con quanta sollecita disponibilità e con quanta applicazione di spirito e di corpo
dobbiamo perciò eseguire i comandamenti di Dio e del padre nostro Francesco, perché, con l’aiuto
divino, possiamo riconsegnare a lui, moltiplicati, i talenti ricevuti!
[2829] Infatti, proprio il Signore ha collocato noi come modello, ad esempio e specchio non solo per
gli altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore stesso ha chiamato a seguire la
nostra vocazione, affinché esse pure risplendano come specchio ed esempio per tutti coloro che
vivono nel mondo.
[2830] Avendoci, dunque, Egli scelte per un compito tanto elevato, quale è questo, che in noi si
possano specchiare tutte coloro che chiama ad essere esempio e specchio degli altri, siamo
estremamente tenute a benedire e a lodare il Signore, ed a crescere ogni giorno più nel bene. Perciò,
se vivremo secondo la predetta forma di vita, lasceremo alle altre un nobile esempio e, attraverso una
fatica di brevissima durata, ci guadagneremo il pallio della beatitudine eterna.
[2831] Dopo che l’altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare
il mio cuore perché incominciassi a fare penitenza, dietro l’esempio e l’ammaestramento del
beatissimo padre nostro Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, io, assieme alle poche
sorelle che il Signore mi aveva donate poco tempo dopo la mia conversione, liberamente gli promisi
obbedienza, conforme alla ispirazione che il Signore ci aveva comunicata attraverso la lodevole vita
e l’insegnamento di lui.
[2832] Il beato Francesco poi, costatando che, nonostante la debolezza e fragilità del nostro corpo,
non avevamo indietreggiato davanti a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o
disprezzo del mondo, che, anzi, sull’esempio dei santi e dei suoi frati, tutto ciò stimavamo sommo
diletto – cosa questa che lui stesso ed i suoi frati avevano potuto verificare più volte -, molto se ne
rallegrò nel Signore.
[2833] Perciò, mosso da un sentimento di paterno affetto verso di noi, obbligò se stesso e la sua
Religione ad avere sempre diligente cura e speciale sollecitudine di noi, allo stesso modo che per i
suoi frati.
[2834] E così, per volontà del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco, venimmo ad abitare
accanto alla chiesa di San Damiano. Qui, in breve tempo il Signore, per sua misericordia e grazia, ci
moltiplicò assai, perché si adempisse quanto egli stesso aveva preannunciato per bocca del suo Santo.
Prima, infatti, avevamo dimorato, ma solo per poco tempo, in altro luogo.
[2835] In seguito egli scrisse per noi una forma di vita, e principalmente che perseverassimo nella
santa povertà. Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni e col
suo esempio all’amore e alla osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti
ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte, non ci allontanassimo in nessun modo da essa,
poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da questa santa povertà.
[2836] Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni e col suo
esempio all’amore e alla osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti
ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte, non ci allontanassimo in nessun modo da essa;
poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da questa santa povertà.
[2837] Ed il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue orme, scelse per sé e per i suoi frati
questa santa povertà del Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né
con la parola né con la vita.
[2838] Ed io, Chiara, che sono, benché indegna, la serva di Cristo e delle Sorelle Povere del monastero
di San Damiano e pianticella del padre santo, poiché meditavo, assieme alle mie sorelle, la nostra
altissima professione e la volontà di un tale padre, ed anche la fragilità delle altre che sarebbero venute
dopo di noi, temendone già per noi stesse dopo la morte del santo padre nostro Francesco – che ci era
colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegno -, perciò più e più volte liberamente ci siamo
obbligate alla signora nostra, la santissima povertà, perché, dopo la mia morte, le sorelle che sono
con noi e quelle che verranno in seguito abbiano la forza di non allontanarsi mai da essa in nessuna
maniera.
[2839] E come io sono stata sempre diligente e sollecita nell’osservare io medesima, e nel fare
osservare la santa povertà, che abbiamo promessa al Signore e al santo padre nostro Francesco, così
le sorelle che succederanno a me in questo ufficio, siano obbligate ad osservarla e a farla osservare
dalle altre fino alla fine.
[2840] Ma ancora, per maggior sicurezza, mi preoccupai di ricorrere al signor papa Innocenzo,
durante il pontificato del quale ebbe inizio il nostro Ordine, ed ai successori di lui, perché
confermassero e corroborassero con i loro papali privilegi, la nostra professione della santissima
povertà, che promettemmo al nostro beato padre, affinché mai, in nessun tempo ci allontanassimo da
essa.
[2841] Per la quale cosa, piegando le ginocchia e inchinandomi profondamente, anima e corpo, affido
in custodia alla santa madre Chiesa romana, al sommo Pontefice, e specialmente al signor cardinale
che sarà deputato per la Religione dei frati minori e nostra, tutte le mie sorelle, le presenti e quelle
che verranno, perché, per amore di quel Signore, che povero alla sua nascita fu posto in una greppia,
povero visse sulla terra e nudo rimase sulla croce, abbia cura di far osservare a questo suo piccolo
gregge – questo che l’altissimo Padre, per mezzo della parola e dell’esempio del beato padre nostro
Francesco, generò nella sua santa Chiesa, proprio per imitare la povertà e l’umiltà del suo diletto
Figlio e della sua gloriosa Madre vergine -, la santa povertà, che a Dio e al beato padre nostro
Francesco abbiamo promessa, e si degni ancora di infervorare e conservare le sorelle in detta povertà.
[2842] Inoltre, come il Signore donò a noi il beatissimo padre nostro Francesco come fondatore,
piantatore e sostegno nostro nel servizio di Cristo e in quelle cose che promettemmo a Dio ed al
medesimo nostro padre, ed egli, finché visse, ebbe sempre premurosa cura di coltivare e far crescere
noi, sua pianticella, con la parola e con le opere sue; così io affido le mie sorelle, presenti e future al
successore del beato padre nostro Francesco e ai frati tutti del suo Ordine, perché ci siano d’aiuto a
progredire sempre di più nel bene nel servizio di Dio e soprattutto nell’osservare meglio la santissima
povertà.
[2843] Se poi dovesse succedere in qualche tempo, che le dette sorelle lasciassero questo monastero
di San Damiano e si trasferissero altrove, siano nondimeno tenute, ovunque abitassero dopo la mia
morte, ad osservare la stessa forma della povertà, che abbiamo promessa a Dio e al beatissimo padre
nostro Francesco.
[2844] Tuttavia, tanto colei che sarà in ufficio [di abbadessa], quanto le altre sorelle, abbiano sempre
sollecitudine e precauzione di non acquistare né accettare terreno attorno al sopraddetto monastero,
se non in quella quantità che esigesse l’estrema necessità di un orto per coltivarvi degli erbaggi. Se
poi in qualche tempo dovesse occorrere, per un conveniente isolamento del monastero, di avere un
po’ di terreno fuori del recinto dell’orto, non permettano d’acquistarne più di quanto richiede l’estrema
necessità; detto terreno poi non sia lavorato né seminato, ma rimanga sempre inarato e incolto.
[2845] Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le sorelle, presenti e future, che si studino
sempre di imitare la via della santa semplicità, dell’umiltà e della povertà, ed anche l’onestà di quella
santa vita, che ci fu insegnata dal beato padre nostro Francesco fin dal principio della nostra
conversione a Cristo.
[2846] Per mezzo di queste virtù, e non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia del
Donatore lo stesso Padre delle misericordie, effondano sempre il profumo della loro buona fama su
quelle che sono lontane, come su quelle che sono vicine.
[2847] E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al
di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di
Dio e nella mutua carità.
[2848] Ancora prego colei che sarà al governo delle sorelle, che si studi di presiedere alle altre più
con le virtù e la santità della vita, che per la dignità, affinché, animate dal suo esempio, le sorelle le
prestino obbedienza, non tanto per l’ufficio che occupa, ma per amore. Sia essa, inoltre, provvida e
discreta verso le sue sorelle, come una buona madre
verso le sue figlie; e specialmente si studi di provvedere a ciascuna nelle sue necessità con quelle
elemosine che il Signore manderà. Sia ancora tanto affabile e alla portata di tutte, che le sorelle
possano manifestarle con fiducia le loro necessità e ricorrere a lei ad ogni ora con confidenza, come
crederanno meglio, per sé o a favore delle sorelle.
[2849] Le sorelle poi, che sono suddite, ricordino che è per amore del Signore che hanno rinunciato
alla propria volontà. Quindi voglio che obbediscano alla loro madre, come di loro spontanea volontà
promisero a Dio; affinché la loro madre, osservando la carità, I’umiltà e l’unione che regna tra loro,
trovi più leggero il peso che sostiene per ufficio e, per merito della loro santa vita, ciò che è molesto
e amaro si tramuti per lei in dolcezza.
[2850] Ma poiché stretta è la via e il sentiero, ed angusta la porta per la quale ci si incammina e si
entra nella vita, pochi son quelli che la percorrono e vi entrano; e se pure vi sono di quelli che per un
poco di tempo vi camminano, pochissimi perseverano in essa. Beati però quelli cui è concesso di
camminare per questa via e di perseverarvi fino alla fine!
[2851] E perciò noi, che siamo entrate nella via del Signore, guardiamoci di non abbandonarla mai,
per nostra colpa o negligenza o ignoranza. Recheremmo ingiuria a così grande Signore, alla sua
Madre vergine, al beato padre nostro Francesco, a tutta la Chiesa trionfante ed anche alla Chiesa di
quaggiù. Sta scritto, infatti: Maledetti quelli che si allontanano dai tuoi comandamenti.
[2852] Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
affinché, per i meriti della gloriosa santa Vergine Maria sua Madre, del beatissimo padre nostro
Francesco e di tutti i santi, lo stesso Signore, che ci ha donato di bene incominciare, ci doni ancora di
crescere nel bene e di perseverarvi fino alla
fine. Amen.
[2853] Questo scritto, perché sia meglio osservato, io lascio a voi, sorelle mie amatissime e carissime,
presenti e future, in segno della benedizione del Signore, del beatissimo padre nostro Francesco e
della benedizione della vostra madre e serva.

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