LETTERE DI SANTA CHIARA

PRIMA LETTERA AD AGNESE DI PRAGA

( prima dell’ 11 giugno 1234 )

[2859] Alla venerabile e santissima vergine, Donna Agnese, figlia dell’esimio e illustrissimo re di
Boemia, Chiara, indegna serva di Gesù Cristo ed ancella inutile delle Donne recluse del monastero
di San Damiano, sua suddita in tutto e serva, si raccomanda in ogni modo con particolare rispetto,
mentre augura di conseguire la gloria della eterna felicità.

[2860] All’udire la stupenda fama della vostra santa vita religiosa, che non a me soltanto è giunta, ma
si è sparsa magnificamente su tutta quasi la faccia della terra, sono ripiena di gaudio nel Signore e
gioisco; e di questo possono rallegrarsi non soltanto io, ma tutti coloro che servono o desiderano
servire Gesù Cristo.

[2861] Il motivo è questo mentre potevate più di ogni atra godere delle fastosità, degli onori e delle
dignità mondane, ed anche accedere con una gloria meravigliosa a legittimi sponsali con l’illustre
Imperatore, – unione che, del resto, sarebbe stata conveniente alla vostra e sua eccelsa condizione -,
tutte queste cose voi avete invece respinte, e avete preferito con tutta l’anima e con tutto il trasporto
del cuore abbracciare la santissima povertà e le privazioni del corpo, per donarvi ad uno Sposo di
ancor più nobile origine, al Signore Gesù Cristo, il quale custodirà sempre immacolata e intatta la
vostra verginità.

[2862] Il suo amore vi farà casta, le sue carezze più pura, il possesso di Lui vi confermerà vergine.
Poiché la sua potenza è più forte d’ogni altra, più larga è la sua generosità; la sua bellezza è più
seducente, il suo amore più dolce ed ogni suo favore più fine. Ormai stretta nell’amplesso di Lui, Egli
ha ornato il vostro petto di pietre preziose; alle vostre orecchie ha fissato inestimabili perle; e tutta vi
ha rivestita di nuove e scintillanti gemme, come a primavera, e vi ha incoronata di un diadema d’oro,
inciso col simbolo della santità.

[2863] Perciò, sorella carissima, o meglio signora degna di ogni venerazione, poiché siete sposa,
madre e sorella del Signor mio Gesù Cristo, insignita dello smagliante stendardo della inviolabile
verginità e della santissima povertà, riempitevi di coraggio nel santo servizio che avete iniziato per
l’ardente desiderio del Crocifisso povero. Lui per tutti noi sostenne il supplizio della croce,
strappandoci dal potere del Principe delle tenebre, che ci tratteneva avvinti con catene in conseguenza
del peccato del primo uomo, e riconciliandoci con Dio Padre.

[2864] O povertà beata! A chi t’ama e t’abbraccia procuri ricchezze eterne. O povertà santa! A quanti
ti possiedono e desiderano, Dio promette il regno dei cieli, ed offre in modo infallibile eterna gloria
e vita beata. O povertà pia! Te il Signore Gesù Cristo, in cui potere erano e sono il cielo e la terra,
giacché bastò un cenno della sua parola e tutte le cose furono create, si degnò abbracciare a preferenza
di ogni altra cosa. Disse egli, infatti: Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli del cielo i nidi, ma il
Figlio dell’uomo, cioè Cristo, non ha dove posare il capo; e quando lo reclinò sul suo petto, fu per
rendere l’ultimo respiro.

[2865] Se, dunque, tale e così grande Signore, scendendo nel seno della Vergine, volle apparire nel
mondo come uomo spregevole, bisognoso e povero, affinché gli uomini – che erano poverissimi e
indigenti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento celeste, – divenissero in Lui ricchi col
possesso dei reami celesti; esultate e godete molto, ripiena di enorme gaudio e di spirituale letizia.

[2866] Invero voi, che avete preferito il disprezzo del mondo agli onori, la povertà alle ricchezze
temporali, e avete affidato i vostri tesori, piuttosto che alla terra, al cielo, ove non li corrode ruggine,
non li consuma il tarlo, non li scoprono né rubano i ladri, voi riceverete abbondantissima ricompensa
nei cieli, e avete meritato degnamente di essere chiamata sorella, sposa e madre del Figlio
dell’Altissimo Padre e della gloriosa Vergine.

[2867] Certamente voi sapete, – ne sono sicurissima – che il regno dei cieli il Signore lo promette e
dona solo ai poveri, perché quando si amano le cose temporali, si perde il frutto della carità; e che
non è possibile servire a Dio e a Mammona, perché o si ama l’uno e si ha in odio l’altro, o si serve il
secondo e si disprezza il primo. E l’uomo coperto di vestiti non può pretendere di lottare con uno
ignudo, perché è più presto gettato a terra chi offre una presa all’avversario; e neppure è possibile
ambire la gloria in questo mondo e regnare poi lassù con Cristo; ed è più facile che un cammello passi
per una cruna di un ago, che un ricco salga ai reami celesti. Perciò voi avete gettato le vesti superflue,
cioè le ricchezze terrene, a fine di non soccombere neppure in un punto nella lotta e di poter entrare
nel regno dei cieli per la via stretta e la porta angusta.

[2868] È magnifico davvero e degno di ogni lode questo scambio: rifiutare i beni della terra per avere
quelli del cielo, meritarsi i celesti invece dei terreni, ricevere il cento per uno e possedere la vita beata
per l’eternità.

[2869] Per questo ho ritenuto opportuno supplicare con umili preghiere, nell’amore di Cristo, la vostra
maestà e la vostra santità, per quanto io posso, a voler perseverare con coraggio nel suo santo servizio,
progredendo di bene in meglio, di virtù in virtù, affinché Colui, al quale servite con tutto l’amore, si
degni concedervi il desiderato premio.

[2870] Vi scongiuro ancora nel Signore, come posso, di tener presenti nelle santissime vostre
preghiere me, vostra serva, sebbene inutile, e con me tutte le altre sorelle di questo monastero, che
tanto vi venerano, affinché, col soccorso di esse, possiamo meritarci la misericordia di Gesù Cristo e
insieme con voi gioire dell’eterna visione. State bene nel Signore, e pregate per me.

SECONDA LETTERA ALLA BEATA AGNESE DI PRAGA

( tra il 1234 e il 1238 )

[2871] Alla figlia del Re dei re, alla serva del Signore dei dominanti, alla sposa degnissima di Gesù
Cristo e perciò regina nobilissima Donna Agnese, Chiara, ancella inutile e indegna delle Donne
Povere, invia il suo saluto e l’augurio di vivere sempre in perfetta povertà.

[2872] Rendo grazie all’Autore della grazia, dal quale, come crediamo, viene ogni bene sommo ed
ogni dono perfetto, perché ti ha adornata di tanti riconoscimenti di virtù e ti ha illustrata con segni di
così alte perfezioni, che, fatta diligente imitatrice del Padre, in cui è ogni perfezione, meriti di divenire
a tua volta perfetta, talmente che i suoi occhi non trovino in te nessun segno di imperfezione.

[2873] E questa è la perfezione, per la quale il Re stesso ti unirà a sé nell’etereo talamo, dove siede
glorioso su un trono di stelle, che tu, stimando cosa vile la grandezza di un regno terreno e sdegnando
l’offerta di un connubio imperiale, per amore della santissima povertà, in spirito di profonda umiltà e
di ardentissima carità, ricalchi con assoluta fedeltà le orme di Colui del quale hai meritato d’essere
sposa.

[2874] Ma ti so ricca d’ogni virtù, e perciò rinuncio ad un lungo discorso e non voglio aggravarti di
troppe parole, anche se tu non troveresti nulla di superfluo in quelle parole che potrebbero arrecarti
qualche consolazione. E giacché una sola è la cosa necessaria, di essa soltanto ti scongiuro e ti avviso
per amore di Colui, al quale ti sei offerta come vittima santa e gradita.

[2875] Memore del tuo proposito, come un’altra Rachele, tieni sempre davanti agli occhi il punto di
partenza. I risultati raggiunti, conservali; ciò che fai, fallo bene; non arrestarti; ma anzi, con corso
veloce e passo leggero, con piede sicuro, che neppure alla polvere permette di ritardarne l’andare,
avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata.

[2876] E non credere, e non lasciarti sedurre da nessuno che tentasse sviarti da questo proposito o
metterti degli ostacoli su questa via, per impedirti di riportare all’Altissimo le tue promesse con quella
perfezione alla quale ti invitò lo Spirito del Signore.

[2877] Riguardo a questo, perché tu possa percorrere più sicura la strada dei divini mandati, attieniti
ai consigli del venerabile padre nostro frate Elia, ministro generale, ed anteponili ai consigli di
qualsiasi altro e ritienili più preziosi per te di qualsiasi dono.

[2878] E se qualcuno ti dice o ti suggerisce altre iniziative, che impediscano la via di perfezione che
hai abbracciata o che ti sembrino contrarie alla divina vocazione, pur portandoti con tutto il rispetto,
non seguire però il consiglio di lui, ma attaccati, vergine poverella, a Cristo povero.

[2879] Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo, e segui il suo esempio rendendoti, per amor
suo, spregevole in questo mondo. Mira, o nobilissima regina, lo Sposo tuo, il più bello tra i figli degli
uomini, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo
ripetutamente flagellato, e morente perfino tra i più struggenti dolori sulla croce. Medita e contempla
e brama di imitarlo.

[2880] Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai; se con Lui piangerai, con Lui godrai; se in compagnia
di Lui morirai sulla croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei
santi, e il tuo nome sarà scritto nel Libro della vita e diverrà famoso tra gli uomini. Perciò possederai
per tutta l’eternità e per tutti secoli la gloria del regno celeste, in luogo degli onori terreni così caduchi;
parteciperai dei beni eterni, invece che dei beni perituri e vivrai per tutti i secoli.

[2881] Addio sorella e, a causa del Signore tuo Sposo, signora carissima.

[2882] Abbi a cuore di raccomandare al Signore nelle tue devote orazioni me, assieme alle mie
sorelle, che tutte godiamo per i beni che il Signore opera in te con la sua grazia. E raccomandaci con
insistenza anche alle preghiere delle tue sorelle.

TERZA LETTERA AD AGNESE DI PRAGA.

( Inizio 1238 )

[2883] Alla signora in Cristo veneratissima e sorella degna d’amore più di tutte le creature mortali,
Agnese, germana dell’illustre Re di Boemia, ma ora soprattutto sorella e sposa del sommo Re dei
cieli, Chiara, umilissima e indegna ancella di Cristo e serva delle Donne Povere, augura salutare
gaudio nell’Autore della salvezza e quanto di meglio essa possa desiderare.

[2884] Le liete notizie del tuo benessere, del tuo stato felice e dei tuoi prosperi progressi nella corsa
che hai intrapresa per la conquista del celeste palio, mi riempiono di tanta gioia; e tanto più respiro
di esultanza nel Signore, perché so e ritengo che tu supplisci magnificamente alle imperfezioni che
sono in me e nelle altre sorelle nella nostra imitazione degli esempi di Gesù Cristo povero ed umile.

[2885] Davvero posso rallegrarmi, e nessuno potrebbe strapparmi da questa gioia, poiché ho
raggiunto quello che ho desiderato sotto il cielo, dal momento che vedo te trionfare in una maniera,
direi, terribile e incredibile, sostenuta da una prerogativa meravigliosa della sapienza che procede da
Dio medesimo, sulle astuzie dello scaltro serpente, sulla superbia, che è rovina dell’umana natura, e
sulla vanità, che rende fatui i cuori degli uomini. E ti ammiro ancora stringere a te, mediante l’umiltà,
con la forza della fede e le braccia della povertà, il tesoro incomparabile, nascosto nel campo del
mondo e dei cuori umani, col quale si compra Colui che dal nulla trasse tutte le cose.

[2886] E, per avvalermi delle parole medesime dell’Apostolo, ti stimo collaboratrice di Dio stesso e
sostegno delle membra deboli e vacillanti del suo ineffabile Corpo.

[2887] Chi potrebbe, dunque, impedirmi di rallegrarmi per sì mirabili motivi di gaudio? Gioisci,
perciò, anche tu nel Signore sempre, o carissima. Non permettere che nessun’ombra di mestizia
avvolga il tuo cuore, o signora in Cristo dilettissima, gioia degli Angeli e corona delle tue sorelle.

[2888] Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell’eternità, colloca la tua anima nello splendore
della gloria, colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza, e trasformati interamente,
per mezzo della contemplazione, nella immagine della divinità di Lui.

[2889] Allora anche tu proverai ciò che è riservato ai soli suoi amici, e gusterai la segreta dolcezza
che Dio medesimo ha riservato fin dall’inizio per coloro che lo amano. Senza concedere neppure uno
sguardo alle seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto tendono lacci ai ciechi che vi
attaccano il loro cuore, con tutta te stessa ama Colui che per amor tuo tutto si è donato.

[2890] La sua bellezza ammirano il sole e la luna; i suoi premi sono di pregio e grandezza infiniti.
Voglio dire quel Figlio dell’Altissimo, che la Vergine ha partorito, senza cessare di essere vergine.
Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale generò un Figlio tale che i cieli non lo potevano
contenere, eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo santo seno e lo portò nel suo grembo
verginale.

[2891] Chi non sdegnerebbe con orrore le insidie del nemico dell’umano genere, che facendo brillare
innanzi agli occhi il luccicore delle cose transitorie e delle glorie fallaci, tenta annientare ciò che è
più grande del cielo?

[2892] Sì perché è ormai chiaro che l’anima dell’uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature,
è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo. Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non
possono contenere il Creatore, l’anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò
soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi. È la stessa Verità che lo afferma: «Colui che
mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure lo amerò; e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra
dimora ».

[2893] A qual modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel
suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell’umiltà e povertà di Lui, puoi sempre,
senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal
quale tu e tutte le creature sono contenute, e possederai ciò che è bene più duraturo e definitivo anche
a paragone di tutti gli altri possessi transeunti di questo mondo.

[2894] Come si ingannano, molte volte, al riguardo, re e regine di questo mondo! Quand’anche
elevassero la loro superbia fino al cielo e toccassero quasi col capo le nubi, alla fine saranno dissolti
nel nulla, come spazzatura.

[2895] Passando ora al quesito che mi hai sottoposto, credo di poterti rispondere così. Tu mi domandi
quali feste il gloriosissimo Padre nostro san Francesco ci raccomandò di celebrare con particolare
solennità, pensando, se ben ho capito, che si possa in esse usare una certa maggior larghezza nella
varietà dei cibi. Nella tua prudenza certamente saprai che, salvo le deboli e le inferme, – verso le quali
ci insegnò e ci comandò di usare ogni discrezione con qualsiasi genere di cibo -, nessuna di noi, che
sia sana e robusta, dovrebbe prendere se non cibi quaresimali, tanto nei giorni feriali che nei festivi,
digiunando ogni giorno ad eccezione delle domeniche e del Natale del Signore, nei quali giorni
possiamo prendere il cibo due volte. Ed anche nei giovedì, dei periodi non di digiuno, ciascuna può
fare come le piace, cioè chi non volesse digiunare non vi è tenuta.

[2896] Ma noi, che siamo in buona salute, digiuniamo tutti i giorni, eccetto le domeniche e il Natale.
Non siamo però tenute al digiuno – così ci ha insegnato il beato Francesco in suo scritto -, durante
tutto il tempo pasquale e nelle feste della Madonna e dei santi Apostoli, a meno che cadessero il
venerdì. Ma, come ho detto sopra, noi che siamo sane e robuste, consumiamo sempre cibi quaresimali.

[2897] Siccome però, non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito, anzi
siamo piuttosto fragili e inclini ad ogni debolezza corporale, ti prego e ti supplico nel Signore, o
carissima, di moderarti con saggia discrezione nell’austerità, quasi esagerata e impossibile, nella quale
ho saputo che ti sei avviata, affinché, vivendo, la tua vita sia lode del Signore, e tu renda al Signore,
un culto spirituale ed il tuo sacrificio sia sempre condito col sale della prudenza.

[2898] Ti auguro di stare sempre bene nel Signore, con la premura con la quale lo potrei augurare a
me stessa. Raccomanda me e le mie sorelle nelle tue sante orazioni.

QUARTA LETTERA ALLA BEATA AGNESE DI PRAGA

( tra il febbraio e i primi di agosto 1253 )

[2899] A colei che è la metà dell’anima sua e santuario di un singolare e cordialissimo amore,
all’illustre regina, sposa dell’Agnello e Re eterno, a Donna Agnese, madre sua carissima e figlia tra le
altre la più amata, Chiara, serva indegna di Cristo ed ancella inutile delle serve del Signore dimoranti
nel monastero di San Damiano in Assisi, invia il suo saluto e l’augurio di poter sciogliere un cantico
nuovo, in compagnia delle altre santissime vergini, davanti al trono di Dio e dell’Agnello e di
accompagnare l’Agnello ovunque vada.

[2900] O madre e figlia, sposa del Re di tutti i secoli, non stupirti se non ti ho scritto di frequente
come l’anima tua e la mia parimenti desiderano e bramano, e non credere assolutamente che l’incendio
dell’amore verso di te sia divenuto meno ardente e dolce nel cuore della tua madre. Il solo ostacolo
alla nostra corrispondenza è stato la scarsità dei messaggeri e l’insicurezza delle strade. Ma oggi, che
si presenta l’occasione di scrivere alla tua carità, ecco mi rallegro con te e con te gioisco nel gaudio
dello Spirito, o sposa di Cristo, poiché, come quell’altra santissima vergine Agnese, tu, slacciandoti
da tutte le ricchezze e vanità del mondo, ti sei meravigliosamente unita in sposa all’Agnello
immacolato, che toglie i peccati del mondo.

[2901 Te veramente felice! Ti è concesso di godere di questo sacro convito, per poter aderire con
tutte le fibre del tuo cuore a Colui, la cui bellezza è l’ammirazione instancabile delle beate schiere del
cielo. L’amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma. La soavità di lui
pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce nella memoria. Al suo profumo i morti risorgono e la
gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della Gerusalemme celeste.

[2902] E poiché questa visione di lui è splendore dell’eterna gloria, chiarore della luce perenne e
specchio senza macchia, ogni giorno porta l’anima tua, o regina, sposa di Gesù Cristo, in questo
specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all’interno e
all’esterno, vestita e circondata di varietà, e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di tutte le virtù,
come conviene a te, figlia e sposa carissima del sommo Re.

[2903] In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità; e questo
tu potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio.

[2904] Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe avvolto in poveri pannicelli. O
mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra, è adagiato
in una mangiatoia! Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la santa
povertà, le fatiche e le pene senza numero ch’ Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E,
in basso, contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire
della morte più infamante. Perciò è lo stesso specchio che, dall’alto del legno della croce, rivolge ai
passanti la sua voce perché si fermino a meditare: O voi tutti, che sulla strada passate, fermatevi a
vedere se esiste un dolore simile al mio; e rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una voce
e con un solo cuore: Non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l’anima mia.

[2905] Làsciati, dunque, o regina sposa del celeste Re, bruciare sempre più fortemente da questo
ardore di carità!

[2906] Contempla ancora le indicibili sue delizie, le ricchezze e gli onori eterni, e grida con tutto
l’ardore del tuo desiderio e del tuo amore: Attirami a te, o celeste Sposo! Dietro a te correremo attratti
dalla dolcezza del tuo profumo. Correrò, senza stancarmi mai, finché tu mi introduca nella tua cella
inebriante. Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo e la tua destra mi abbraccerà deliziosamente
e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca.

[2907] Stando in questa contemplazione, abbi memoria della tua madre poverella, ben sapendo che
io porto il tuo caro ricordo inseparabilmente impresso nel profondo del mio cuore, perché tu sei per
me la più cara di tutte.

[2908] Che cosa potrei ancora dirti? E meglio che la parola umana rinunci qui ad esprimerti il mio
affetto per te; solo I’anima, nel suo linguaggio silenzioso, riuscirebbe a fartelo sentire. E poiché, o
figlia benedetta, la mia lingua è del tutto impotente ad esprimerti meglio l’amore che ti porto; queste
poche cose che ti ho scritto in modo così imperfetto, quasi dimezzando il pensiero, sono tutto quanto
ho potuto dirti.

[2909] Ti prego però, che tu voglia ugualmente accogliere queste mie parole con benevolenza e
devozione, ascoltando in esse soprattutto l’affetto materno di cui sono ripiena, in ardore di carità verso
di te e delle tue figlie ogni giorno; e ad esse raccomanda assai in Cristo me e le mie figlie. Queste
stesse mie figlie poi, in particolare la vergine prudentissima Agnese, sorella nostra, si raccomandano
vivamente nel Signore a te e alle tue figlie.

[2910] Addio, figlia mia carissima, a te e alle tue figlie, fino al trono della gloria del gran Re, e pregate
per noi.

[2911] Con tutta la premura e l’amore che posso raccomando finalmente alla tua carità i latori della
presente lettera, i nostri carissimi frate Amato, caro a Dio e agli uomini, e frate Bonagura. Amen.

LETTERA A ERMENTRUDE

[2912] A Ermentrude, sorella carissima, Chiara d’Assisi, umile ancella di Gesù Cristo, augura salute
e pace.

[2913] Ho appreso, sorella carissima, che, con l’aiuto della grazia del Signore, sei fuggita dal fango
di questo mondo; ne provo grande allegrezza e mi congratulo con te; e ancor più grande è la mia gioia
perché so che tu e le tue figlie con coraggio camminate nella via della virtù.

[2914] Rimani, dunque, o carissima, fedele fino alla morte a Colui, al quale ti sei legata per sempre.
E certamente sarai da Lui coronata con la corona della vita. Il tempo della fatica quaggiù è breve, ma
la ricompensa è eterna. Non ti abbaglino gli splendori del mondo, che passa come ombra. Non ti
sorprendano le vuote immagini di questo mondo ingannatore; chiudi le tue orecchie ai sibili
dell’inferno e spezza da forte le sue tentazioni. Sostieni di buona voglia le avversità, e la superbia non
gonfi il tuo cuore nelle cose prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle la richiedono.

[2915] Rendi fedelmente a Dio quello che hai promesso con voto, ed Egli ti darà la ricompensa. Alza
i tuoi occhi al cielo, o carissima, poiché è un invito per noi, e prendi la croce e segui Cristo che ci
precede. Poiché dopo molte e varie tribolazioni, è Lui che ci introdurrà nella sua gloria. Ama con
tutto il cuore Dio, e Gesù, suo Figlio crocifisso per noi peccatori, e non cada mai dalla tua mente il
ricordo di Lui. Medita senza stancarti il mistero della croce e i dolori della Madre ritta ai piedi della
croce.

[2916] Sii sempre attenta e vigile nella preghiera. Porta alla sua consumazione il bene che hai
incominciato, e adempi il mistero che hai abbracciato in santa povertà e in umiltà sincera.

[2917] Non temere, o figlia: Dio che è fedele in tutta le sua promesse e santo nelle sue opere, effonderà
su di te e su tutte le tue figlie la benedizione copiosa. Egli sarà il vostro aiuto, il vostro insuperabile
conforto, come è il nostro Redentore e la nostra eterna ricompensa.

[2918] Preghiamo Dio l’una per l’altra, e così, portando il giogo della carità vicendevole, con facilità
adempiremo la legge di Cristo. Amen

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